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Disturbo del vicinato. Se gli animali sono in buon stato di salute, il Comune non può allontanarli dall'abitazione privata
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Disturbo del vicinato. Se gli animali sono in buon stato di salute, il Comune non può allontanarli dall'abitazione privata

I cani non si spostano dalla casa dove vivono, se stanno bene

Avv. Maurizio Tarantino 

Il disturbo del vicinato. In ambito condominiale, in tema di immissioni, i condomini devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e prevenire le possibili cause di agitazione dell'animale, soprattutto nelle ore notturne; occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell'animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Al contrario, le immissioni di rumore provocate dall'abbaiare continuo del cane non occasionale, ma continuo sia di giorno che di notte, anche fino a tarda ora, non può che risultare intollerabile [1] .

=> Il Sindaco non può intimare alla proprietaria di sloggiare i cani dal sua proprietà esclusiva

La vicenda. A seguito di relazione predisposta dal responsabile della ASL, dunque dalla "necessità di adottare misure atte ad evitare inconvenienti igienico sanitari e disturbi alla quiete pubblica come lamentati da numerosi esposti pervenuti", il Commissario Straordinario del Comune, con poteri d'urgenza, aveva disposto che la ricorrente entro venti giorni dalla notifica dell'atto,doveva provvedere al trasferimento in altro luogo dei suoi cani e che, nelle more, doveva attenersi a precise condotte tese a garantire l'igiene degli animali e la loro cura.Avverso tale atto, la proprietaria dei cani ha eccepito la violazione dell'art. 50 del TUEL nonché il vizio di eccesso di potere per difetto di motivazione e difetto di istruttoria.Secondo la prospettiva della ricorrente, infatti, non sarebbe stato adeguatamente accertato, né reso esplicito nella ordinanza impugnata, il presupposto dell'esistenza di una ragione di tutela della igiene pubblica che ha indotto il commissario straordinario all'esercizio del poteri d'urgenza.

=> «Canile condominiale» e regolamento di condomino intoccabile.

Il ragionamento del Tribunale Amministrativo. Secondo i giudici, nel caso in esame, l'ordinanza impugnata era stata adottata sul presupposto che la presenza dei cani all'interno di una proprietà privata poteva cagionare "inconvenienti igienico sanitari" e disturbo al vicinato.Tuttavia, dall'esame della relazione del responsabile dell'ASL, poste a fondamento dell'atto impugnato, emergeva che i cani erano in buono stato di salute e nessuno presentava segni di malattie tanto meno infettive o contagiose.Appariva quindi evidente che la relativa motivazione su cui reggeva l'ordinanza impugnata non era coerente con il contenuto della relazione tecnica che ne costituiva il presupposto di fatto.Quanto alla necessità di tutelare la quiete pubblica che sarebbe stata potenzialmente minacciata dalla presenza di tanti animali in un'area circoscritta, i giudici hanno rilevato che il disturbo dei vicini è tutelabile con altri rimedi apprestati dall'ordinamento.

In conclusione, il ricorso è stato accolto e conseguentemente è stato annullato l'atto impugnato nella parte in cui dispone l'allontanamento dei cani. In particolare, non ricorrevano i presupposti per l'esercizio di un potere d'urgenza quale quello esercitato dal commissario straordinario.

TABELLA RIEPILOGATIVA

OGGETTO DELLA PRONUNCIA

ALLONTANAMENTO CANI - DISTURBO QUIETE PUBBLICA

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 50 del TUEL

PROBLEMA

Il comune aveva predisposto l'ordine di allontanamento dei cani di proprietà di una signora attraverso i poteri d'urgenza. Secondo il comune,la quiete pubblica era minacciata dalla presenza di tanti animali in un'area circoscritta.

LA SOLUZIONE

Il sindaco del Comune o l'eventuale commissario può utilizzare i poteri d'urgenza soltanto per affrontare situazioni di carattere eccezionale quando sussiste una minaccia per la pubblica incolumità. In tali situazioni, dunque, la questione deve essere tutelata in un altro modo, senza il ricorso ai poteri straordinari.

LA MASSIMA

I cani non si spostano dalla casa dove vivono, se stanno bene. Il commissario straordinario del Comune, che sostituisce pro tempore il sindaco, non può utilizzare poteri d'urgenza per tutelare i vicini dai latrati quando la relazione dell'Asl attesta che gli animali non presentano segni di malattie.

In tali situazioni, dunque,occorre usare altri rimedi apprestati dall'ordinamento per tutelare la quiete pubblica.

(TAR. CAMPANIA, sez. I,15aprile 2019, n. 608).

=> Animali selvatici in condominio tra responsabilità e sanzioni

=> Quanti animali è possibile tenere in un appartamento condominiale?


[1] TARANTINO M.,Animali in condominio. Tutele e responsabilità, Monopoli, 2019, pag. 57

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