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L'amministratore può farsi pagare il corso di aggiornamento?
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L'amministratore può farsi pagare il corso di aggiornamento?

Corsi aggiornamento amministratore condominiale e costi ripartiti tra i condòmini

Avv. Alessandro Gallucci  

«Nel condominio in cui vivo, tra le spese generali indicate nel preventivo di gestione in discussione alla prossimo assemblea, ho notato che l'amministratore condominiale ha inserito il costo del corso di aggiornamento.

È legittimo tutto ciò? Se l'assemblea dovesse approvare, sarei tenuto a pagare?

Specifico che l'amministratore è uno dei condòmini e che questo gestisce solamente quest'edificio.»

Amministratori condominiali e obblighi di aggiornamento

L'art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del codice civile specifica che per assumere incarichi di gestione degli edifici in condominio è necessario svolgere attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.

Lo svolgimento di tale attività si sostanzia nella frequentazione di corsi di aggiornamento.

Il decreto ministeriale n. 140 del 13 agosto 2014 - Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità per la formazione degli amministratori di condominio nonché dei corsi di formazione per gli amministratori condominiali - specifica chi e come può tenere questi corsi, nonché ogni quanto tempo debbono essere frequentati.

Per quanto qui c'interessa, è utile specificare che:

- la cadenza dell'obbligo di formazione periodica è annuale;

- il corso di formazione periodica deve avere una durata minima di quindici ore;

- l'amministratore deve seguire e superare il corso;

- il superamento del corso è attestato dal responsabile scientifico dello stesso.

La cadenza annuale si calcola a far data dall'entrata in vigore del decreto ministeriale (Trib. Padova 24 marzo 2017, n. 818) e non tenendo in considerazione l'anno corrente.

Sono esonerati dall'obbligo di aggiornamento e quindi dell'obbligo di frequenza e superamento dei corsi di formazione periodica gli amministratori scelti tra i condòmini dello stabile (art. 71-bis, secondo comma, disp. att. c.c.).

Insomma l'amministratore interno non è tenuto ad aggiornarsi.

Da non perdere: L'amministratore di condominio che non si aggiorna rischia il suo mandato

Natura personale dell'obbligo e riflessi sulla gestione dell'edificio

L'obbligo di formazione iniziale e quello di formazione periodica ha natura personale. Tale conclusione la si trare anche leggendo le norme che consentono la gestione condominiale a società di persone e di capitali, rispetto alle quali, tuttavia, i requisiti di formazione (e non solo) «devono essere posseduti dai soci illimitatamente responsabili, dagli amministratori e dai dipendenti incaricati di svolgere le funzioni di amministrazione dei condominii a favore dei quali la società presta i servizi».

Come dire: se il condominio è amministrato da una società in accomandita semplice, i soci accomandatari devono essere in possesso dei requisiti di legge. Se si tratta di una s.r.l. tali requisiti devono essere posseduti dagli amministratori.

Che cosa succede se viene nominato amministratore una persona che non ha seguito i corsi di aggiornamento, ovvero una società i cui responsabili - come sopra individuati - non sono in regola con gli obblighi formativi?

Per il Tribunale di Padova «è pacifico in giurisprudenza che la mancanza di frequentazione del corso rende illegittima la nomina di amministratore di Condominio nel senso che l'amministratore non potrà assumere incarichi per l'anno successivo e che la sua nomina sarebbe nulla» (Trib. Padova 24 marzo 2017, n. 818).

Si badi: natura personale dell'obbligo sta a significare che il requisito dev'essere posseduto da chi amministra quale requisito per l'assunzione dell'incarico. Non si tratta di una qualità del condominio avere un amministratore in regola con i requisiti di legge.

Ciò vuol dire che gli oneri economici derivanti dalla necessaria frequenza del corso di aggiornamento devono essere sopportati dall'amministratore personalmente. Come per qualunque altra professione.

L'incidenza di tale onere può sicuramente essere considerata ai fini della richiesta economica perla gestione della compagine, ma non può certamente essere addebitata come se si trattasse d'un costo di gestione dell'edificio.

Delibere di ripartizione del costo del corso di aggiornamento, invalidità e conseguenze

Come per il premio dovuto in relazione all'assicurazione professionale, il costo per la frequenza dei corsi di aggiornamento non è inseribile nel preventivo di gestione dell'edificio, ovvero nel rendiconto, quasi si trattasse di una voce di costo delle parti comuni.

L'assemblea ha il potere di decidere spese ed interventi o comunque azioni afferenti alle parti comuni dell'edificio e più in generale ha potere di decisione in merito a questioni d'interesse condominiale.

La spesa per il corso di aggiornamento che l'amministratore deve frequentare per svolgere la propria attività non rientra nel novero dei costi che l'assise condominiale può decidere di disporre ovvero ratificare.

Da ciò ne discende che la deliberazione che dovesse così decidere sarebbe da considerarsi radicalmente nulla, come tale impugnabile in qualunque momento.

Anche se, come nel caso sottopostoci, si tratta di così detto amministratore interno? Sì, la qualità di condòmino non incide sulla illegittimità della spesa?

E se i condòmini all'unanimità (cioè tutti i condòmini non solo tutti i condòmini presenti) decidessero di sopportare quel costo? Potrebbero farlo? Certamente, ma quella decisione vedrebbe l'assemblea quale mero luogo di assunzione di una decisione che andrebbe considerato alla stregua di un accollo di un costo in capo ai singoli pro-quota e non al condominio.

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Carlo Bettinelli
Carlo Bettinelli giovedì 01 febbraio 2018 alle ore 17:59

Spalmare la spesa di aggiornamento di amministratore su tutti i condomini amministrati, non vedo cosa ci sia di strano, essere aggiornati serve più di tutto a tutti i condomini, è sempre una garanzia in più che si da

Biagio
Biagio giovedì 01 febbraio 2018 alle ore 21:09

Aver superato il corso e come avere una laurea. Il titolo è di proprietà personale e non cedibile. I condomini dovrebbero essere uniti e più attenti a queste cose. Cosa vogliono ancora gli amministratori?

Carlo Bettinelli
Carlo Bettinelli venerdì 02 febbraio 2018 alle ore 10:33

c'è modo e modo di amministrare, se tutto si base al risparmio e bene che ogni piccolo o grande condominio si amministri da solo, con persone interne allo stesso condominio, poi quando nascono problemi corrono alle vie legali e non guardano le 3 o 5 €., che ogni condomino a risparmiato in un anno, ma a costi e perdita di tempo, ben più noti hai più

Elio
Elio martedì 06 febbraio 2018 alle ore 00:56

A mio parere la spesa per l’aggiornamento annuali obbligatorio con legge 140 non va assolutamente ripartito nei confronti della compagine condominiale. È un attestato con nome e cognome e certifica che quel professionista è stato formato, ha eseguito regolarmente l’esame e quindi può amministrare nella correttezza e in linea con le leggi vigenti, ormai le hanno fatte; qual’è il motivo di rimetterle a bilancio? È assurdo. Se l’amministratore non si fa pagare è un problema suo.

Elio
Elio martedì 06 febbraio 2018 alle ore 01:02

Tra l’altro ripensandoci agli amministratori interni è stata data carta bianca, nessun obbligo di aggiornamento ammeno che non sia un professionista iscritto e che esegua la professione anche in altri fabbricati. È tutto molto chiaro. A me sembra che vi divertiate a mischiare le carte e a dare interpretazioni fiabesche. Leggete bene la Legge 140 per favore.

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