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I debiti condominiali tra parziarietà e solidarietà. Annosa questione e solita confusione
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I debiti condominiali tra parziarietà e solidarietà. Annosa questione e solita confusione

A distanza di ormai sei anni dalla riforma, viste le decisioni della Cassazione che si sono succedute post-riforma, tutt'ora vige ancora qualche confusione sul tema

Avv. Enrico Morello 

Un condominio propone opposizione avverso al decreto ingiuntivo con il quale un professionista aveva reclamato il pagamento dei suoi compensi. La causa di opposizione veniva accolta, tra le altre cose, nel merito ed in particolare sul (mancato) ottemperamento dell'onere della prova da parte del ricorrente/parte opposta e quindi attore in senso stretto nel giudizio cognitivo, mentre veniva giustamente respinta l'eccezione processuale proposta dal condominio.

In particolare, la difesa dell' opponente sosteneva che il ricorrente avesse errato nel richiedere il decreto relativo ai compensi nei confronti del Condominio, quando invece ai sensi della notissima sentenza n. 9145/2008 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha affermato la parziarietà dei debiti, il creditore potrebbe agire nei confronti dei singoli condomini solo in misura dei rispettivi millesimi, il che significa che gli sarebbe inibito il procedere per l'intero credito contro il condominio.

E' evidente il fraintendimento dell'insegnamento della Cassazione sul punto: come ben rilevato dal Tribunale di Catanzaro, con sentenza n° 99 dell'11 gennaio 2018 che ha deciso la causa e respinto (questo) motivo di opposizione. Vanno infatti distinti i due momenti:

  • quello della formazione del titolo giudiziale, che potrà correttamente essere ottenuto nei confronti del Condominio rappresentato dall'amministratore;
  • quello dell'esecuzione, che andrà in effetti promossa (per quanto riguarda le obbligazioni contrattuali, questi limiti non valgono viceversa per quelle extra contrattuali) verso i singoli condomini pro quota in relazione ai rispettivi millesimi di proprietà.

In altre parole: è corretto che il decreto (o la citazione) venga notificato al condominio, mentre i singoli atti di esecuzione andranno rivolti verso i condomini con le precisazioni di cui si è detto relative all'importo che si può richiedere a ciascuno. Va ancora sottolineato, per completezza, che dopo l'entrata in vigore della riforma di cui alla legge 220/2012, vi è stato un periodo di confusione, dovuto alla assoluta mancata chiarezza del nostro legislatore nel promuovere una normativa di tale portata, nel quale non era ben chiaro se in quell'occasione si fosse tornati o meno al "sistema" della solidarietà in vigore pacificamente sino alla sentenza delle Sezioni Unite poc'anzi richiamata.

A distanza di ormai sei anni dalla riforma, tuttavia, si può oggi con certezza affermare, viste le decisioni della Cassazione che si sono succedute post riforma, che in realtà è tutt'ora in vigore secondo la Suprema Corte il regime della parziarietà del debito.

La trafila corretta sarà quindi la seguente: il debitore contrattuale potrà rivolgere le proprie pretese contro il condominio: una volta ottenuto il titolo dovrà chiedere all'amministratore il nominativo dei condomini morosi, che in base a quanto stabilito dalla legge 220/2012 dovranno essere escussi sempre pro quota prima di poter "passare" ai condomini virtuosi nei pagamenti.

Il Tribunale di Catanzaro, pertanto, come detto correttamente respingeva il motivo di opposizione processuale ritenendo perfettamente corretto il modo di agire del ricorrente. Nel merito, viceversa, l'opposizione veniva accolta: questo in quanto con il ricorso ingiuntivo il ricorrente aveva richiesto (senza giustificazione alcuna che motivasse una tale discrepanza) il pagamento di un importo notevolmente superiore a quanto indicato nel preventivo iniziale presentato dal professionista poi creditore al condominio.

Il Tribunale calabrese, sul punto, precisava come spettasse al ricorrente, attore sostanziale nel giudizio di opposizione, provare correttamente l'entità del proprio credito. Non avendovi provveduto, essendosi il creditore limitato a richiamare allegandola ai propri atti la propria notula liquidata dall'Ordine senza fornire alcun ulteriore supporto istruttorio, la domanda non poteva venire accolta.

In proposito, il Tribunale correttamente osserva che "l'opposizione avverso il decreto ingiuntivo introduce un ordinario giudizio di cognizione diretto ad accertare la fondatezza della pretesa fatta valere dall'ingiungente opposto e delle eccezioni e difese fatte valere dall'opponente" (tra le altre Cass. Civ. n. 2421/2006, Cass. Civ. 6663/2002, Cass. Civ. 6528/2000).

Sul punto, prosegue il Decidente, in giurisprudenza si è già specificato che "in tema di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali, la parcella corredata dal parere del competente Consiglio dell'Ordine di appartenenza del professionista, mentre ha valore di prova privilegiata e carattere vincolante per il giudice ai fini della pronuncia dell'ingiunzione, non ha - costituendo semplice dichiarazione unilaterale del professionista - valore probatorio nel successivo giudizio di opposizione … ove vi sia contestazione da parte dell'opponente" e che pertanto "al fine di determinare l'onere probatorio a carico del professionista e di investire il giudice del potere - dovere verificare la fondatezza della contestazione mossa dall'opponente, non è necessario che quest'ultimo abbia carattere specifico, essendo sufficiente una contestazione di carattere generico" Cass.Civ. 14556/2004).

Quale inevitabile conseguenza delle predette premesse, il Tribunale di Catanzaro concludeva pertanto per l'accoglimento dell'opposizione non avendo l'opponente dato sufficiente ed idonea prova del proprio credito.

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