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Il Comune non può revocare il contributo concesso al Condominio per la ristrutturazione delle parti comuni solo perché scopre che l'impresa appaltatrice non è in regola con il DURC.
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Il Comune non può revocare il contributo concesso al Condominio per la ristrutturazione delle parti comuni solo perché scopre che l'impresa appaltatrice non è in regola con il DURC.

Condominio e ristrutturazioni parti comuni. Il Comune non può revocare il contributo a distanza di anni

Avv. Giuseppe Nuzzo  

Ristrutturazione della parti comuni. Illegittima la revoca del contributo concesso dal Comune anche se la ditta appaltatrice non è in regola con il DURC

Il caso - Il condominio si era aggiudicato il contributo a fondo perduto messo a bando dal Comune di Napoli per interventi di recupero delle parti comuni di edifici cittadini. Come previsto dall'avviso pubblico, i lavori erano stati affidava ad una ditta scelta necessariamente tra quelle iscritte in un apposito elenco tenuto dallo stesso ente locale.

Terminati i lavori, il Condominio otteneva il versamento della prima tranche del contributo. Decorsi due anni, sollecitava il pagamento della seconda trance.

Solo a questo punto, dopo apposite verifiche, il Comune accertava delle irregolarità nel documento unico di regolarità contributiva (DURC) presentato dalla ditta che aveva eseguito i lavori.

In conseguenza di ciò, l'amministrazione non solo non versava la restante parte del finanziamento, ma chiedeva al Condominio la restituzione di quanto già pagato, nonostante il tempo trascorso dalla data di ultimazione dei lavori. Orari dei lavori di ristrutturazione e rimedi

Il Tribunale amministrativo campano ha accolto il ricorso del Condominio ritenendo che, nel caso di specie, l'azione amministrativa dispiegata non è stata condotta secondo i canoni di legittimità, di proporzionalità e di ragionevolezza propri del diritto amministrativo.

L'irregolarità contributiva dell'appaltatore non può ricadere sul condominio. L'atto adottato dal Comune – osserva il giudice - ha ingiustamente fatto gravare sul Condominio una irregolarità – seppur grave, inerendo la regolarità contributiva dell'impresa – imputabile alla sola ditta appaltatrice, scelta, peraltro, tra quelle indicate dallo stesso Comune.

Controlli a rilento. L'illegittimità del provvedimento appare ancor più evidente ove si tenga conto del considerevole il lasso di tempo trascorso tra l'attribuzione del beneficio e l'atto di autotutela, dovuto esclusivamente al ritardo con il quale l'amministrazione ha provveduto ad effettuare i controlli sulla autenticità e regolarità della documentazione prodotta dalla ditta interessata.

“Ai sensi dell'art. 21-nonies l. 241/1990” – osserva il Tar – “l'annullamento d'ufficio dell'atto amministrativo illegittimo può avvenire sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati”.

L'annullamento d'ufficio può essere disposto, in definitiva, “all'esito di una complessa valutazione degli interessi pubblici e privati coinvolti nella fattispecie e del tempo trascorso, valutazione che, nel caso di specie, è stata del tutto omessa”.

Il principio del legittimo affidamento. In altre parole, il Comune deve attivarsi subito e procedere in tempi rapidi alle necessarie verifiche sulla regolarità della documentazione presentata dall'impresa appaltatrice.

Se non lo fa, e nel frattempo trascorre un lasso di tempo tale da consolidare la posizione di vantaggio riconosciuta al privato, quest'ultimo non può subire le conseguenze negative connesse all'inerzia della pubblica amministrazione.

Si tratta di un'applicazione del principio del legittimo affidamento del privato nell'azione amministrativa, elaborato dalla giurisprudenza comunitaria e recepito ormai da tempo anche nel nostro ordinamento.

Principio tanto più valido nel caso di specie, dove l'irregolarità contestata non è riconducibile ad oneri o negligenze del Condominio che ha beneficiato del contributo, ma solo alla ditta appaltatrice scelta tra quelle indicate dallo stesso Comune per l'esecuzione dei lavori.

In sede di annullamento in autotutela, conclude il giudice amministrativo, “è necessario pertanto che l'amministrazione espliciti in sede motivazionale la compiuta valutazione comparativa tra interessi configgenti in modo che la motivazione risulti tanto più intensa, quanto maggiore sia l'arco temporale trascorso dall'adozione dell'atto da annullare”.

Conclusioni. Alla luce delle considerazioni esposte secondo il TAR Campania l'annullamento d'ufficio del contributo già concesso, adottato dal Comune in autotutela, deve ritenersi illegittimo se i controlli dell'Ente non sono stati tempestivi ed hanno riguardano un'irregolarità contributiva riconducibile unicamente alla ditta appaltatrice, peraltro scelta tra quelle indicate della stessa amministrazione comunale.

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Scarica TAR Campania - Napoli, n. 1433 del 6 marzo 2015

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