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Decreto ingiuntivo fondato su una deliberazione nulla: per la sua revoca non è necessaria l'impugnazione
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Decreto ingiuntivo fondato su una deliberazione nulla: per la sua revoca non è necessaria l'impugnazione

Cosa succede se il decreto ingiuntivo viene fatto in base a deliberazione nulla?

Avv. Alessandro Gallucci  

L’assemblea del condominio Alfa, al momento dell’approvazione delle spese inerenti il servizio di riscaldamento, decide di ripartire il costo di funzionamento dell’impianto in modo difforme rispetto a quanto stabilito dal regolamento condominiale contrattuale.

Successivamente alla morosità d’un condomino l’amministratore agisce giudizialmente per ottenere un decreto ingiuntivo nei confronti di esso.

Il moroso impugna il decreto ed eccepisce la nullità della deliberazione sulla quale è basato.

Il giudice di secondo grado, adito dallo stesso condomino soccombente in prima istanza, gli dava ragione. La deliberazione era nulla ed il decreto doveva essere revocato.

Da qui il ricorso per Cassazione del condominio: la deliberazione non era stata impugnata nei termini di cui all’art. 1137 c.c. e quindi il decreto doveva considerarsi pienamente valido.

Queste, in grandi linee, un caso effettivamente accaduto che è arrivato fino alla Suprema Corte.

Le cose, secondo gli ermellini (sent. 15 dicembre 2011 n. 27016), non stanno come sperava la compagine.

Il perché è spiegato chiaramente nella pronuncia di legittimità. Secondo i giudici di piazza Cavour, infatti, la sentenza, d’appello, impugnata ha “ statuito legittimamente in diritto che la decisione di prima istanza era erronea poichè, pur avendo riconosciuto la sussistenza della nullità della delibera assembleare sulla cui base era stato concesso il decreto ingiuntivo per l'assenza del requisito dell'unanimità dei consensi necessari per l'approvazione della modifica del regolamento condominiale, aveva ravvisato l'infondatezza dell'opposizione sullo scorretto presupposto che la delibera non fosse stata preventivamente impugnata nel termine di cui all'art. 1137 c.c..

Diversamente, il giudice di appello, sulla scorta dell'insegnamento di questa Corte e dell'avvenuto accertamento della nullità della delibera presupposta dalla richiesta avanzata in via monitoria (v. Cass. S.U., n. 4806/2005), ha esattamente rilevato che la radicale nullità di detta delibera, ancorchè non impugnata nel richiamato termine, non poteva precludere al giudice della cognizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, di verificare "incidenter tantum" la sussistenza del predetto vizio (sganciato dal termine decadenziale previsto dal citato art. 1137 c.c.) in relazione al quale, perciò, non poteva ritenersi precluso, nel percorso logico che avrebbe dovuto condurre alla valutazione del titolo in base al quale era stato concesso il provvedimento monitorio impugnato, di accertare l'esistenza di vizi patologici genetici del titolo stesso tali da inficiarlo e determinare la caducazione della ragione di credito da esso dipendente, da poter far valere in ogni stato e grado del giudizio di merito” (Cass. 15 dicembre 2011 n. 27016).

Verificare incidenter tantum vuol dire verificare preliminarmente un fatto riguardante il giudizio senza che ciò abbia effetto rispetto ad altre fattispecie. Così facendo, quindi, visto che l’amministratore sta in giudizio in rappresentanza di tutti i condomini, se ne deve dedurre che la nullità accertata incidentalmente ha valore nei confronti di tutti gli altri comproprietari ma solo in quella specifica causa e non rispetto ad altre ipotesi.

In pratica la deliberazione sarebbe nulla per il condomino che si è opposto al decreto ingiuntivo ma non in generale.

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