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Le spese per la ristrutturazione della casa vanno restituite all'ex compagno
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Le spese per la ristrutturazione della casa vanno restituite all'ex compagno

Fine della convivenza, le somme corrisposte per la ristrutturazione dell'immobile vanno restituite

Avv. Leonarda Colucci 

L'ex convivente è tenuto alla restituzione delle somme corrisposte dal suo compagno destinate alla ristrutturazione dell'immobile di proprietà.

Due conviventi more uxorio ( convivenza non matrimoniale) pongono la parola fine ad un rapporto durato circa quindici anni, ed uno dei due cita in giudizio l'altro esponendo di aver convissuto con la sua compagna a lungo e di aver corrisposto a questa ingenti somme di denaro destinate alla ristrutturazione di un immobile e dimostrando di aver sborsato una somma piuttosto consistente ne chiede la restituzione.

Una volta instaurato il giudizio la compagna respinge le richieste dell'ex convivente, sostenendo che le prestazioni economiche da questi effettuate, in costanza del loro rapporto, dovevano ritenersi destinate al soddisfacimento di esigenze comuni di vita ed in quanto tali dovevano considerarsi come obbligazioni naturali non ripetibili.

Ma i fatti di causa e le prove addotte dal compagno dimostrano che la partecipazione dell'attore alle spese non si limitava solo al soddisfacimento delle comuni esigenze di vita ( pagamento bollette, spese condominiali, etc), ma si materializzava anche nell'elargizione di ingenti somme di denaro mensili ( effettuate tramite bonifico bancario) destinate al pagamento del mutuo contratto per l'acquisto dell'immobile intestato alla sua ex compagna, ed al pagamento di spese destinate alla ristrutturazione della casa ( rifacimento degli impianti, acquisto di mobili, e così via).

Preso atto dei fatti di causa, opportunamente provati soprattutto dall'attore ( ex convivente), la sentenza del Tribunale di Treviso , riportandosi all'orientamento tracciato dalla giurisprudenza di legittimità, coglie l'occasione per sottolineare alcuni aspetti riguardanti la convivenza more uxorio precisando che “le unioni di fatto, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell'ambito di un legame matrimoniale e assumono rilievo ai sensi dell'art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell'altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale.

Ne consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio” effettuate nel corso del rapporto configurano una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità ed adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente “ ( Cass. Civ. 11330/2009)

Muovendo da tale presupposto, quindi, la sentenza del Tribunale di Treviso valutate le ingenti somme corrisposte dall'attore nei confronti della ex convivente utilizzate per la ristrutturazione dell'appartamento acquistato da quest'ultimo, ha ritenuto che tale rilevante partecipazione economica superi il criterio di proporzionalità ed adeguatezza che caratterizza l'obbligazione naturale disciplinata dall'art. 2034 c.c. norma che così recita “Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali (1), salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace.

I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione [c.c. 2231] ma esclude la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato [c.c. 1933, 2036], non producono altri effetti [c.c. 1246, n. 5].”

Questo in altri termini vuol dire che se da un lato non sono ripetibili le somme corrisposte all'ex convivente more uxorio adempiendo obblighi di natura morale e di rilevanza sociale che sorgono nell'ambito di un rapporto di convivenza stabile e duraturo, d'altra parte lo stesso non può dirsi per la corresponsione di somme ingenti, destinate alla ristrutturazione dell'immobile, che abbiano determinato un indebito arricchimento del convivente che ne ha beneficiato.

Proprio tali esborsi, come rileva la sentenza appena commentata, “non possono considerarsi come contributo alla vita comune, dal momento che si tratta di opere destinate a migliorare ed incrementare il valore di un bene di proprietà e non appaiano strumentali alle concrete esigenze quotidiane della coppia”.

Tale valutazione ha determinato come effetto la condanna della ex convivente alla restituzione delle somme generosamente a lei corrisposte dal suo compagno e destinate alla ristrutturazione dell'immobile di proprietà della prima.

=> Separazione e successione nel contratto di locazione

=> Il coniuge economicamente più forte deve pagare le rate del mutuo

Scarica Tribunale di Treviso - Sezione civile - Sentenza 3 febbraio 2015 n. 258

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