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Divisione di immobile: è esperibile la mediazione iussu iudicis?
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Divisione di immobile: è esperibile la mediazione iussu iudicis?

su un immobile non agevolmente divisibile, il giudice può invitare le parti ad esperire il procedimento di mediazione?

 

La massima (non ufficiale). Quando si controverte su un immobile non agevolmente divisibile, il giudice può invitare le parti ad esperire il procedimento di mediazione (cd. iussu iudicis ovvero ex officio iudicis), nella finalità di sottrarre il bene dalla vendita all'asta e, per l'effetto, dai notevoli costi economici che ricadrebbero sui medesimi contendenti, unitamente alla probabilità che l'asta vada deserta.

La mediazione, nella disciplina in vigore, evita la dichiarazione di improcedibilità della domanda, e il mediatore risulta onerato dal formulare una proposta anche in assenza di una congiunta richiesta delle parti.

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La vicenda. In un giudizio di divisione avente ad oggetto un immobile non comodamente divisibile, il giudice, a scioglimento della riserva, invitava le parti alla mediazione, fornendo talune osservazioni, anche di carattere prognostico.

In particolare, nell'ordinanza suggeriva l'esito più probabile della vicenda giudiziale: "la presente causa non potrà che concludersi con la vendita all'asta del compendio, con conseguenti maggiori esborsi di denaro per le parti, sulle quali graverebbe altresì il rischio del mancato reperimento di acquirenti del bene in questione".

Oltre agli ordinari inviti (ad informare il Giudice, mediante nota da depositare in via telematica almeno 30 giorni prima dell'udienza, dell'esito della mediazione) ed avvertimenti (in relazione a quanto stabilito dagli artt. 8, IV comma bis, e 13, del D. Lgs. n. 28 del 2010, rispettivamente per l'ipotesi della mancata partecipazione delle parti senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione, ed in tema di statuizione sulle spese processuali del giudizio, in caso di ingiustificato rifiuto delle parti della proposta di conciliazione formulata dal mediatore, rammentando infine che il mancato esperimento della procedura di mediazione è sanzionato con l'improcedibilità della domanda), evidenzia la necessità che al primo incontro l'attività di mediazione venga concretamente espletata, al contempo invitando il mediatore ad avanzare una proposta conciliativa, pur in assenza di congiunta richiesta delle parti.

Il decalogo dei requisiti della rinuncia alla mediazione

Cenni normativi. L 'art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010, al comma 1 bis (comma aggiunto dall'art. 84 del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, così come modificato dall'allegato alla legge di conversione, Legge 09 agosto 2013, n. 98) statuisce che colui che intenda esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia nelle materie ivi elencate (che peraltro ricomprende condominio, diritti reali, divisione) è tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del medesimo decreto, precisando che tale esperimento rappresenta condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Ciò posto, oltre quelli che rappresentano i casi di mediazione obbligatoria, la succitata Legge n. 98 del 2013 ha stabilito che il giudice possa, anche in grado di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell'istruzione ed il comportamento delle parti, disporre l'esperimento del procedimento di mediazione a pena di improcedibilità della domanda.

Siffatta legge n. 98 attribuisce, quindi, al giudice, un vero e proprio potere di imporre, alle parti contendenti, di intraprendere un procedimento di mediazione, durante e nel corso del processo, in tal modo "creando" una nuova condizione di procedibilità, (sopravvenuta e per ordine del giudice).

La mediazione ex officio iudicis può essere disposta in qualsiasi controversia, a condizione che abbia per oggetto diritti di natura disponibile, e pure in relazione a materie differenti da quelle assoggettate alla condizione di procedibilità ai sensi dell'art. 5 comma 1 bis e rispetto alle quali, il giudice, nel corso dell'ordinario procedimento civile, potrebbe inviare le parti, un'altra volta, in mediazione.

In conformità del principio tempus regit actum, la norma si applica anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della Legge n. 98.

Più dettaglio, e con specifico riferimento al la fattispecie in commento, l'Ordinanza del giudice richiama l'istituto della "mediazione iussu iudicis": fermo quanto suesposto (disciplinato dal comma 1 bis) e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4 del medesimo art. 5, il giudice, valutata la natura della causa (divisione di immobile non agevolmente divisibile), lo stato dell'istruzione (le parti non erano ancora state autorizzate a precisare le conclusioni) e il comportamento delle parti ("rilevato che le parti alle precedenti udienze hanno manifestato l'intenzione di definire bonariamente la controversia"), ha disposto l'esperimento del procedimento di mediazione.

Nell'Ordinanza in commento, viene altresì richiamato il comma 1 dell'art. 6 del D.Lgs. n. 28, in virtù del quale l'esperimento del procedimento di media - conciliazione deve concludersi entro 3 mesi dalla relativa richiesta.

Procedura di mediazione per l'impugnativa di una delibera assembleare

Spunti di riflessione. Risulta sempre più ampio l'utilizzo dei nuovi strumenti conciliativi offerti dal legislatore ed affidati al giudice. La mediazione per ordine del giudice (articolo 5, comma 2, del D. Lgs. n. 28 del 2010, nella versione riformata dalla Legge n. 98 del 2013), ovvero mediazione cd. " iussu iudicis", rappresenta un congegno finalizzato a offrire, alle parti, una valida occasione per comporre la lite attraverso un percorso di tipo consensuale, oltre che sollecitato dal giudice, e talvolta guidato, tendente a bypassare gli ostacoli interposti dal conflitto e dalle posizioni assunte nel corso del processo.

Il ruolo di autorevolezza del giudice, unitamente alla sua legittimazione ad entrare nel merito della lite, attraverso la proposizione di percorsi alternativi al giudizio, che sfociano in intese del tutto dissimili dalla sentenza, rappresentano una sorta di sollecitazione, ed al contempo di "benestare", al buon esito dello strumento deflattivo in commento.

Alle parti, nel modo spiegato, si offrono opzioni alternative e compositive della controversia, finanche nella fase ove il processo risulta non soltanto incardinato, bensì anche quando lo stesso è in fase di avanzata istruttoria o, addirittura, in grado di appello.

Le conseguenze positive dell'istituto risiedono non soltanto nell'aspetto oggettivamente e sensibilmente deflattivo, bensì anche nella riduzione dei tempi e dei costi della giustizia civile.

Si evidenzia, infine, che la mediazione per ordine del giudice offre anche un percorso alternativo in grado di ampliare i potenziali esiti della contesa.

Le parti infatti, coadiuvate dai rispettivi difensori, e guidate dal mediatore, possono ricercare, fino a condividere, una soluzione adeguata alla tipologia della controversia e agli specifici interessi che sottende.

Se la delibera condominiale non rispetta l'accordo di mediazione, cosa succede?

Scarica Tribunale di Siracusa, II Sezione civile, Ordinanza 11 ottobre 2016

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