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Energia elettrica: la Cassazione indica i criteri di ripartizione dell'onere probatorio in caso di contestazione di malfunzionamento del contatore
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Energia elettrica: la Cassazione indica i criteri di ripartizione dell'onere probatorio in caso di contestazione di malfunzionamento del contatore

Incombe sull'utente l'onere di contestare il malfunzionamento del contatore, mentre incombe sul gestore l'onere di dimostrare che il contatore è regolarmente funzionante

Avv. Maurizio Tarantino 

La vicenda . Su ricorso della società beta, il Tribunale di Milano con decreto ingiunse alla società alfa il pagamento dell'Importo di circa 20 mila euro a fronte della fornitura di energia elettrica .

Vi si oppose l'ingiunta eccependo che una delle fatture azionate recava un importo di gran lunga superiore a quelli delle altre.

In primo grado, il Tribunale rigettò l'opposizione, ritenendo provata la pretesa monitariamente azionata e in particolare la debenza dell'importo di «per diritto fisso e contributi di allaccio aumenti di potenza».

Tale decisione è stata integralmente confermata dalla Corte d'appello di Milano che ha rigettato l'appello interposto dalla soccombente, rilevando in sintesi che l'impugnativa, per come espressa in atto di appello, era inemendabilmente generica, essendosi l'appellante limitata a richiamare la delibera 348/07 dell'AEEG, all. B, art. 8.2, che delimita l'ammissibilità degli addebiti in questione al solo caso di «sistematici prelievi di potenza eccedenti il livello di potenza disponibile ... in almeno due distinti mesi nell'anno solare», ma senza allegare, né provare, che i consumi in oggetto nel periodo in questione, non avessero registrato «sistematici prelievi di potenza eccedenti», non potendosi sul punto nemmeno predicare una mancata contestazione da parte del fornitore, dal momento che non era quest'ultimo, quale distributore, competente ad accertare i sovraconsumi.

Avverso tale pronuncia, la società alfa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la violazione degli artt. 2697 cod. civ. e 116 cod. proc. civ.

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Il ragionamento della Cassazione . In materia, la Corte, con recente arresto (Cass. 21/05/2019, n. 13605), è intervenuta con riferimento a un caso in cui le fatture relative alla fornitura energia elettrica erano state emesse sulla base di una contabilizzazione dei consumi effettuata dall'ente distributore, S.p.A., sul presupposto della inattendibilità dei dati registrati dal contatore, in ragione della presunta sua manomissione.

Nel dirimere la controversia, che anch'essa si incentrava sul contestato riparto dell'onere probatorio circa la fondatezza degli importi addebitati in fattura, la Suprema Corte hafissato alcuni principi:

  • il contatore , quale strumento deputato alla misurazione dei consumi, è accettato consensualmente dai contraenti come meccanismo di contabilizzazione, pertanto, di fronte alla pretesa creditoria formulata dalla società erogatrice spetta all'utente dimostrare che l'inadempimento non è a lui imputabile, ai sensi dell'art. 1218 c.c.;
  • considerato che le disfunzioni del contatore dipendono da guasti per lo più occulti che comunque necessitano di verifiche tecniche non eseguibili dal debitore in quanto sprovvisto delle necessarie competenze, in applicazione del principio di vicinanza della prova:
  1. incombe sull'utente l'onere di contestare il malfunzionamento del contatore richiedendone la verifica, fornendo la prova sui consumi effettivamente effettuati nel periodo di riferimento,
  2. incombe sul gestore l'onere di dimostrare che il contatore è regolarmente funzionante;
  • nel caso in cui il contatore risulti regolarmente funzionante, l'utente deve dimostrare non solo che il consumo di energia è imputabile a terzi, provando ad esempio la propria prolungata assenza dal luogo in cui è ubicata l'utenza, e che si è verificato contro la sua volontà, ma anche che l'impiego abusivo dell'energia da parte di terzi soggetti non è stato agevolato da condotte negligenti a lui imputabili, di aver adottato idonee misure di controllo tese ad impedire, mediante l'uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi;
  • inoltre, l'utente deve provare che nessun altro aveva l'accesso al luogo in cui era installata l'utenza e, quindi, deve fornire la prova che l'uso abusivo della utenza è avvenuto per forza maggiore o caso fortuito (es. persone introdotte furtivamente nella fabbrica chiusa durante il periodo feriale, facendo uso dell'impianto elettrico).

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Premesso ciò, secondo la S.C., vertendosi in controversia in cui si contesta l'effettività dei sovraconsumi posti a fondamento dei maggiori oneri contrattuali (senza che sia stata fatta questione di alcuna possibile manomissione del contatore) la società utente, a fondamento della detta contestazione, avrebbe dovuto anzitutto allegare , richiedendone la verifica, il malfunzionamento dello strumento;dimostrare i consumi di energia effettuati nel periodo di riferimento; in alternativa, dimostrare non soltanto che il sovra consumo era imputabile a terzi, ma altresì che l'impiego abusivo di energia da parte di terzi non era stato agevolato da condotte negligenti, imputabili all'utente, nell'adozione di idonee misure di controllo intese ad impedire, mediante l'uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi.

In conclusione , per le suesposte ragioni, il ricorso è stato rigettato.

TABELLA RIEPILOGATIVA

OGGETTO DELLA PRONUNCIA

CRITERI DI RIPARTIZIONE DELL'ONERE PROBATORIO IN CASO DI CONTESTAZIONE DI MALFUNZIONAMENTO DEL CONTATORE

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 1218, 2697 c.c.

PROBLEMA

La vicenda nasce dal decreto ingiuntivo emesso in favore di una società nei confronti di un suo cliente per il mancato pagamento di alcune fatture per la fornitura di energia elettrica erogata in favore di quest'ultimo.

LA SOLUZIONE

I giudici della Cassazione hanno confermato chepoiché le disfunzioni del contatore dipendono da guasti per lo più occulti che comunque necessitano di verifiche tecniche non eseguibili dal debitore in quanto sprovvisto delle necessarie competenze, in applicazione del principio di vicinanza della prova, incombe sull'utente l'onere di contestare il malfunzionamento del contatore richiedendone la verifica, fornendo la prova sui consumi effettivamente effettuati nel periodo di riferimento, mentre incombe sul gestore l'onere di dimostrare che il contatore è regolarmente funzionante.

RICHIAMI/PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Cass. 21/05/2019, n. 13605

LA MASSIMA

Nel caso in cui il contatore risulti regolarmente funzionante, l'utente deve dimostrare non solo che il consumo di energia è imputabile a terzi, provando ad esempio la propria prolungata assenza dal luogo in cui è ubicata l'utenza, e che si è verificato contro la sua volontà, ma anche che l'impiego abusivo dell'energia da parte di terzi soggetti non è stato agevolato da condotte negligenti a lui imputabili, di aver adottato idonee misure di controllo tese ad impedire, mediante l'uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi;inoltre, l'utente deve provare che nessun altro aveva l'accesso al luogo in cui era installata l'utenza e, quindi, deve fornire la prova che l'uso abusivo della utenza è avvenuto per forza maggiore o caso fortuito.

Cass. civ., sez. VI,ord.9 gennaio 2020, n. 297

Scarica Cassazione-civile-ordinanza-297-2020

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