Condominio Web: Il portale N.1 sul condominio
117834 utenti
Registrati
Il portale N.1 sul Condominio
Se in giudizio non è chiara l'identità dell'amministratore
Inviaci un quesito

Se in giudizio non è chiara l'identità dell'amministratore

Cosa succede se nel giudizio la parte non ha fornito l'identità certa dell'amministratore?

Redazione Condominioweb  

Quali conseguenze se nel giudizio la parte non ha fornito informazioni certe circa l'identità dell'amministratore?

La Corte di Cassazione ha di recente risposto al quesito con la sentenza n. 7406, pubblicata il 14 aprile 2016.

Che rischi corre la parte che non fornisce informazioni chiare circa la persona del legale rappresentante del condominio in giudizio?

La controparte fa il suo lavoro e contesta, sebbene alle volte i dubbi in realtà siano facilmente fugabili, come ad esempio vedremo nella sentenza in commento.

Cosa accade a quel punto? Si incorre in una nullità relativa, risponde la Corte, sanabile alla prima difesa.

Anche nel condominio, afferma la Corte, valgono le norme a suo tempo indicate dalle Sezioni Unite in materia di rappresentanza in giudizio di società.

Il caso concreto deciso

La questione concreta che provoca la decisione dei giudici è, come detto, in realtà facilmente risolvibile. I giudici dedicano poche attenzioni a quello che definiscono un caso di lapsus calami, insomma un errore di scrittura, che oggi chiamiamo più spesso "di battitura".

Amministratore di condominio e del supercondominio

Il dubbio in questione riguarda due lettere del cognome, non essendovi corrispondenza tra il congome indicato nell'intestazione del ricorso e quello indicato nella procura. Dubbio non chiarito dalla firma in calce al procura, non leggibile.

Ma il dubbio lo risolve la stessa controparte, suo malgrado: nei suoi atti la controparte, nel riferirsi all'amministratore, ne indica senza dubbio alcuno nome e congome.

E, comunque, osserva la Corte, non esiste alcun dubbio circa le conoscenze oramai acquisite nel processo dalla parte circa le reale identità dell'amministratore. Dunque, il problema non esiste.

Ma i giudici colgono l'occasione per fornirci una risposta generale al problema.

La questione in generale

In generale, valgono, afferma la Corte, le norme già a suo tempo evidenziate con la sentenza emessa a Sezioni Unite n. 4810/2005 a proposito di rappresentanza di società. Con tale sentenza, rammenta il giudice del 2016, "si è affermato che l'illeggibilità della firma del conferente la procura alla lite, apposta in calce od a margine dell'atto con il quale sta in giudizio una società esattamente indicata con la sua denominazione, è irrilevante, non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d'autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell'atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall'indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese".

Se così non è, e comunque "nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualità di legale rappresentante" abbiamo un caso di nullità relativa, contestabile dalla controparte con la prima difesa ex art. 157 c.p.c. e sanabile dalla parte con la prima replica.

Se tale rettifica non perviene, oppure perviene inadeguata o tardiva, ci troviamo davanti all'"invalidità della procura" e all'"inamissibilità dell'atto".

Al condominio, afferma dunque la Corte, va applicata la regola secondo cui "ove emergano delle contraddittorie indicazioni in ordine alle esatte generalità del sottoscrittore della procura, contraddittorietà non risolvibile mediante il riscontro con la firma, per l'incomprensibilità dei segni grafici utilizzati, a fronte della specifica eccezione sollevata dalla controparte, è data la possibilità nella prima difesa di poter chiarire quale sia l'effettivo nominativo del rappresentante."

Tale regola, afferma la Corte, va applicata al condominio, qualificabile, secondo costante giurisprudenza, quale "ente di gestione". Senza dilungarci su tale ultimo argomento, che meriterebbe ben più amplia attenzione, ci limitiamo a precisare che in realtà solo una parte della giurisprudenza, cui evidentemente la sentenza n. 7406/2016 si associa, qualifica il condominio come un ente di gestione; un altra parte esclude invece che il condominio sia un ente di gestione, in quanto "non è titolare di un patrimonio autonomo, nè di diritti e obbligazioni" (v. Cass. SS.UU. 9148/2008).

Potrebbe interessarti anche:

=> https://www.condominioweb.com/ebook/ebook_amministratore_come_evitare_di_farsi_raggirare.php

Durata dell'incarico di amministratore, alcune precisazioni

Scarica Cass. 14 aprile 2016 n. 7406

Cerca: manca identita amministratore

Commenta la notizia, interagisci...
Annulla

    in evidenza

Dello stesso argomento