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Staccare l'energia elettrica al vicino configura il reato di stalking
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Staccare l'energia elettrica al vicino configura il reato di stalking

Ecco cosa rischia il condomino che ci stacca l'energia elettrica

Avv. Maurizio Tarantino 

Confermata la condanna per il reato di atti persecutori nei confronti di un uomo che si divertiva a molestare e disturbare due dirimpettai

“L'autore di una serie di dispetti mirati e continui verso i dirimpettai, arrivando persino a staccare spesso la corrente elettrica di casa, rischia una condanna per il reato di stalking”.

Questo è il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione Penale con la pronuncia del 12 ottobre 2016 n. 43083 in materia di atti persecutori.

I fatti di causa.

La corte territoriale di Torino confermava la precedente pronuncia emessa in primo grado della condanna di Tizio alla pena di un anno e otto mesi di reclusione in merito ai reati di atti persecutori (612 bis c.p.) e calunnia (368 c.p.).

Avverso tale pronuncia, l'imputato proponeva ricorso per cassazione.

Cenni sul reato di atti persecutori.

L'art. 612 bis c.p. prevede al primo comma che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Secondo la definizione fornita dalla scienza sociologica, più precisamente, lo “stalking” viene definito come il comportamento assillante ed invasivo della vita altrui, realizzato mediante la reiterazione insistente di condotte intrusive, quali, a mero titolo esemplificativo, telefonate, appostamenti, pedinamenti, comportamenti assillanti ed ossessivi che mirano a ridurre la vittima in uno stato di soggezione psicologica, fino a sfociare in fattispecie di reato.

Da non perdere: Ecco perchè si rischia una condanna penale facendo i prepotenti in condominio

Ai fini del perfezionamento della fattispecie di reato di cui all'art. 612-bis cod. pen. è essenziale la connessione causale tra la condotta dell'agente, caratterizzata dalla reiterazione, ed uno dei tre eventi alternativamente tipizzati dalla norma, ovvero:

  • il perdurante e grave stato di ansia o paura della vittima;
  • il fondato timore per la propria incolumità o per quella di persona comunque ad essa affettivamente legata;
  • la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.

Aspetti del reato di calunnia.

In base al primo comma dell'art. 368 c.p. Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Tradizionalmente la dottrina ritiene che la norma in esame sia diretta a garantire che non siano instaurati processi penali contro soggetti innocenti; alcuni, invece, ritengono che debba aggiungersi anche l'interesse del soggetto falsamente incolpato.

Dall'analisi della norma, abbiamo la calunnia formale, attuata mediante denuncia, qui intesa in senso ampio, quindi comprensiva di ogni tipo di notitia criminis, anche non qualificata o anonima, ma idonea a far sorgere un procedimento penale.

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Viene quindi esclusa tale fattispecie nei casi in cui il reato oggetto della denuncia sia sottoposto a condizione di procedibilità e questa manchi e nei casi in cui i fatti denunciati siano grotteschi o assurdi, tali quindi da escludere l'avvio di un procedimento penale.

La calunnia materiale invece dipende dalla simulazione delle tracce di reato, che non devono riguardare un reato veramente accaduto e che possono consistere sia in segni e indizi materiali che in segni sulla persona del denunciante o su altri.

In ogni caso dovranno essere in modo inequivocabile dirette ad indicare il soggetto incolpato quale responsabile del reato.

Il ragionamento della Corte di Cassazione.

Nel presente caso, i giudici hanno avuto modo di precisare che quanto agli effetti delle calunnia (368 c.p.), lo stesso imputato, aveva cercato più volte di simulare incidenti al fine di addebitare la responsabilità ai dirimpettai; inoltre, l'uomo oltre alle condotte costituenti di per sé reato (come minacce e molestie) arrecava continuamente disturbo ai due dirimpettai, staccandogli repentinamente l'energia elettrica al solo scopo di fare un dispetto.

Ebbene, secondo la Corte, quanto al reato di cui all'art. 612 bis c.p., quest'ultimo è un reato di evento e che proprio il nesso causale che si instaura tra le singole azioni (anche prive di autonoma rilevanza penale) consente di ricondurre (lo stato di ansia e paura) ad un unico disegno volto a provocare nelle vittima l'alterazione dell'equilibrio psichico. (Cass.

Penale 17 novembre 2015 n. 125099). Quindi tutte condotte "normativamente sussumibili nella stessa figura di reato di atti persecutori secondo il criterio d'imputazione unitaria che costituisce lo specifico di tale illecito penale (stalking).

Le conclusioni.

Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, la Corte di Cassazione Penale con la pronuncia in commento ha respinto il ricorso di Tizio e per l'effetto ha confermato la condanna per il reato di stalking emessa della Corte territoriale.

Scarica Corte di Cassazione Penale n. 43083 del 12 ottobre 2016

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