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Il portiere che parla male del condominio può essere licenziato
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Il portiere che parla male del condominio può essere licenziato

Deve essere licenziato il portiere che minacci il proprio sostituto o usi turpiloquio riferendosi al condominio

 

La Corte di Cassazione ha stabilito che il portiere che parla male dei condomini o degli operatori dello stabile in cui lavora, legittimamente, può essere licenziato.

Il turpiloquio di un portiere nei confronti del condominio è "un comportamento contrario al vivere civile della comunita' dell'edificio" che interrompe quel legame di fiducia che deve sussistere tra datore e prestatore di lavoro.

Sulla base di queste motivazioni la Corte di Cassazione ha confermato la decisone della Corte d’appello con cui è stata ritenuta sussistente la giusta causa di licenziamento di un portiere di Palermo, che aveva più volte parlato male dei condomini del palazzo in cui lavorava e minacciato anche un addetto alle pulizie dell'edificio (fino a provocarne l’allontanamento dal posto di lavoro).

La legittimità di tale licenziamento non è esclusa dalla mancata compilazione ed affissione del codice disciplinare previsto dall’art. 7 della L. 300 del 1970, come obiettato dal portiere licenziato.

«L’esigenza di affissione sussiste quando trattisi di illeciti consistenti in violazione di discipline aziendali ignote alla generalità e perciò difficilmente conoscibili se non espressamente previste, mentre non sussiste per i comportamenti manifestamente contrastanti con la legge e col contratto o con valori comunemente accettati». (Cfr. Cass. 18 febbraio 1995 n. 1747,18 giugno 1996 n. 5583, 8 febbraio 2000 n. 1412).

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