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Marciapiedi condominiali: se sono aperti al pubblico transito la manutenzione spetta al Comune proprietario della strada che delimitano
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Marciapiedi condominiali: se sono aperti al pubblico transito la manutenzione spetta al Comune proprietario della strada che delimitano

Danni cagionati da buche sussistenti sul marciapiede. Chi ne risponde?

Avv. Alessandro Gallucci  

Capita spesso che i marciapiedi antistanti l'accesso ad un edificio in condominio siano di proprietà della compagine.

Allo stesso modo accade che nonostante la proprietà sia costituita per legge o per quella così detta forma di destinazione d'uso chiamata dicatio ad patriam una servitù di pubblico transito.

La regola generale, sancita dalle norme del codice civile in materia di responsabilità extra contrattuale, sancisce la responsabilità del proprietario custode per i danni derivanti dalla cosa.

Recita l'art. 2051 c.c.

«Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito»

Che cosa succede se da un bene come il marciapiede privato aperto al pubblico transito occorre un danno ad una persona?

Detta diversamente: chi è il custode?

In questi casi viene a cadere quella forma di responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. gravante sul proprietario della cosa?

Danni da cosa in custodia, natura obiettiva

Prima di entrare nel merito della questione, è utile delineare il quadro generale di riferimento.

Sebbene in passato sia stato oggetto di diatriba in seno alla giurisprudenza di merito e di legittimità, ad oggi è maggioritario quell'orientamento che vede nella responsabilità da cose in custodia una forma di responsabilità oggettiva.

Il custode risponde dei danni in quanto tale, cioè non per non aver fatto qualcosa, ma per la sua posizione di garante.

Solo il caso fortuito, ovverossia un fatto accidentale nel quale può rientrare il comportamento di un terzo, fa venire meno la responsabilità del custode.

Per le cadute sul marciapiede risponde il condominio

Danni da cosa in custodia, il caso del marciapiede

Con riferimento ai danni da cose in custodia riguardanti cadute su marciapiedi, la giurisprudenza in più occasioni ha affermato che "chi proponga domanda di risarcimento dei danni da cose in custodia, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., in relazione alle condizioni di una strada […], ha l'onere di dimostrare le anomale condizioni della sede stradale e la loro oggettiva idoneità a provocare incidenti del genere di quello che si è verificato (nella specie, presenza di pietrisco sul fondo stradale).

E' onere del custode convenuto in risarcimento, invece, dimostrare in ipotesi l'inidoneità in concreto della situazione a provocare l'incidente, o la colpa del danneggiato, od altri fatti idonei ad interrompere il nesso causale fra le condizioni del bene ed il danno" (Cass. 18 dicembre 2009 n. 26751).

Tra i fatti idonei ad interrompere il nesso di causalità va sempre considerata la conoscenza dei luoghi da parte del danneggiato. Per iper semplificare: la caduta di chi passa e spassa su una strada sarà valutata diversamente da quella di chi su quel tratto è passato una sola volta e s'è fatto male.

Quando si valuta una fattispecie connessa a cadute in relazione alla responsabilità ex art. 2051 c.c., dunque, si devono sempre tenere in considerazione questi aspetti.

Svolte queste sintetiche ma doverose considerazioni sulla natura della responsabilità del custode per danni da cose in custodia possiamo tornare al nostro focus.

Danni da beni privati soggetti a pubblico transito

Al riguardo è utile evidenziare come in giurisprudenza si sia sviluppato un orientamento che vede trasferita la responsabilità per danni da omessa manutenzione sul Comune del luogo in cui è ubicato l'immobile.

Tanto si legge in una sentenza resa dal Tribunale di Bari, secondo il quale "è difatti principio consolidato della Suprema Corte (si veda da ultimo Cass. Sez .3 sentenza n.16226 del 3 agosto 2005) secondo il quale, gli obblighi di manutenzione dell'ente pubblico proprietario di una strada aperta al pubblico transito, al fine di evitare l'esistenza di pericoli occulti, si estendono anche ai marciapiedi laterali, i quali fanno parte della struttura della strada, essendo destinati al transito dei pedoni" (Trib. Bari 9 maggio 2011 n. 1584).

È evidente che questa presa di posizione ha delle ricadute importanti in relazione alla c.d. legittimazione passiva, vale a dire al soggetto da citare in giudizio nel caso in cui dall'omessa manutenzione derivino dei danni a persone o cose.

In tal senso prosegue il Tribunale pugliese, sempre in ossequio al precedente pronunciamento di legittimità citato in sentenza, "ne consegue che del danno cagionato da buche sussistenti sul marciapiede non risponde il condominio dell'antistante stabile, il quale non è pertanto passivamente legittimato nel giudizio promosso ai fini del relativo risarcimento (arg. Cass. n.4533/93; n.203/2002; n.1057712002).

Nel caso di specie dall'istruttoria svolta è emerso che la strada era aperta al pubblico transito e che il marciapiede, nella sua interezza e senza limitazione alcuna, è sempre stato soggetto alla libera circolazione dei pedoni" (Trib. Bari 9 maggio 2011 n. 1584).

Va comunque tenuto presente che si tratta di principi espressi in sede giurisprudenziale in relazione a specifiche fattispecie e che quindi vanno considerati come tali e non come norme aventi applicazione generale.

Detta diversamente: per l'utilizzazione pubblica di un marciapiede privato posso determinare una posizione di custodia in capo al comune ovvero all'ente pubblico di riferimento, ciò non vuol di per sé dire che il condominio, se si tratta di proprietà condominiale (o più in generale il privato), non abbia alcuna responsabilità per il fatto. Potrebbe averne a titolo di concorso, o magari esclusivamente anche in considerazione del contenuto dell'atto di asservimento al pubblico transito.

Infortunio su marciapiede privato aperto al pubblico: chi paga i danni?

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