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Nelle cause condominiali le sentenze sfavorevoli al condominio possono essere impugnate dai singoli condomini
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Nelle cause condominiali le sentenze sfavorevoli al condominio possono essere impugnate dai singoli condomini

Condominio e controversie, tutti i comproprietari hanno diritto di partecipare direttamente alla causa

Avv. Alessandro Gallucci  

Si è soliti sentir dire che il condominio è un ente di gestione sprovvisto di personalità giuridica distinta da quella dei suoi partecipanti. Sebbene le Sezioni Unite, con la storica sentenza n. 9148/08, abbiano spiegato perché il riferimento al così detto ente di gestione è da ritenersi erroneo, la giurisprudenza, di merito e di legittimità, continua ad utilizzarlo.

Giustezza a parte, una cosa è indiscussa: allo stato attuale è opinione diffusa (seppur non unanime) che il condominio non abbia diritto di cittadinanza nell’ambito dell’ordinamento giuridico.

Così mentre, giuridicamente, è possibile tenere distinti i tesserati della piccola associazione “reduci di guerra” dall’associazione stessa, non sarà così per i partecipanti ad un qualsiasi condominio sia che lo stesso conti pochi comproprietari sia che ne annoveri centinaia.

Una delle conseguenze di questa mancanza di differenza tra condominio e partecipanti alla compagine sta nel fatto che per le ipotesi di controversie che lo riguardino, tutti i comproprietari hanno diritto di partecipare direttamente alla causa. Ciò tanto se l’amministratore, in nome e per conto di tutti, si costituisca in giudizio tanto se, per negligenza o per contraria decisione assembleare, il legale rappresentante decida di non agire.

Questa impostazione giurisprudenziale è stata ribadita di recente dalla Suprema Corte di Cassazione a dire della quale " configurandosi il condominio come un ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, l'esistenza di un organo rappresentativo unitario, quale l'amministratore, non priva i singoli partecipanti della facoltà di agire a difesa dei diritti, esclusivi e comuni, inerenti all'edificio condominiale.

Ne consegue che ciascun condomino è legittimato ad impugnare personalmente anche per cassazione, la sentenza sfavorevole emessa nei confronti della collettività condominiale ove non vi provveda l'amministratore" (Cass. 22 giugno 2011 n. 13670).

Un esempio chiarirà ogni eventuale dubbio.

Tizio, proprietario di un’unità immobiliare nel condominio Alfa, decide d’impugnare una deliberazione assembleare poiché a suo dire non è stato invitato alla riunione. Ricevuta la notificazione dell’atto d’impugnazione, l’amministratore, nell’ambito delle sue prerogative, si costituisce in giudizio contestando il fondamento delle richieste giudiziali di Tizio. Vinto il primo grado, il condominio soccombeva in appello. A quel punto la compagine deliberava di non resistere nel giudizio di Cassazione. Non tutti i condomini si mostravano d’accordo con questa decisione.

In questo contesto, Caio, da sempre convinto della pretestuosità delle doglianze di Tizio, decide di rivolgersi ad un legale per impugnare, nel limite dei suoi diritti, la sentenza d’appello.

In questi casi è evidente che l’eventuale pronuncia favorevole al condomino spiegherebbe i propri effetti nei confronti di tutta la compagine.

Certo, soprattutto se l’inattività dell’amministratore sia dovuta ad una decisione dell’assemblea, anche a sue spese visto che, a parte il caso di condanna della controparte, egli non potrà chiedere al condominio il rimborso delle spese legali sostenute.

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