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Come mantenere relazioni sane in condominio?

Saper creare un clima di empatia e relazioni di successo contribuisce in modo importante a generare una buona qualità di vita tra le mura condominiali.
Paolo Traverso Paolo Traverso 

Il Condominio è indubbiamente un insieme di case e l'attenzione è spesso concentrata sulla sua manutenzione… ma allora perché è il settore con maggior litigiosità?

Generalmente le case non litigano tra di loro, le mura non parlano granché, e gli impianti si rompono, ma non rompono… e allora?

Allora è evidente come, sebbene il mantenimento del bene "casa" sia importante ed indispensabile, lo è forse ancor di più il mantenimento dell'ambiente "casa" dove le persone passano il loro tempo ed è quindi direttamente collegato con la qualità della vita.

Ora, per mantenere il bene abbiamo i fornitori, possiamo aggiustare le cose e far funzionare gli impianti, ma per mantenere l'ambiente? Come si fa?

Inevitabilmente la qualità dei rapporti che saremo in grado di mantenere sarà direttamente proporzionale alla qualità della nostra vita in condominio.

Amministratore: gestore di stabili o di relazioni?

A tal proposito sfatiamo un mito: non è l'Amministratore che ha il compito di garantire il benessere delle relazioni condominiali, ma è un preciso dovere di ciascuno.

Ecco perché per successo di una relazione si intende la capacità di mantenerla sana per entrambi gli interlocutori, ovvero sostenibile ed in un clima di benessere.

Ma in un clima spesso teso e colmo di critiche non sempre costruttive come quello condominiale, come possiamo fare a realizzare questo?

Molto semplice... prendendoci per primi la responsabilità di creare le condizioni necessarie perché accada, generando relazioni basate sull'empatia e sull'ascolto.

Quattro, secondo Marshall Rosenberg nel suo libro "Le parole sono finestre (oppure muri) [...]", sono le capacità da migliorare se vogliamo creare empatia, distendere il clima e creare relazioni di successo:

  1. La capacità di porre osservazioni
  2. La capacità di gestire le proprie emozioni
  3. La capacità di comunicare i propri sentimenti in modo efficace
  4. La capacità di porre richieste chiare per l'interlocutore

Ma vediamole nel dettaglio:

La capacità di porre osservazioni

Molto spesso la comunicazione a cui siamo abituati, tende a far chiudere l'interlocutore non permettendoci di aiutarlo a comprendere.

Perchè l'amministratore di condominio gode di una cattiva "fama"?

Il primo passo per porre osservazioni più utili alla relazione è certamente quello di fare attenzione a non avanzare GIUDIZI MORALISTICI, lo facciamo spesso, le più delle volte senza accorgercene, ecco alcuni esempi:

Puoi considerare l'arroganza un modo negativo di porsi, ma se dici che "l'arroganza è tipica degli ignoranti", stai esprimendo un giudizio moralistico, cosa cambierebbe se aiutassi l'interlocutore a trovare una maniera più utile per esprimere le sue necessità anziché considerarlo un ignorante?

La stessa cosa accade ogni volta che facciamo sentire in torto pieno le persone che in qualche modo non agiscono secondo i nostri valori, o non ci danno ragione, atteggiamento spesso accompagnato da pretese e generalizzazioni (per esempio se dico che tutti quelli che agiscono in modo scontroso sono ignoranti, sto facendo proprio questo).

Meno giudizio e più ascolto delle reali necessità permetterà di essere decisamente più efficaci.

La capacità di gestire le proprie emozioni

Ricevere delle critiche o delle osservazioni mal poste non è piacevole per nessuno, ma il modo in cui reagiremo farà la differenza nel mantenimento di un rapporto di qualità.

Generalmente quando riceviamo un commento negativo possiamo reagire in diversi modi:

  1. Lo prendiamo come una critica alla nostra persona e ci sentiamo in colpa
  2. Lo prendiamo come una critica personale e rispondiamo criticando a nostra volta l'altro
  3. Prendiamo in considerazione i bisogni che sono nascosti dietro l'affermazione posta dall'interlocutore e rispondiamo in base a quelli senza reagire

Inutile dire che nei primi due casi non sarà agevolato il rapporto, ed è solo sviluppando le competenze necessarie a far avvenire in automatico la terza reazione che farà in modo di rendere la relazione piacevole, creando il clima costruttivo necessario.

La capacità di comunicare i propri sentimenti in modo efficace

Per creare empatia, che sta alla base della relazione sana, è indispensabile imparare a comunicare in maniera chiara i propri sentimenti per fare in modo che l'altro ne sia compartecipe.

Come lo facciamo? Ampliando il nostro vocabolario di emozioni.

Se diciamo, per esempio, "la smetta di considerarmi un idiota!" stiamo solamente ipotizzando il pensiero dell'altro su di noi, e quindi si tratta di un giudizio che non farà altro che interrompere la comunicazione.

Per esprimere i propri sentimenti è utile usare delle parole che indicano emozioni specifiche come: felice, gioioso, insicuro ecc.

La stessa frase potrebbe essere posta in questo modo: "sono dispiaciuto perché ho l'impressione che lei pensi che io non stia comprendendo quello che mi chiede…", e già cambierebbe la situazione…

La capacità di porre richieste chiare per l'interlocutore

Anche questo fa parte di quelle competenze comunicative che ci rende efficaci.

Più saremo chiari nell'esporre le nostre richieste, e maggiori saranno i risultati che otterremo.

In questo caso è fondamentale evitare di essere perentori rischiando di far percepire le richieste come pretese e facendo sentire l'interlocutore giudicato o penalizzato nel caso non eseguisse quanto richiesto, ma far comprendere quanto l'azione richiesta possa essere buona per entrambi (se non lo fosse non richiedere nulla, diamo per scontato che ci debba essere un beneficio comune).

Fare domande per comprendere e quindi porre richieste chiare è certamente un buon modo per evitare di tendere i toni.

Nella situazione precedente per esempio chiedere: "cosa le fa pensare che io non stia comprendendo quello che mi sta dicendo?"

Sarebbe certamente più efficace che sostenere in modo perentorio: "Smetta di trattarmi come un idiota!"

Gandhi diceva di "diventare noi stessi il cambiamento che desideriamo".

Ovviamente il successo nelle relazioni parte dal fatto che ci si prenda la responsabilità di arrivarci, senza attendere che siano gli altri a cambiare comportamenti perché, a maggior ragione in un contesto come quello Condominiale dove si è costretti a vivere a stretto contatto, vorrebbe dire lasciare in mano la qualità della propria vita agli altri.

Il cambiamento spesso è inevitabile, ma il miglioramento è una scelta... si può non far nulla, e continuare a dare la colpa agli altri del proprio malessere in condominio e dire che questo articolo contiene un sacco di parole inutili, oppure provare con scettiscismo a cambiare qualcosa per primi ed iniziare a creare le condizioni per vivere una vita condominiale di qualità.

=> Come gestire i conflitti in assemblea condominiale

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