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È impugnabile una delibera condominiale per conflitto di interessi di uno dei condomini?

Con la disamina dell'ordinanza, la suprema corte approfondisce l'aspetto del conflitto di interessi in condominio
Avv. Nicola Frivoli Avv. Nicola Frivoli 

Con ordinanza emessa in data 22 giugno 2022, n. 20126, la Corte di Cassazione, Sezione II, si è pronunciata su tre motivi di censura rinvenienti da impugnativa a delibera condominiale intentata da un condomino nei confronti di un Condominio e lo conveniva innanzi al Tribunale di Venezia, sostenendo che la delibera impugnata difettava delle maggioranze prescritte dalla legge per l'approvazione dei lavori su parti comuni dell'edificio, che interessavano anche un magazzino di proprietà esclusiva di alcuni condomini, in conflitto di interessi e tali voti non erano stati conteggiati; altro motivo di impugnativa afferiva un vizio di delega e che nulla era dovuto dal condomino in forza del prospetto riassuntivo della contabilità inviato allo stesso.

Il giudice di prime cure, rigettava l'impugnativa, con sentenza n. 2659/2014, depositata il 14.12.2014.

Avverso tale pronuncia l'appellante-condomino proponeva gravame innanzi alla Corte d'Appello di Venezia, Anche il giudice di appello territorialmente competente rigettava l'impugnativa con sentenza del 26.10.2016, n. 2433.

Va precisato, altresì, che la Corte d'appello riteneva infondato il gravame proposto dall'appellante, confermando in toto la sentenza di prime cure, ponendo a fondamento del proprio convincimento:

a) considerava la delega valida;

b) considerava la non ricorrenza del paventato conflitto di interessi, perché i lavori avevano ad oggetto parti comuni dell'edificio, benché adiacenti alla proprietà del singolo condomino, per lavori statici, altresì necessari, per la stabilità dell'edificio;

c) i detti lavori, tra l'altro, erano stati analiticamente precisati nel rendiconto preventivo e consuntivo ala voce "gestione straordinaria", e non era stata all'appellante addebitata alcuna somma non dovuta.

Avverso la decisione del giudice del gravame, il ricorrente-condomino proponeva ricorso in cassazione adducendo tre motivi. Resisteva il Condominio con controricorso.

I motivi del ricorso

Il primo motivo. Il ricorrente denunciava, a sensi dell'art. 360, primo comma, n. 1 e 5, c.p.c., la violazione degli artt. 2373 e 2377 c.c. (applicati in via analogica), nonché dell'art. 1136, quarto comma, c.c. e il difetto di motivazione in ordine a un punto deciso della controversia.

Sul punto il ricorrente deduceva che la Corte d'Appello avrebbe disatteso l'impugnativa della delibera condominiale che aveva disposto i lavori di manutenzione straordinaria, nonostante mancasse il quorum previsto, non dovendo essere conteggiati i voti del proprietario ed utilizzatore di un magazzino, per ricorrenza di un conflitto di interessi.

La valutazione dell'esistenza del conflitto di interessi.

La Suprema Corte, con l'analisi del primo punto di ricorso, ha evidenziato l'importanza del quorum deliberativo, nonché l'incidenza del conflitto di interessi nella decisione presa con l'atto collettivo.

Le maggioranze necessarie per approvare le delibere condominiali sono inderogabili e previste per legge, in rapporto a tutti i partecipanti e al valore dell'intero edificio, sia con riferimento al quorum costitutivo, sia ai fini del quorum deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interessi con il condominio, i quali possono (e non debbono) astenersi nell'esercitare il diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di ricorrere all'autorità giudiziaria in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio (Cass. civ. sez. VI-II, ord. 25 gennaio 2018, n. 1849; Cass. civ. sez. VI-II, ord. 25 gennaio 2018, n. 1853).

Sicché, va precisato che soltanto se risulti dimostrata una sicura divergenza tra interesse istituzionale del condominio e specifiche ragioni personali di determinati singoli partecipanti -i quali non si siano astenuti ed abbiano perciò concorso con il loro voto a formare la maggioranza assembleare - la deliberazione approvata sarà invalida.

L'invalidità della deliberazione condominiale discende, quindi, non solo dalla verifica del voto determinante dei condomini aventi un interesse in conflitto con quello del condominio (e che perciò abbia abusato del dritto di voto in assemblea), ma altresì della dannosità, sia pur soltanto potenziale, della stessa delibera.

Quando ricorrerebbe il vizio di conflitto di interessi?

Il vizio della deliberazione approvata con il voto decisivo dei condomini in conflitto, ricorre in particolare quando la stessa sia diretta al soddisfacimento di interessi extra-condominiali ovvero alle esigenze lesive dell'interesse condominiale all'utilizzazione, al godimento e alla gestione delle parti comuni dell'edificio.

Ne consegue che il conflitto di interessi rilevante non si sostanzia nella titolarità, in capo ad un condomino, di un interesse personale in concorso come quello comune, bensì solo nella presenza di un interesse che sia in grado di pregiudicare, se realizzato, l'interesse collettivo, ove sia dimostrata in concreto una sicura divergenza tra le specifiche ragioni personali e un parimenti specifico interesse contrario del condominio (Cass civ. sez. VI-II, ord. 13 novembre 2020, n. 25680; Cass. civ. sez. II, ord. 12 maggio 2020, n. 8774).

Valutazioni di legittimità della Suprema Corte.

Però non va sottaciuto che il sindacato del giudice sulle delibere condominiali deve pur sempre limitarsi al riscontro della legittimità di esse e non può estendersi alla valutazione del merito, ovvero dell'opportunità, e al controllo del potere discrezionale che l'assemblea esercita quale organo sovrano della volontà dei partecipanti (Cass. civ. sez. II, sent. 20 giugno 2012, n. 2012).

Dunque, la Cassazione ha condiviso sul punto la decisione della Corte territoriale, secondo cui il paventato conflitto di interessi fosse inesistente, perché i lavori straordinari erano stati deliberati per problemi statici dell'edificio condominiale e che i lavori corrispondevano ai quelli analiticamente indicati nel rendiconto preventivo e consuntivo.

Perciò, l'invocato riesame del merito richiesto dal ricorrente è precluso in sede di legittimità ed a riguardo l'orientamento degli ermellini è consolidato. In altri termini, ove le censure proposte che mirino a sollecitare una rivisitazione degli elementi acquisiti agli atti, detta rivalutazione non è consentita alla Corte di Cassazione, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di controllare la correttezza giuridica e la coerenza logico-formale delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, cui sono affidate in via esclusiva l'individuazione delle fonti del proprio convincimento (vedi Cass. civ. Sez. I, sent., 20 settembre 2021, n. 25338; Cass. civ. Sez. I, ord. 13 gennaio 2020, n. 331).

Alla luce di quanto argomentato, è del tutto infondato il primo motivo di cesura, non emergendo alcuna omissione dell'esame di un fatto storico decisivo oggetto di decisione da parte della Corte d'appello di Venezia.

Il secondo motivo

Il ricorrente prospettava con tale motivo, sensi dell'art. 360, primo comma, nn. 1 e 5, c.p.c., la violazione dell'art. 2704 c.c. e il difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia prospettata dalla parte.

In particolare, secondo il ricorrente, l'approvazione del consuntivo è avvenuto con il voto favorevole di una nuda proprietaria, che avrebbe inficiato la validità della delibera impugnata, poiché quest'ultima, avrebbe potuto esprimere il voto solo sulle delibere di straordinaria amministrazione, ai sensi degli artt. 1004 e 67 disp. att. c.c.; altresì, la delega era priva di data certa. Anche tale doglianza è ritenuta infondata dalla Corte di Cassazione.

Infatti, la Corte di merito, aveva accertato la validità della delega conferita, non essendo rilevante la data certa, perché il presidente dell'assemblea condominiale, previa verifica, l'aveva riteneva valida, non dando atto a verbale di tale presunta illegittimità.

Anche in questo caso, non è accoglibile la richiesta del ricorrente in ordine alla mera valutazione nel merito della sussistenza della delega, posto che tale censura è preclusa al giudice di legittimità, come già in precedenza puntualizzato. Perciò, anche tale censura è infondata.

Terzo motivo

Attraverso la terza critica, il ricorrente lamentava, ai sensi dell'art. 360, prima comma, nn. 1 e 5, c.p.c., la violazione dell'art. 112 c.p.c., nonché il difetto di motivazione in ordine a un punto deciso della controversia.

In ordine a questa censura, si obiettava che la sentenza impugnata non si sarebbe pronunciata, in spregio al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, sulla domanda di accertamento negativo della debenza delle somme riportate nel promemoria allegato alla delibera condominiale impugnata, privo di alcun riferimento ai titoli in forza dei quali le indicate erano pretese.

Anche tale censura è infondata, come giustamente sostenuto dalla Corte territoriale, atteso che con la pronuncia la stessa ha affermato che il prospetto contestato non avrebbe dovuto essere oggetto di specifica approvazione, trattandosi di documento redatto dopo la delibera assembleare e privo di contenuto della delibera.

Anche in questo caso, comunque, alla Cassazione è sottratta la valutazione nel merito, come già ribadito nei primi due motivi già esaminati. Anche tale doglianza è stata ritenuta infondata.

In conclusione, la Suprema Corte rigettava il ricorso, e condannava il ricorrente a rimborsare al resistente le spese di giudizio di cassazione.

Sentenza
Scarica Cass. 22 giugno 2022 n. 20126

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