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Come si contano i cinque giorni della convocazione?
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Come si contano i cinque giorni della convocazione?

Come si devono contare i cinque giorni della convocazione dell'assemblea condominiale? Perché è importante rispettare questo termine e che cosa succede se l'amministratore non lo rispetta?

Dott.ssa Annamaria Villafrate  

Per rispondere a tutte queste domande è necessario dapprima analizzare la norma che disciplina il termine per la convocazione dell'assemblea per poi passare al conteggio pratico dei 5 giorni richiesti.

Vediamo infine le principali modalità di convocazione, visto che ognuna è soggetta a regole particolari per quanto riguarda l'invio e la ricezione, con inevitabili ripercussioni sul momento in cui, per legge, la comunicazione si presume conosciuta dal condòmino nel termine dei 5 giorni previsto.

Disciplina e finalità del termine di convocazione

Prima di vedere come effettuare il calcolo dei 5 giorni iniziano ad analizzare la norma che si occupa della convocazione dell'assemblea.

Si tratta dell'art. 66 disp. att. c.c., che al comma 3 dispone: "L'avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell'ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l'indicazione del luogo e dell'ora della riunione.

In caso di omessa, tardiva o incompleta convocazione degli aventi diritto, la deliberazione assembleare è annullabile ai sensi dell'articolo 1137 del codice su istanza dei dissenzienti o assenti perché non ritualmente convocati."

L'utilizzo dell'avverbio "almeno" ci fa capire subito che l'amministratore è libero di informare i condomini della convocazione anche con un anticipo più ampio dei 5 giorni indicati (scelta tra l'altro da consigliare), che il legislatore ha previsto come termine minimo e inderogabile.

Scatta l'annullamento perché manca un elemento costitutivo della delibera

Questo perché è necessario tutelare il diritto all'informazione dei condomini per porli nella condizione di dare il loro apporto alla formazione della volontà assembleare. Tale adempimento è talmente importante da parte dell'amministratore che in caso di tardiva convocazione, la delibera può essere annullata dal giudice.

L'art. 1137 c.c. prevede infatti al comma 2 che: "Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l'autorità giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti."

Natura dell'atto di convocazione

Chiarita la primaria importanza della convocazione assembleare, è necessario precisare altresì che l'avviso è un atto di natura privata, unilaterale e recettizio soggetto come tale alla regola della presunzione di conoscenza sancita dall'art. 1335 c.c.

In base a questa regola, per la materia che qui interessa, l'avviso di convocazione si presume conosciuto "nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia."

La norma pone una presunzione di conoscibilità, liberando in questo modo l'amministratore dell'onere di provare che il destinatario è effettivamente venuto a conoscenza dell'atto.

Come si effettua il calcolo del termine di 5 giorni?

Passando ora al cuore dell'argomento, è necessario precisare che il calcolo dei 5 giorni merita di essere approfondito, non per eccesso di zelo, ma perché una convocazione tardiva, come abbiamo visto, rende la delibera annullabile ai sensi dell'art. 1137 c.c.

Detto questo però, come si effettua in concreto questo calcolo? Pare ormai che dottrina e giurisprudenza siano concordi nel ritenere che, per verificare il rispetto del termine dei 5 giorni previsti per l'avviso, occorre effettuare il calcolo a ritroso, partendo dal giorno fissato per l'assemblea di prima convocazione, che deve essere escluso dal calcolo e conteggiando 5 giorni all'indietro, fino ad arrivare al quinto, che deve essere incluso nel conteggio.

Devono trascorrere trenta giorni dalla delibera dell'assemblea di condominio per poterla eseguire?

Calcolo semplice, che tuttavia presenta delle insidie, visto che l'amministratore, come prevede l'art. 66 delle disp. att. c.c. è tenuto ad effettuare la convocazione dell'assemblea con raccomandata a mano, a mezzo pec, con raccomandata a mezzo posta o via fax.

Convocazione dell'assemblea e rispetto del termine dei 5 giorni

Passando all'analisi dei vari mezzi di convocazione, il mezzo meno insidioso per evitare contestazioni e per attenersi al rispetto del termine dei 5 giorni previsti è sicuramente la raccomandata a mano.

In questo modo l'amministrazione che consegna la raccomandata direttamente nelle mani del condomino e si fa sottoscrivere nell'immediatezza la ricevuta di avvenuta ricezione, si mette al riparo da qualsiasi contestazione.

Supponendo quindi che l'amministratore ha fissato l'assemblea per il 20 ottobre in prima convocazione, se effettua la consegna della raccomandata a mano il 15 di ottobre, il termine dei 5 giorni richiesti dall'art. 66 disp. att. c.c. può dirsi sicuramente soddisfatto.

La pec è un mezzo di comunicazione che possiede la stessa validità della raccomandata (se la comunicazione avviene tra indirizzi pec), in più è economico, rapido e sicuro.

Occorre sapere però che, se l'amministratore decide di convocare i condomini a mezzo pec, la posta elettronica certificata provvede all'invio di due messaggi, una ricevuta di accettazione e una di consegna, ed è a quest'ultima che si deve fare riferimento per verificare il rispetto del termine dei 5 giorni previsti per la convocazione, perché riporta i dati dell'avvenuta consegna e ha valore legale.

Come chiarito prima infatti l'atto di convocazione ha natura recettizia, per cui non deve essere solo inviato, ma anche ricevuto. Solo in questo modo si da la possibilità al condòmino di partecipare all'assemblea.

Come scrivere l'avviso di convocazione dell'assemblea condominiale?

Tralasciando il fax, mezzo di trasmissione ormai in disuso, occupiamoci infine della raccomandata a mezzo posta, visto che è uno strumento ancora molto utilizzato dagli amministratori.

Questo strumento non crea particolari problemi se il destinatario è presente al momento della consegna della raccomandata e sottoscrive la ricevuta.

Per cui se l'amministratore si è attivato per tempo e la data di ricezione è di 5 giorni anteriori rispetto all'assemblea, il termine di convocazione deve considerarsi rispettato.

Cosa accade però se il destinatario non è presente e il postino non può consegnare la raccomandata ad altra persona abilitata a riceverla per suo conto? In quale momento la convocazione può dirsi conosciuta dal destinatario?

A questa domanda ha risposto la Cassazione con la recente sentenza n. 8275/2019 stabilendo che: "in tema di condominio, con riguardo all'avviso di convocazione di assemblea ai sensi dell'art. 66 disp. att. c.c. (nel testo ratione temporis vigente), posto che detto avviso deve qualificarsi quale atto di natura privata (del tutto svincolato, in assenza di espresse previsioni di legge, dall'applicazione del regime giuridico delle notificazioni degli atti giudiziari) e in particolare quale atto unilaterale recettizio ai sensi dell'art. 1335 c.c., al fine di ritenere fornita la prova della decorrenza del termine dilatorio di cinque giorni antecedenti l'adunanza di prima convocazione, condizionante la validità delle deliberazioni, è sufficiente e necessario che il condominio (sottoposto al relativo onere), in applicazione della presunzione dell'art. 1335 c.c. richiamato, dimostri la data di pervenimento dell'avviso all'indirizzo del destinatario, salva la possibilità per questi di provare di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia.

Tale momento, ove la convocazione all'assemblea di condominio sia stata inviata mediante lettera raccomandata (cui il testo dell'art. 66 disp. att. c.c. affianca, nel testo successivo alla riforma di cui alla legge 11 dicembre 2012, n. 220, altre modalità partecipative), e questa non sia stata consegnata per l'assenza del condomino (o di altra persona abilitata a riceverla), coincide con il rilascio da parte dell'agente postale del relativo avviso di giacenza del plico presso l'ufficio postale, idoneo a consentire il ritiro del piego stesso, e non già con altri momenti successivi (quali il momento in cui la lettera sia stata effettivamente ritirata o in cui venga a compiersi la giacenza)."

E' possibile modificare il verbale assembleare dopo la sua chiusura?

Cerca: conteggio convocazione giorni assemblea

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Togato Da Tempo
Togato Da Tempo martedì 21 aprile 2020 alle ore 16:59

Tutto bello in teoria,diverso nella pratica. Talvolta avviene infatti che il portalettere(che da tempo non è più l'ufficiale delle'Regie Poste'ma l'impiegato d'una ditta privata'addetta'al servizio, non bussa più al domicilio del destinatario per la consegna della r.r., o in caso di sua assenza lasciandogliene l'avviso alla porta, ma lo inserisce direttamente nella cassetta postale (spesso pure sbagliandola)con tutte le ovvie negative implicazioni del caso. Certo non è bello!

Luigi
Luigi martedì 21 aprile 2020 alle ore 20:33

questo purtroppo è un problema di tutti. le raccomandate non vengono più recapitate ed è più semplice e facile lasciare l'avviso in cassetta, se non si sbaglia ad imbucare, così uno si deve recare apposta in ufficio per il ritiro con tutte le complicazioni che questo comporta.
certo le regie poste erano tutta altra cosa, ma eravamo in monarchia ora c'è.... la repubblica..... purtroppo dico io e più nulla funziona, un vero disastro. come quando tu telefoni alle poste per protestare sul fatto delle raccomandate ti dicono che hai ragione, ma io dico che la ragione la danno anche ai "matti".

Achille Giovanni Capuano
Achille Giovanni Capuano mercoledì 22 aprile 2020 alle ore 11:22

Concordo pienamente con quanto hanno scritto i colleghi. Non c'è collaborazione da parte degli enti esterni allo studio professionale, infatti da parte degli amministratori condominiali si pretende la perfezione delle procedure e, poi ognuno fa quello che gli pare.

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