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Restituzione delle rate condominiali versate in eccesso: come tutelarsi se l'amministratore nega?
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Restituzione delle rate condominiali versate in eccesso: come tutelarsi se l'amministratore nega?

Come fare per ottenere la restituzione delle rate condominiali versate in eccesso

Avv. Alessandro Gallucci  

Tizio, proprietario di un’unità immobiliare nel condominio Alfa, si accorge che, per errore, in relazione alla stessa mensilità lui e sua moglie hanno versato due volte la quota di riferimento.

Il condomino decide di spiegare il qui pro quo all’amministratore che, sorprendentemente, nega il fatto e dice comunque afferma che la vicenda verrà affrontata dall’assemblea che all’approvazione del rendiconto deciderà il da farsi. Così stando le cose i condomini decidono di attendere il consesso assembleare.

L’amministratore, inspiegabilmente, non inserisce il “doppio versamento” nel rendiconto (pur essendo il tutto debitamente documentato da sue ricevute) così il conto consuntivo in relazione alla “voce” di Tizio e di sua moglie risulta in perfetto pareggio, ossia: né dare né avere. Per il resto il documento contabile non pare presentare errori.

Nonostante Tizio abbia specificato agli altri condomini il fatto, l’assemblea, con il voto contrario dell’interessato, ha approvato il rendiconto.

E’ bene ricordare, per completezza, che in prima convocazione il rendiconto è regolarmente approvato con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio, mentre in seconda convocazione è valido se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell'edificio.

Ciò detto, è necessario comprendere: che cosa possono fare Tizio e la moglie Caia per ottenere la restituzione del maltolto? Essi hanno in mano tutte le ricevute dell’anno di gestione di riferimento e possono agevolmente dimostrare qual è il mese in cui hanno pagato due volte.

Quale sarà l’azione migliore? L’impugnazione del rendiconto o l’azione di restituzione dell’indebito? Il documento contabile, in effetti, è errato.

Esso avrebbe dovuto contenere l’indicazione della maggior quota e quindi evidenziare un credito del condomino verso la compagine.

Impugnare il rendiconto però, in relazione al caso di specie, sarebbe operazione eccessivamente costosa è inutilmente lunga.

L’impugnante, infatti, dovrebbe contestarne la validità per ottenere la dichiarazione di riconoscimento e d’inserimento di una somma e la contestuale richiesta di sua restituzione.

Visto e considerato che l’amministratore, non inserendola nel rendiconto, se n’è di fatto appropriato essi potranno agire direttamente contro il loro legale rappresentante. Qual è la norma di riferimento? L’art. 2033 c.c. che recita:

Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda”.

Se è vero, com’è vero, che un credito del genere è fondato su prova scritta, in linea teorica il creditore, se non riesce a recuperare il giusto dovuto per via bonaria, potrebbe agire chiedendo l’emissione d’un decreto ingiuntivo. A ben vedere, però, l’ordinaria azione civile, sebbene più lunga resta sempre la più sicura in relazione alla domanda.

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