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Concessione edilizia in sanatoria per beni sottoposti a vincolo storico artistico: non è concedibile senza il parere dell'autorità preposta
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Concessione edilizia in sanatoria per beni sottoposti a vincolo storico artistico: non è concedibile senza il parere dell'autorità preposta

Concessione edilizia in sanatoria e dei beni immobili sottoposti a vincolo storico – artistico

Avv. Alessandro Gallucci 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza 27 aprile 2010 n. 2373, torna ad occuparsi del tema della concessione edilizia in sanatoria e dei beni immobili sottoposti a vincolo storico – artistico. Secondo i massimi giudici amministrativi è illegittimo il provvedimento concessorio rilasciato dal comune competente senza il necessario parere positivo del Ministero per i Beni Culturali e ambientali preposto a fornirlo “ Ex art. 32 l. 47/1985.

Prima di entrare nello specifico del caso affrontato dal Consiglio di Stato vale la pena svolgere alcune considerazioni di carattere generale. La succitata legge 47 detta “ norme in materia di controllo dell'attività urbanistico – edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie”.

Nel linguaggio comune è ben più nota come legge sul condono edilizio. Il condono altro non è che una sorta di sanatoria ex post delle infrazioni di carattere urbanistico.

In sostanza in presenza di una legge che disciplini un così detto condono, chi ha costruito abusivamente può, pagando una cifra variabile a seconda del genere d’infrazione, vedersi sanati gli abusi e gli eventuali reati commessi.

La legge n. 47 consentiva l’ottenimento della concessione edilizia in sanatoria anche nel caso di immobili sottoposti a particolari vincoli.

In queste ipotesi però, era necessario conseguire un parere favorevole da parte dell’amministrazione competente.

E’ chiaro, in tal senso, il primo comma dell’art. 32 l. n. 47/85 a mente del quale “ fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso.

Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto.

Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo.

Il parere non è richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte”.

Le esclusioni indicate dall’art. 33 riguardano sostanzialmente zone sottoposte a vincolo di inedificabilità per ragioni, tra le altre, di interesse paesaggistico – ambientale.

Nel caso cui la sentenza n. 2373/10 ha dato giustizia in comune competente aveva rilasciata concessione edilizia in sanatoria su immobile sottoposto a vincolo storico artistico nonostante il Ministero per i Beni Culturali e ambientali non avesse rilasciato alcun parere favorevole.

L’ente locale aveva fondato la sua decisione sul fatto che il Ministero competente avesse formulato una nota di segno positivo rispetto al provvedimento sanatorio. Tale nota, però, a dire dell’ente ministeriale non aveva il valore di parere “ Ex art. 32 l. n. 47/1985.

Il ministero, dunque, si attivava proponendo ricorso al Consiglio di Stato, avverso la decisione del T.A.R. che, invece, gli aveva sostanzialmente dato torto.

Il Consiglio di Stato, riconoscendo fondate le doglianze del ministero, ha affermato che deve “ escludersi che il rilascio della concessione edilizia in sanatoria possa impedire la tutela dei valori storico artistici di cui il bene stesso è espressione intrinseca, stante l'autonomia del potere esercitato rispetto a quello inerente al controllo dello sviluppo urbanistico ed edilizio del territorio, nonché la preminenza dell'interesse salvaguardato - oggetto di specifica considerazione per effetto dell'art. 9, secondo comma della Costituzione - su ogni altro che possa coinvolgere l'utilizzo del bene” (C.d.S. 27 aprile 2010 n. 2373).

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