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Emissione di assegno senza provvista e conseguenze per condominio e amministratore
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Emissione di assegno senza provvista e conseguenze per condominio e amministratore

Cosa rischia il condominio e l'amministratore in caso di assegno scoperto

Avv. Alessandro Gallucci 

Che cosa vuol dire emissione di un assegno senza provvista e quali sono le conseguenze per l'amministratore e per il condominio in questa ipotesi?

Chiunque sia titolare di un rapporto di conto corrente può chiedere all'istituto di avere a disposizione un carnet di assegni, ossia uno strumento di pagamento che gli consente di disporre delle somme presenti su quel conto.

L'assegno bancario (o postale), in poche parole, altro non è che un ordine di pagamento. Il traente, ossia la persona che emette l'assegno, ordina al trattario, cioè l'istituto autorizzato al disporre del conto, di pagare il beneficiario, ossia la persona cui è intestato l'assegno stesso.

=> L'amministratore che emette un assegno scoperto senza dichiarare di essere l'amministratore del condominio si prende un bel protesto.

La legge disciplina specificamente le ipotesi di assegni emessi senza provvista e senza autorizzazione.

Questa seconda ipotesi è quella più grave perché si sostanzia nell'emissione di un assegno legato ad un conto corrente senza che ciò sia possibile perché non si rinviene alcun collegamento tra il traente e il titolo, oppure perché successivamente a degli inadempimenti v'è stato un divieto di emissione di assegni.

In questo contesto s'inserisce l'emissione dell'assegno senza provvista.

Un esempio ci aiuterà a comprendere meglio questi passaggi.

Si supponga che Tizio, amministratore del condominio Alfa, emetta un assegno in favore di Caio, titolare dell'impresa Beta. Tizio emette l'assegno credendo presente sul conto la provvista necessaria a consentirne il pagamento, ma così non è.

Durante il periodo per la presentazione all'incasso previsto dalla legge (8 giorni dalla data di emissione riportata sul titolo, se pagabile nello stesso comune in cui fu emesso, o 15 giorni, se pagabile in altro comune, cfr. l. n. 1736/33) fa sì che in quel lasso di tempo sul conto corrente debba essere presente la somma necessaria ad evadere l'ordine di pagamento.

Così non fosse il titolare del conto potrebbe andare incontro ad una sanzione da € 516,00 ad € 6.197,00. Usiamo il condizionale in quanto la legge consente al traente di sanare la propria posizione; a disciplinare questa ipotesi è la legge n. 386/90 e più nello specifico l'art. 8 che nei casi di assegni emessi senza provvista specifica che “le sanzioni amministrative non si applicano se il traente, entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell'assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente”.

In buona sostanza, ferma restando l'eventuale levata di protesto (che è legato comunque alla prima presentazione del titolo), l'istituto di credito deve portare il traente a conoscenza, con mezzi certi e presso il domicilio eletto, della possibilità di evitare le sanzioni amministrative con il pagamento di quanto sopra indicato. Tale pagamento deve avvenire con le modalità previste dalla legge, ossia:

a) nelle mani del portatore del titolo o presso lo stabilimento trattario mediante deposito vincolato al portatore del titolo;

b) presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto o ha effettuato la constatazione equivalente (art. 8, secondo comma, l. n. 386/90).

La prova dell'avvenuto pagamento, specifica il terzo comma dell'art. 8, deve essere fornita dal traente allo stabilimento trattario o, in caso di levata del protesto o di rilascio della constatazione equivalente, al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell'importo dovuto.

L'inosservanza di tali disposizioni, che si ritiene avvenuta anche se viene solamente pagato l'importo facciale dell'assegno, comporta la comminazione della sanzioni amministrative suindicate nonché il divieto per l'amministratore condominiale di emettere assegni per un periodo di sei mesi che decorrono dalla data di iscrizione del nominativo nell'apposito archivio tenuto presso la Banca d'Italia (cfr. artt. 9 e 10-bis l. n. 386/90).

=> Cosa succede se si paga al finto amministratore?

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