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Condannato il titolare del bar che impedisce il riposo del vicinato
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Condannato il titolare del bar che impedisce il riposo del vicinato

L'ennesima condanna al titolare del bar per disturbo della quiete del condominio

 

Ancora una condanna per un gestore di un esercizio pubblico troppo rumoroso

Pubblici esercizi e disturbo delle persone: responsabilità diretta e indiretta dei gestori. A distanza di appena un mese da una sua recente pronuncia (

=> Quando i gestori dei locali vengono puniti per gli aschiamazzi prodotti dai clienti) la Cassazione torna ad occuparsi del disturbo alle persone che spesso viene arrecato dai locali pubblici presenti nei centri abitati: con la pronuncia n. 41992 dello scorso 9 ottobre, infatti, il Supremo Collegio ha confermato la condanna inflitta al gestore di un bar per la rumorosità delle attrazioni offerte alla propria clientela.

Responsabilità diretta del proprietario, quindi: se infatti nella maggior parte dei casi sono gli avventori, accusati di essere troppo rumorosi, ad inguaiare i gestori dei locali poiché indirettamente responsabili del fastidio recato dai propri clienti, non mancano tuttavia i casi in cui ad essere direttamente responsabili del disturbo sono gli stessi gestori dei pubblici locali.

Proprio come nella vicenda decisa con la citata sentenza n. 41992/2104 con cui i Giudici di Piazza Cavour hanno riconosciuto la responsabilità del gestore di un bar le cui notturne emissioni sonore, in più occasioni, avevano costretto i vicini a rivolgersi alle autorità (tanto che era stata anche emessa un'ordinanza del Sindaco per inibire gli spettacoli effettuati all'interno di tale bar).

Musica e divertimento, ok: ma meglio se sottovoce. Le serate all'insegna della musica sono state però troppe e soprattutto troppo alto il volume delle emissioni sonore: ciò, secondo la Cassazione, ha arrecato disturbo al riposo delle persone, integrando quindi gli estremi del reato di cui all'art. 659 cod. pen. e giustificando la condanna del proprietario del bar a 200,00 di ammenda ed al risarcimento dei danni causati ai vicini costituitisi parti civili (€ 1.500,00 ciascuno) nonché al rimborso delle spese legali da questi sostenute per affrontare appunto il processo.

La prova del disturbo è stata fornita sia dalle rilevazioni dei tecnici dell'ARPA (intervenuti in occasione di una serata di cabaret in corso di svolgimento all'interno del bar), sia soprattutto dalle testimonianze raccolte durante il processo nel corso del quale sono intervenuti alcuni residenti della zona le cui concordi dichiarazioni hanno indotto il Tribunale di Brindisi (nell'allora esistente sezione distaccata di Francavilla Fontana) a ritenere che "le emissioni sonore in questione superavano i limiti della normale tollerabilità", considerata la diffusione di "musica ad alto volume, anche di notte oltre il normale orario di apertura" (Cass. Pen. Sez. III, sent. n. 41992 del 09/10/2014).

Gestire un bar non è come dirigere un cantiere edile. La Cassazione, rigettando il ricorso del gestore condannato in primo grado, ha colto l'occasione per chiarire come il disturbo sonoro generato dall'attività ricettiva integri gli estremi del reato previsto dal primo comma dell'art. 659 cod. pen. e non quello indicato dal secondo e meno grave comma della medesima norma, la cui applicazione era invece stata invocata dall'imputato: mentre l'ipotesi descritta nella seconda parte dell'art. 659, infatti, punisce (meno pesantemente) i rumori prodotti da chi esercita una professione o un mestiere rumoroso per sua natura, derivanti cioè "dall'utilizzazione dei normali mezzi di esercizio del mestiere", quella prevista nel primo comma sanziona invece le "emissioni sonore aggiuntive, non strettamente connesse all'esercizio dell'attività" (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 41992 del 09/10/2014).

Peraltro già in passato la stessa Cassazione aveva ricordato come "l'esercizio di un bar non costituisce un mestiere di per sé rumoroso, sicché i rumori molesti provocati da tale esercizio possono integrare la fattispecie di cui all'art. 659, primo comma, cod. pen." (Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 1561 del 05/12/2006).

Stop a musica, rumori e schiamazzi. La linea dettata dalla Giurisprudenza di Legittimità è pertanto chiara: i locali sono liberi di allietare le serate dei clienti ed offrire loro occasione di svago ma questo non deve prevaricare il diritto del vicinato di riposare, specie da un certo orario in poi: questo vuol dire che nelle ore notturne niente orchestrine che si esibiscono all'esterno dei bar (Cass. Pen. sent. n. 1561/2006); vuol dire stop all'abnorme propagazione di strepiti, schiamazzi, rumori di cucina e "chiamate"(Cass. Pen., sent. n. 7288/1994); vuol dire naturalmente anche attenzione agli schiamazzi e rumori provocati, con disturbo delle persone, dagli avventori (Cass. Pen., sent. n. 16686/2003).

La sanzione altrimenti scatterà in maniera praticamente automatica, considerata la natura contravvenzionale del reato in questione e quindi la non necessità di provare una colpa specifica da parte del proprietario, incastrato dall'esistenza stessa del disturbo che, da sé, dimostra la violazione della legge (e quindi il reato).

=> Sesso rumoroso? Meglio fare piano altrimenti si rischia una condanna per stalking

Scarica Corte di Cassazione, sez. III Penale, 9 ottobre 2014, n. 41992

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