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E se dolosamente nego di aver delegato una persona per farla apparire disonesta in assemblea?

Il caso di un condomino che ha fatto pervenire una delega ad un ingegnere e poi ha smentito di averlo delegato
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

La condotta tipica del delitto di diffamazione ricorre ogniqualvolta venga offesa la reputazione di una determinata persona, in assenza della vittima, con qualsiasi mezzo idoneo comunicando con più persone. Ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo è sufficiente il dolo generico, che può anche assumere la forma del dolo eventuale, e che comunque implica l'uso consapevole di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive.

In altre parole il dolo si identifica con la volontà libera e cosciente di diffondere notizie od informazioni con la consapevolezza della loro attitudine a ledere l'altrui reputazione.

Naturalmente la diffamazione riguarda molto spesso anche il mondo condominiale. E frequentemente tale reato viene commesso attraverso l'uso della posta elettronica.

Del resto, anche in caso di PEC, come in caso di inoltro della comunicazione per posta ordinaria, è possibile ritenere la sussistenza del requisito oggettivo, ai fini della configurabilità del reato di diffamazione, della "comunicazione con più persone" anche nella ipotesi di diretta ed esclusiva destinazione del messaggio diffamatorio, inviato tramite posta elettronica, ad una sola persona determinata.

Il principio è stato recentemente ribadito dal Tribunale di Firenze nella sentenza del 6 giugno 2022 n. 1712.

Delega disconosciuta, condotta diffamatoria e risarcimento danni: la vicenda

Un condomino, non avendo la possibilità di presenziare personalmente, aveva delegato un ingegnere, trasmettendo la delega "a mezzo Whatsapp"; il delegato presenziava all'assemblea consegnando la delega nelle mani dell'amministratore.

Successivamente, però, l'ingegnere riceveva copia del verbale da cui emergeva che il delegante smentiva categoricamente di averlo delegato. Il condominio aveva inviato una mail all'amministratore in cui sosteneva che la delega era falsa, mentre nel verbale si faceva presente che l'ingegnere (non condomino) aveva presenziato alla riunione assembleare senza averne titolo. Lo stesso ingegnere chiedeva spiegazioni al delegante, pretendendo una rettifica "di quanto mendacemente affermato" nella mail, ma senza ottenere alcuna risposta; in mancanza di riscontri, sporgeva denuncia querela nei confronti del condomino e dell'amministratore (ipotizzando la commissione del reato di cui all'art. 595 c.p.) e poi citava gli stessi avanti al Tribunale (civile) per sentirli condannare al risarcimento del danno subito per effetto della condotta diffamatoria dichiaratamente perpetrata nei suoi confronti. Per questioni processuali la causa proseguiva solo nei confronti del condomino delegante.

L'attore (cioè l'ingegnere) deduceva di aver subito un danno alla propria reputazione per effetto della condotta diffamatoria posta in essere nei suoi confronti dal convenuto.

L'esistenza della condotta diffamatoria

Secondo il Tribunale il comportamento del delegante è stato diffamatorio. Il convenuto infatti ha ammesso di aver conferito la delega all'ingegnere perché lo rappresentasse nell'assemblea condominiale.

Di conseguenza - ad avviso dello stesso giudice - la mail inviata dal convenuto all'amministratore, contenente una dichiarazione non corrispondente al vero, di fatto mirava a far apparire l'ingegnere come persona che in assemblea aveva speso falsamente una delega mai conferitagli, con il preciso obbiettivo di ledere la sua reputazione, la sua credibilità, serietà, onestà ed affidabilità.

L'offesa percepita da più persone

L'illecito diffamatorio richiede che l'offesa sia percepita da più persone. Tuttavia il condomino ha inviato una mail diffamatoria solo all'amministratore. Come sottolinea il Tribunale, però, ai fini della configurabilità del reato di diffamazione, il requisito della "comunicazione con più persone" ricorre anche nell'ipotesi di diretta ed esclusiva destinazione del messaggio diffamatorio a una sola persona determinata, quando colui che ha spedito la mail sia consapevole, per il mezzo utilizzato, che il messaggio verrà comunicato ad almeno un altro soggetto o, quantomeno, tale conoscenza sia prevedibile secondo l'ordinaria diligenza (Cass. pen., sez. V, 23/10/2020, n. 34831).

Per il Tribunale era prevedibile che la dichiarazione diffamatoria contenuta nella mail del condomino fosse portata dall'amministratore a conoscenza dei condomini, non solo perché si trattava di un fatto molto grave, ma anche e soprattutto perché la circostanza rappresentata in quella mail era destinata necessariamente ad incidere sul contenuto del verbale dell'assemblea.

Il risarcimento dei danni subiti dal diffamato

Il Tribunale ha condannato il convenuto a corrispondere all'attore, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale (danno morale e danno all'immagine), una determinata somma. Ai fini della liquidazione, è noto che il danno morale, non potendo essere provato e, comunque, quantificato nel suo preciso ammontare, deve essere determinato equitativamente dal giudice, avendo riguardo alla gravità del fatto illecito, all'intensità delle sofferenze patite dall'offeso ed a tutti gli elementi peculiari del caso concreto.

Sentenza
Scarica Trib. Firenze 6 giugno 2022 n. 1712

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