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Urgente necessità di accedere dalla terrazza di proprietà esclusiva  per procedere alla sostituzione del serbatoio dell'acqua, rifiuto autorizzazione da parte della proprietaria
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Urgente necessità di accedere dalla terrazza di proprietà esclusiva per procedere alla sostituzione del serbatoio dell'acqua, rifiuto autorizzazione da parte della proprietaria

Riparazioni urgenti di un serbatoio, accesso possibile esclusivamente dalla terrazza di un condomino - Autorizzazione ad accedere

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele - Presidente

Dott. BURSESE Gaetano Antonio - rel. Consigliere

Dott. MAZZACANE Vincenzo - Consigliere

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria - Consigliere

Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

BR. GI. TE. (OMESSO), elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall′avvocato GIULIANI ROBERTO;

- ricorrente -

contro

PI. VI. (OMESSO);

- intimata -

avverso la sentenza n. 1168/2003 della CORTE D′APPELLO di CATANIA, depositata il 02/12/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/04/2010 dal Consigliere Dott. GAETANO ANTONIO BURSESE;

udito l′Avv. GIULIANI Roberto, difensore della ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l′inammissibilita′ o manifesta infondatezza del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

PI.Vi. con ricorso ex articolo 700 c.p.c., adiva il Pretore di Ragusa, e, premesso di condurre in locazione un appartamento facente parte dell′edificio condominiale di via (OMESSO) e di avere urgente necessita′ di accedere dalla terrazza di proprieta′ della condomina Br.Ma. Te. per procedere alla sostituzione del serbatoio dell′acqua che serviva il suo appartamento, raggiungibile unicamente attraverso la terrazza della medesima Br. ; premesso ancora che quest′ultima aveva opposto un netto rifiuto alla sua richiesta di accesso alla terrazza, formulata da essa ricorrente sia verbalmente che tramite 2 telegrammi; tutto cio′ premesso, chiedeva al giudice adito di autorizzarla ad accedere sul terrazzo in parola al fine di sostituire il recipiente in questione ed effettuare quanto necessario per la riparazione dell′impianto idraulico.

Il Pretore, inaudita altera parte, con decreto del 17.6.95 autorizzava la ricorrente a quanto richiesto. La Br. , nel costituirsi contestava il ricorso, rilevando che secondo una prassi ormai consolidata, i condomini, che avevano necessita′ di accedere ai rispettivi serbatoi dell′acqua, avrebbero dovuto preavvisarla con telegramma, almeno 15 giorni prima del programmato intervento; che, nella fattispecie, aveva saputo con ritardo dei telegrammi a lei inviati dalla Pi. ma che, conosciuta la sua richiesta, si era messa in contatto telefonico con l′idraulico di fiducia dell′attrice, il cui intervento tuttavia era stato impedito proprio da quest′ultima, che aveva nel frattempo iniziato l′azione civile in parola.

La fase cautelare della procedura in esame si concludeva con la conferma del decreto pretorile del 17.6.95 che aveva accolto l′istanza cautelare.

Il giudizio di merito veniva quindi promosso dalla Br. che contestava la domanda avversa; all′esito dell′istruttoria, il tribunale di Ragusa con sentenza del 15.5.200 accoglieva la domanda della Pi. , condannando la controparte al pagamento delle spese processuali.

Rilevava che da parte della Br. non vi era contestazione dell′esistenza della servitu′ ma soltanto della modalita′ del suo esercizio (pretendendo il rispetto della propria lettera circolare inviata a tutti condomini nel dicembre del 1982) e che la ricorrente aveva reale urgenza di riparare il proprio serbatoio idrico.

La sentenza veniva appellata dalla Br. che ribadiva l′insussistenza dei presupposti per l′accoglimento dell′istanza cautelare dell′appellata. L′adita Corte d′Appello di Catania, con sentenza n. 1168 depositata in data 2.12.2003, rigettava l′impugnazione e condannava l′appellante al pagamento delle spese del grado.

Avverso la decisione suddetta la Br. propone il ricorso per cassazione sulla base 7 motivi; l′intimata non ha proposto difese; la ricorrente ha depositato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L′esponente con i primi sei motivi del ricorso, denunzia l′omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza, contestando l′esistenza sia dei motivi d′urgenza prospettati dalla controparte per potere accedere sul terrazzo, allo scopo di procedere ai lavori di riparazione del proprio serbatoio dell′acqua potabile che era rimasto scoperchiato; sia l′illegittimita′ del suo rifiuto di consentire l′accesso in parola, giustificato in definitiva da circostanze contingenti.

Assume in specie la ricorrente (con il primo motivo) di non aver mai frapposto ostacoli ai condomini che avevano necessita′ di raggiungere i recipienti dell′acqua di loro pertinenza per ispezioni o riparazioni, come peraltro riconosciuto in altra sentenza emessa dallo stesso tribunale di Ragusa nel 1982 (sentenza n. 605/1996) nel corso di altro procedimento contro lei intentato da tutti i condomini dello stabile.

Osserva ancora (con il 2 e 3 e 4 e 5 motivo) che la Pi. era a conoscenza della "lettera circolare" predisposta da essa Br. nel 1982, con la quale si era stabilito che i condomini dovessero chiedere con almeno 15 giorni di anticipo il permesso per l′accesso ai serbatoi e lamenta che i giudici di merito abbiano "liquidato" la questione, ... "affermando da una parte che il fatto era ininfluente e dall′altra pare che la regolamentazione della servitu′ non poteva essere lasciata al potere discrezionale del proprietario del fondo servente ( Br. ) ma doveva basarsi sull′accordo delle parti".

In realta′ non poteva ritenersi arbitraria l′autoregolamentazione del servizio, in mancanza di un regolamento di condominio che salvaguardasse la propria riservatezza.

Nella fattispecie poi essa esponente aveva saputo con ritardo della richiesta della Pi. effettuata tramite i 2 telegrammi, ma, una volta conosciuta la questione, si era subito attivata mettendosi in contatto con l′idraulico di fiducia di quest′ultima, che ne aveva poi ostacolato l′intervento.

Notava ancora che comunque la richiesta della Pi. era ingiustificata in quanto non corrispondeva al vero - come invece ritenuto dai giudici di merito - che la medesima nel 1995 si era trasferita nel nuovo appartamento del 1 piano.

In sostanza l′azione proposta dalla condomina era di "mero disturbo" e "provocatoria" nei suoi confronti, non avendo la medesima alcun reale bisogno di accedere al serbatoio in parola.

Le doglianze non hanno pregio.

Invero i denunziati difetti o contraddittorieta′ della motivazione (peraltro neppure indicati in modo specifico) in buona sostanza si risolvono in questioni di mero fatto tendenti ad una rivalutazione del merito, come tali inammissibile nel giudizio di legittimita′.

L′articolo 360 c.p.c., n. 5, non conferisce- com′e′ noto - alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l′esame e la valutazione fatta dal giudice di merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento e all′uopo valutare le prove, controllarne l′attendibilita′ e le concludenza e scegliere tra le risultanze quelle ritenute piu′ idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. n. 15355 del 9.08.2004; Cass. 1014 del 19.1.2006;Cass. n. 2272 del 2.02.2007; Cass., n. 9368 del 21.04.2006).

Nella fattispecie le valutazioni del giudice a quo sono sorrette da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici, che, d′altra parte, la ricorrente non ha saputo neppure indicare.

Infine appare infondato anche il 7 motivo del ricorso (violazione dell′articolo 91 c.p.c.) in quanto la condanna della ricorrente alle spese processuali da parte dei giudici di merito, e′ giustificata proprio dalla sua totale soccombenza, ai sensi del citato articolo 91 c.p.c..

Conclusivamente il ricorso dev′essere rigettato - Nulla per le spese.

P.Q.M.

La Corte rigetto il ricorso.

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Pietro
Pietro mercoledì 20 gennaio 2016 alle ore 16:44

Buonasera. Non spiegate come e dove si deve tenere l'assemblea convocata direttamente dai condomini se L'amministratore, su richiesta dei condomini, indice una riunione troppo lontana nei tempi.

Salvo44
Salvo44 sabato 05 agosto 2017 alle ore 09:51

Se è stata valuta la legge sul condominio vuol dire che era necessaria per evitare abusi e consumi da parte di amministra. L'avete mai visto un amministratore venire nel condominio a rendersi conto dei beni da riservare? o di provvedere a qualche lavoro di conservazione? In ventanni che stò in questo condominio dove abito non l'ho visto mai.

Dan
Dan domenica 05 novembre 2017 alle ore 13:36

Scusa Salvo 44 ma che intendi con "beni da riservare" ?
Comunque ancora non capisco come fa un amministratore a sapere "quando" gli mettono in cassetta la giacenza al tizio mica è obbligato a guardare sul sito poste italiane l'esito, non parliamo pio se sono poste private. Inoltre verrebbero tempi geologici visto che può essere ritirata entro 30 giorni. Ma poi chi se ne frega se quello non la riceve ? Mica è colpa dell'amministrazione fa fede il timpro postale dell' doc di invio rilasciato dalle poste. Dopo di che nulla è a lui imputabile se la posta è lenta.
La cassazione rompe sempre le scatore oltre a non servire a nulla...

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