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Danni da infiltrazioni, attenti alle fatture gonfiate. Il  risarcimento del danno non può mai produrre un arricchimento
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Danni da infiltrazioni, attenti alle fatture gonfiate. Il risarcimento del danno non può mai produrre un arricchimento

Infiltrazioni: il risarcimento dei danni subiti non può determinare una condizione migliore

 

Il risarcimento del danno non può mai produrre un profitto del danneggiato rispetto alla situazione patrimoniale preesistente al fatto illecito. Di conseguenza, se il proprietario di un bene danneggiato dal fatto illecito altrui provveda a ripararlo prima di avere incassato il risarcimento, egli non potrà pretendere la rifusione dell'intera somma spesa per la riparazione, ove questa sia stata eccessiva in riferimento alle caratteristiche del bene danneggiato, ovvero se, per effetto della riparazione, il bene danneggiato abbia acquistato maggior pregio.
(Nella specie, ingenti infiltrazioni di umidità provenienti dalla terrazza condominiale avevano cagionato il deterioramento e il crollo degli intonaci dei soffitti, nonché vari danni alla carta da parati e agli arredi dell'appartamento sottostante.) Si legge nella sentenza:

Si deve, infatti, ribadire che funzione tipica del risarcimento, qualunque ne sia la forma, è di porre il patrimonio del danneggiato nelle medesime condizioni in cui si sarebbe trovato, se il fatto dannoso non si fosse prodotto; ciò può avvenire o mediante il pagamento di una somma pari alla diminuzione di valore subita dal bene leso, ovvero - quando sia possibile - restituendo al bene stesso il valore che esso aveva precedentemente alla lesione: alla prima modalità corrisponde la tecnica del risarcimento per equivalente; alla seconda quella del risarcimento in forma specifica.

Corollario di detta funzione del risarcimento è che esso non può creare in favore del danneggiato una situazione migliore di quella in cui si sarebbe trovato se il fatto dannoso non fosse avvenuto, immettendo nel suo patrimonio un valore economico maggiore della differenza patrimoniale negativa indotta dallo stesso.

Su tale criterio si fonda la regola della compensatio lucri cum damno, per la quale nella valutazione quantitativa del danno vanno detratti gli eventuali vantaggi che il fatto dannoso abbia procurato al danneggiato come conseguenza diretta ed immediata.

5.2.4. Pertanto, qualora la riparazione del pregiudizio subito vada oltre la ricostituzione della situazione anteriore e produca un vantaggio economico al danneggiato, il giudice deve tenerne conto, corrispondentemente riducendo la misura del risarcimento (Cass. 14 giugno 2001 n. 8062; 4 marzo 1983 n. 1636).

Senza contare che, in materia di risarcimento del danno, rientra nei poteri discrezionali del giudice del merito attribuire al danneggiato il risarcimento per equivalente anziché in forma specifica come domandato dall'attore e la valutazione di cui all'art. 2058, secondo comma, cod. civ. è insindacabile in sede di legittimità risolvendosi in un giudizio di fatto.

Sulla base di tali considerazioni (e così dovendosi intendere integrata e corretta la motivazione della sentenza impugnata, ex art. 384 c.p.c., essendo conforme a diritto il dispositivo sul punto), non si rivelano neanche configurabili le violazioni dell'art. 1226 c.c. lamentate da ambo le parti e non sussistono i vizi motivazionali rispettivamente dedotti: il danneggiato non può fondatamente invocare che non sarebbe stato tenuto conto di quanto provato e documentato circa gli effettivi esborsi, perché la quantificazione è stata motivatamente ritenuta eccessiva ed è correttamente avvenuta con riferimento ai "dati del mercato immobiliare, opportunamente portati a conoscenza del giudice" (in tal senso, proprio escludendo che in tali ipotesi si tratti di liquidazione equitativa ex art. 1226 c.c., v. Cass. 3327/2002; 1799/1995; 3090/1988).

Da parte sua il danneggiante non può fondatamente invocare che detto danno sia stato rapportato anche all'adeguamento monetario del canone, agli oneri condominiali ed agli aumenti per locazione di immobili arredati, posto che il parametro adottato dal giudice di merito è stato quello dell'equivalenza all'alloggio resosi inabitabile e che il giudice stesso ha congruamente motivato circa la verosimiglianza della richiesta delle predette maggiorazioni da parte di un locatore medio (e, si aggiunge, senza che risultino addotte specifiche dimostrazioni - e non semplici argomentazioni - contrarie in sede di merito da parte del Condominio ricorrente).

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Anna
Anna 23-04-2017 10:49:19

Volevo porre alla vostra attenzione il mio problema in quanto abito l'appartamento al piano terra di un condominio dove c'e un giardino sul retro esattamente sotto le mie finestre già predisposto di cancelletto di ingresso avendo chiesto l'acquisto del suddetto in assemblea circa 5 anni fa e non avendo raggiunto l'unaminità non ho potuto farlo.vi faccio notare che ilmio vicino ha acquistato in fase di costruzione ilgiardino confinante per cui è diviso da una siepe suddetto giardino al momento è condominiale ma non ci va nssuno,in 20 anni che ci abito non è mai stato usato la domanda è devo ristrutturare nel caso il comune approvi di trasformare l'attualr finestra in porta finestra posso usarlo per il passaggio o devo richiedere di nuovo l'acqusto in assemblea in tal caso è cambiato qualcosa o serve ancora l'unaminità? Grazie avrei molto piacere di avere una vostra risposta Anna

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