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Delibera nulla se le opere sono progettate dal geometra

Gli studi per la realizzazione di lavori in cemento armato devono essere affidati a un ingegnere. Si tratta di norma inderogabile
Avv. Gianfranco Di Rago Avv. Gianfranco Di Rago 

È nulla la deliberazione assembleare che abbia autorizzato lo svolgimento di lavori in cemento armato sull'edificio condominiale affidando il relativo progetto a un geometra. In tal modo, infatti, si viola quella disposizione di legge, di carattere inderogabile, che attribuisce tale compito esclusivamente agli ingegneri e agli architetti, in ragione della maggiore difficoltà delle opere e delle conseguenti ricadute in tema di sicurezza.

Queste le conclusioni alle quali è pervenuta la seconda sezione civile della Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 921, pubblicata lo scorso 13 gennaio 2023.

La competenza sulle opere in cemento armato.

L'art. 16, lett. m), del Regio Decreto n. 274 dell'11 febbraio 1929 - norma tuttora in vigore e non modificata dalla Legge n. 1068/71 - stabilisce che la competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l'adozione, anche parziale, di strutture in cemento armato.

È infatti riservata agli ingegneri e agli architetti la competenza per le costruzioni civili che adottino strutture in cemento armato.

La norma ha contenuto inderogabile, in quanto dettata per ragioni di sicurezza pubblica, come confermato a più riprese dalla medesima Suprema Corte (si vedano le sentenze n. 18038 del 2/09/2011, n. 19292 del 7/09/2009, n. 17028 del 26/07/2006).

Il contratto d'opera stipulato dal committente con il geometra in violazione della suddetta disposizione è quindi nullo, per violazione di norma imperativa.

Le sorti della deliberazione assembleare.

Ma cosa accade se un contratto del genere viene sottoscritto dall'amministratore condominiale in esecuzione di una deliberazione assembleare? Quest'ultima può considerarsi valida? È questa la domanda alla quale è stata chiamata a rispondere la Suprema Corte a seguito del ricorso presentato da una condomina che aveva chiesto l'accertamento giudiziale della nullità delle delibere relative ai lavori in cemento armato da effettuarsi nel proprio condominio e che aveva ricevuto una soddisfazione soltanto parziale da parte dei giudici di merito.

Con l'occasione i giudici di legittimità hanno avuto modo di esprimere interessanti considerazioni in merito ai casi di nullità delle delibere assembleari, con particolare riferimento alle ipotesi dell'impossibilità dell'oggetto, in senso materiale o in senso giuridico, da intendersi riferito al contenuto della deliberazione, e dell'illiceità.

L'impossibilità materiale dell'oggetto, secondo la Cassazione, deve essere valutata con riferimento alla concreta possibilità di dare attuazione a quanto deliberato dall'assemblea.

Strettamente connesso a tale ipotesi di nullità è poi il caso della illiceità, che ricorre quando la deliberazione condominiale, seppure adottata nell'ambito delle attribuzioni dell'assemblea, abbia un contenuto illecito, nel senso che la decisione assunta dai condomini risulta contraria a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume.

Sono pure nulle, pertanto, le deliberazioni assembleari che abbiano un contenuto contrario a quelle norme non derogabili dalla volontà dei privati, poste a tutela degli interessi generali della collettività sociale o di interessi particolari che l'ordinamento reputa indisponibili, assicurandone comunque la tutela.

Nella specie, risultando violato il disposto di cui all'art. 16, lett. m), del Regio Decreto n. 274 dell'11 febbraio 1929, disposizione di evidente carattere imperativo, l'assemblea non poteva affidare la progettazione delle opere in cemento armato a un geometra e tale violazione del disposto di legge, oltre a inficiare la validità del contratto d'opera sottoscritto dall'amministratore, rendeva illecita - e, quindi, nulla - la relativa deliberazione.

L'impossibilità giuridica dell'oggetto, invece, va valutata in relazione alle attribuzioni proprie dell'assemblea, ossia alla sua competenza. A questo proposito la Suprema Corte ha ricordato che l'assemblea, quale organo deliberativo della collettività condominiale, può occuparsi solo della gestione dei beni e dei servizi comuni, essendo abilitata ad adottare soltanto quei provvedimenti destinati alla gestione delle cose e dei servizi comuni.

Perciò l'assemblea non può perseguire finalità extra-condominiali e non può occuparsi dei beni appartenenti in proprietà esclusiva ai singoli condomini, quali ad esempio i balconi c.d. aggettanti, perché qualsiasi decisione che non attenga alle parti comuni dell'edificio non può essere adottata seguendo il metodo decisionale dell'assemblea, che è il metodo della maggioranza, ma esige il ricorso al metodo contrattuale, fondato sul consenso dei singoli proprietari esclusivi.

Sentenza
Scarica Cass. 13 gennaio 2023 n. 921

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Tobia
Tobia 27-01-2023 09:35:29

Salve, anche se dopo la lettura dell'articolo viene specificato, credo dovreste specificarlo anche nel titolo.
Gli studi per la realizzazione di lavori in cemento armato devono essere affidati a ingegneri o architetti.

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