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È legittima l'ordinanza sindacale contro la movida

Non c'è disparità di trattamento rispetto ai locali gestiti in luoghi limitrofi se gli accertamenti dell'Arpa attestano che i rumori sono localizzati in un certo posto
Avv. Mariano Acquaviva Avv. Mariano Acquaviva 

Il Tar Lombardia - Milano, con la sentenza n. 2035 pubblicata il 21 settembre 2022, ha stabilito che è legittima l'ordinanza con cui il sindaco vieta la movida nelle ore notturne. Va quindi rigettato il ricorso che ritiene discriminatoria la misura rispetto ai locali che si trovano in zone limitrofe e che sfuggono all'ordinanza restrittiva delle attività commerciali: l'Arpa, a seguito di numerosi sopralluoghi, ha infatti delimitato l'area che danneggiava la quiete residenziale proprio nei luoghi colpiti dalla misura sindacale, emessa in ragione di alcune sentenze del Tar che ordinavano all'amministrazione comunale di intervenire per tutelare i diritti dei residenti resi dalle intollerabili immissioni acustiche.

L'ordinanza oggetto di impugnazione veniva quindi emanata in ottemperanza a tali giudizi e in ossequio a quanto disposto dal comma settimo dell'art. 50 del Testo unico degli enti locali, secondo cui «Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell'ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d'intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l'espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti».

Tanto specificato, vediamo più nel dettaglio quali sono state le ragioni che hanno spinto gli esercenti a impugnare l'ordinanza sindacale contro la movida.

Ordinanza sindacale: i motivi dell'impugnazione

Il ricorso al Tar contro l'ordinanza sindacale che vietava la movida era affidato sostanzialmente a due ragioni:

  • l'annullamento di una delle sentenze che ordinavano all'amministrazione comunale di provvedere a tutelare la tranquillità dei residenti;
  • l'irragionevolezza del provvedimento, che non avrebbe tenuto in adeguata considerazioni gli interessi degli esercizi commerciali e avrebbe creato una discriminazione

Il giudizio di ottemperanza

Per comprendere le doglianze del ricorrente va necessariamente spiegato che l'ordinanza impugnata è il frutto di una stratificazione di sentenze del giudice amministrativo e nasce da un giudizio contro il silenzio-inadempimento.

Con una prima sentenza del 2019, infatti, il Tar accertava l'illegittimità dell'inerzia dell'amministrazione, ordinando al Comune di Milano di assumere provvedimenti atti a fronteggiare i fenomeni di inquinamento acustico derivanti dagli avventori degli esercizi commerciali e in generale dalla "movida".

Ciò in accoglimento del ricorso avverso il silenzio del Comune a fronte dell'istanza di adozione dei suddetti provvedimenti presentata dai residenti di un condominio.

Il Comune, quindi, disponeva una serie di azioni volte al contenimento dei rumori, invitando gli esercizi commerciali ad assumere presidi e misure atte a minimizzare gli impatti della propria attività commerciale.

A seguito del ricorso in ottemperanza presentato dal sopracitato condominio, il Tar, con sentenza del 2020 (successivamente annullata, come si dirà), accertava che le misure adottate non ottemperavano alla sentenza del 2019 e, di conseguenza, ordinava al Comune di provvedere all'assunzione dei provvedimenti necessari a ricondurre le immissioni sonore entro i limiti massimi consentiti.

Quindi, il Comune, con nuova ordinanza sindacale del novembre 2020, disponeva, nei confronti di tutte le tipologie di esercizi pubblici siti nell'area oggetto del contenzioso, una serie di restrizioni, tra cui il divieto della vendita e somministrazione per asporto di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione dalle ore 00.00 alle ore 06.00, nelle notti tra il venerdì e sabato e tra il sabato e la domenica ovvero nelle giornate prefestive e festive, rimanendo, invece consentita, nel rispetto delle misure di sicurezza vigenti, la consumazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione all'interno dei pubblici esercizi in sede fissa.

Anche questo provvedimento è stato contestato dal condominio mediante ricorso che il Tar ha accolto con una sentenza del 2021.

In conseguenza di tale accoglimento, l'amministrazione ha adottato l'ordinanza oggetto della sentenza in commento.

Comune condannato per non aver adottato un servizio di vigilanza contro la movida notturna

La legittimità dell'ordinanza sindacale contro la movida

Fatta questa necessaria premessa, il Tar Lombardia - Milano, con la sentenza n. 2035/2022 in commento, ha ritenuto legittima l'ordinanza sindacale anti-movida, rigettando il ricorso.

L'annullamento della sentenza del 2020 (disposto in sede di opposizione di terzo) non ha infatti travolto il giudizio di ottemperanza volto a dare esecuzione alla precedente sentenza del 2019 pronunciata sull'inerzia dell'amministrazione a fronte dell'istanza presentata dal condominio.

Il giudizio è proseguito attraverso la sentenza del 2021, che ha accertato la nullità di un nuovo provvedimento dell'amministrazione; quest'ultima sentenza non è legata da un nesso di stretta dipendenza alla sentenza annullata, ma, piuttosto, alla sentenza del 2019, passata in giudicato, di cui si deve garantire l'ottemperanza, nel rispetto degli spazi di discrezionalità ancora riservati all'amministrazione.

Insomma: l'annullamento della precedente sentenza non intacca il provvedimento comunale emesso a seguito di giudizio di ottemperanza, atteso che il giudizio di ottemperanza mira alla «puntuale verifica da parte del giudice dell'esatto adempimento da parte dell'amministrazione dell'obbligo di conformarsi al giudicato per far conseguire all'interessato l'utilità o il bene della vita riconosciutogli in sede di cognizione» (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. V, 12 marzo 2020, n. 1769).

Ne discende che le regole fissate, a fini di prospettica conformazione, in sede di cognizione, quand'anche aventi carattere elastico, condizionato o incompleto, possono essere integrate nel giudizio di ottemperanza (nella logica di un giudicato c.d. a formazione progressiva, che fa del relativo giudizio un peculiare misto di attività cognitoria ed esecutiva), allorché il loro ulteriore svolgimento sia desumibile, nei suoi tratti essenziali, dalla sentenza da portare ad esecuzione, solo entro questi limiti essendo predicabile una sorta di "cognizione esecutiva" (Cons. Stato, sez. V, 2 aprile 2020, n. 2225).

Infondata è anche la censura riguardante la presunta "irragionevolezza" dell'ordinanza comunale, la quale avrebbe discriminato alcuni locali a discapito di altri che si trovano a poca distanza.

La sentenza in commenta precisa infatti come l'ordinanza impugnata sia intervenuta chirurgicamente a limitare la movida solamente nei luoghi in cui l'inquinamento acustico era stato rilevato, in modo oggettivo, dall'Arpa.

Pertanto, l'ordinanza sindacale contro la movida non è viziata ed è pienamente legittima.

Scarica Tar Milano 21 settembre 2022 n. 2035

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