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Non è possibile aumentare le spese per la pulizia delle scale allo studio professionale a causa del via vai dei clienti
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Non è possibile aumentare le spese per la pulizia delle scale allo studio professionale a causa del via vai dei clienti

Delibera assembleare e maggiorazione della aliquota relativa alle spese di pulizia delle scale comuni nei confronti del titolare dello studio professionale

 

La ripartizione delle spese per la pulizia delle scale secondo quanto previsto dall'art. 1124 cod. civ. appare adeguato alla ratio di tale disposizione, la quale va ravvisata nel fatto che, a parità di uso, i proprietari dei piani alti logorano di più le scale rispetto ai proprietari dei piani più bassi, per cui devono concorrere in misura maggiore alla spese di ricostruzione e manutenzione.

Conformemente, a parità di uso, i proprietari di piani più alti imbrattano le scale in misura maggiore rispetto ai proprietari dei piani più bassi, per cui devono contribuire in misura maggiore alle spese di pulizia.

Va soltanto chiarito che la ripartizione delle spese deve essere fatta con applicazione del criterio dell'altezza di piano; la disposizione contenuta nell'art. 1124 cod. civ. comma 1, secondo la quale la metà delle spese per la ricostruzione e manutenzione delle scale va effettuata in base ai millesimi, appare posta in essere in deroga seppur parziale di tale criterio (applicativo del principio generale di cui all'art. 112 3 cod. civ., comma 2) e quindi non può trovare applicazione analogica con riferimento a spese diverse da quelle espressamente considerate.

Sulla base di tali premesse, non essendo possibile individuare un diverso criterio oggettivo di ripartizione delle spese e non potendosi, per le considerazioni svolte, riconoscere all'assemblea un potere discrezionale in tale materia, sussistono le condizioni per una applicazione analogica dell'art. 1124 cod. civ. In tal caso, per quanto detto, andrà applicato per intero il criterio della altezza di piano.

Si deve solo aggiungere che, con riferimento alle spese in questione non sarebbe neppure ipotizzabile dal punto di vista logico (a prescindere dalla mancanza di un fondamento normativo) una ripartizione basata sulla diversa destinazione (abitativa o meno) delle singole unità immobiliari o dei soggetti che utilizzano le unità immobiliari.

Il deterioramento delle scale, infatti, è lo stesso al prescindere del numero delle persone che accedono alle singole unità immobiliari, logorio stimabile oggettivamente solo in ragione dell'altezza del piano della abitazione. .

Nel caso di specie la ricorrente è proprietaria di un appartamento posto al piano terra pertanto, appare ragionevole affermare che ella contribuisca in minima parte al logorio ovvero all'imbratto delle scale considerata nella sua interezza di cosa comune, pertanto ella dovrà partecipare in misura ridotta e la relativa aliquota di percentuale relativa alla quota di pulizia delle scale dovrà essere ridotta rispetto ai condomini dei piani alti.

(Fattispecie relativa alla nullità e/o annullabilità della delibera assembleare con la quale era prevista l'applicazione nei confronti della titolare dello studio di una quota del 30% di maggiorazione della aliquota relativa alle spese di pulizia delle scale comuni a causa del via vai dei clienti.)

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