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Decreto ingiuntivo contro il condominio. L'amministratore puo' opporsi senza autorizzazione assembleare?
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Decreto ingiuntivo contro il condominio. L'amministratore puo' opporsi senza autorizzazione assembleare?

Avverso un decreto ingiuntivo emesso nei confronti del Condominio, l'unico che può presentare opposizione è il Condominio stesso, nella persona dell'amministratore. Serve autorizzazione dell'assemblea?

Avv. Eliana Messineo  

L'amministratore ha, dunque, non solo una rappresentanza sostanziale del condominio che si esplica in tutte le attività di gestione ove l'amministratore fa valere l'interesse e la volontà del gruppo, ma anche una rappresentanza processuale intesa come il potere di agire e di resistere in giudizio sempre a tutela dell'interesse comune del condominio.

In tema di rappresentanza processuale, è necessario distinguere tra legittimazione processuale attiva e passiva: nel primo caso, l'amministratore ha il potere di agire in giudizio ossia di promuovere una lite nell'interesse del condominio; nel secondo caso, l'amministratore ha il potere di resistere in una vertenza giudiziaria promossa contro il condominio da lui gestito e rappresentato.

Ci si chiede allora, se nelle liti attive e o in quelle passive, l'amministratore possa agire autonomamente o se invece abbia necessità di ottenere l'autorizzazione dall'assemblea.

Opposizione a decreto ingiuntivo e mancata impugnativa di delibera assembleare: quali conseguenze?

In particolare, in questa sede cercheremo di capire, anche con l'ausilio della giurisprudenza in materia, se nella specifica ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo, l'amministratore debba dotarsi o meno del mandato assembleare.

La risposta, in alcuni casi, è negativa come da costante orientamento giurisprudenziale, di recente ribadito e confermato dalla Corte d'Appello di L'Aquila con sentenza n. 668 del 30 aprile 2021.

Prima di soffermarci su quanto stabilito dalla giurisprudenza, è doveroso un breve cenno alla normativa di riferimento al fine di inquadrare la questione che ci occupa nel giusto alveo civilistico.

La disciplina della rappresentanza processuale dell'amministratore

L'art. 1131, commi 1 e 2, c.c. stabilisce che " Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall'art. 1130 o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall'assemblea, l'amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi.

Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni; a lui sono notificati i provvedimenti dell'autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto".

La norma dunque, fa riferimento al primo comma, oltre alla rappresentanza sostanziale, alla legittimazione processuale attiva dell'amministratore, al secondo comma alla legittimazione processuale passiva.

Quanto alle liti attive, l'amministratore potrà agire in giudizio nei limiti delle attribuzioni elencate nell'art. 1130 c.c. e nei limiti dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall'assemblea.

Ciò significa che l'amministratore, nelle materie che l'art. 1130 c.c. attribuisce alle sue competenze - ad esempio quella di garantire il rispetto del regolamento condominiale, di dare esecuzione alle delibere assembleari, compiere atti conservativi - potrà agire in giudizio senza necessità di autorizzazione assembleare che, invece, sarà necessaria per promuovere liti su materie esorbitanti dalle attribuzioni a lui riconosciute dall'art. 1130 c.c. ( art. 1136 comma 4 c.c.).

Se la delibera viene sostituita il decreto ingiuntivo va revocato

Quanto alle liti passive, sulla base di quanto statuito dal secondo comma dell'art. 1131 c.c., il potere dell'amministratore è decisamente più ampio posto che egli potrà essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni nonché sarà destinatario di tutti i provvedimenti di carattere amministrativo.

Sicché, sulla base del disposto normativo di cui al secondo comma dell'art. 1131 c.c., in giurisprudenza si è affermato che la legittimazione dell'amministratore di condominio a resistere in giudizio ha portata generale, in quanto estesa a ogni interesse condominiale, e sussiste pertanto: anche in ordine ad azioni di natura reale relative alle parti comuni dell'edificio, promosse contro il condominio, senza che sia necessaria la partecipazione al giudizio di tutti i condomini (Cass. n. 19909/2014); qualora un'azione relativa alle parti comuni venga svolta nei confronti del condominio e si tratti di compiere atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio (Cass. n. 25782/2020); nelle controversie aventi a oggetto l'impugnazione di deliberazioni della assemblea condominiale ( Cass. n. 2127/2021); in ordine ad ogni azione, anche di carattere reale o possessorio, concernenti le parti comuni dell'edificio (Cass. n. 5602/2008).

Revoca del decreto ingiuntivo e liquidazione delle spese

Qualora l'amministratore venga convenuto in giudizio in rappresentanza del condominio per azioni che esorbitano dalle sue attribuzioni, questi è tenuto a darne notizia senza indugio all'assemblea dei condomini al fine di dotarsi dell' autorizzazione necessaria per costituirsi in giudizio.

Ciò sulla base di quanto stabilito dal terzo comma dell'art. 1131 c.c. che, tra l'altro, all'ultimo comma, sanziona il comportamento dell'amministratore che non adempia all'obbligo di informare l'assemblea, con la pena della revoca dell'incarico, su ricorso di ciascun condomino, oltre al risarcimento degli eventuali danni.

L'amministratore del condominio, può dunque essere convenuto nei giudizi relativi alle parti comuni, ma è tenuto a dare senza indugio notizia all' assemblea, ai sensi dell'art. 1131 secondo e terzo comma cod. civ. della citazione e del provvedimento che esorbiti dai suoi poteri.

In tale ultima ipotesi, l'amministratore può costituirsi in giudizio ed impugnare la sentenza sfavorevole senza la preventiva autorizzazione dell'assemblea, ma deve ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell'assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilità dell'atto di costituzione ovvero di impugnazione. ( Cass. Sezioni Unite n. 18331 del 2010).

Opposizione a decreto ingiuntivo. Quando non è necessaria l'autorizzazione dell'assemblea.

L'opponente a decreto ingiuntivo, assume la posizione processuale di convenuto in senso sostanziale e quindi di legittimato passivo rispetto alla pretesa azionata con il ricorso monitorio.

Ne deriva che l'amministratore di condominio, il quale proceda a siffatta opposizione, non ha necessità dell'autorizzazione dell'assemblea, in virtù di quanto previsto dal secondo comma dell'art. 1131 c.c. ( legittimazione processuale passiva dell'amministratore) quando la domanda proposta contro il condominio riguarda le parti comuni.

In tal senso, si è pronunciata di recente la Corte d'Appello di L'Aquila con la sentenza n. 668 del 30 aprile 2021 riprendendo due precedenti pronunce in materia.

Opposizione a decreto ingiuntivo e deposito del fascicolo monitorio

In particolare, i Giudici del gravame hanno richiamato la sentenza della Cassazione n. 15567 del 13 giugno 2018 che - in un caso di opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei confronti del condominio in una controversia relativa alla gestione di un servizio svolto nell'interesse comune - aveva escluso la legittimazione dei singoli condomini poiché parti sono soltanto: colui il quale ha proposto la domanda di ingiunzione e colui contro cui tale domanda è diretta.

Altro riferimento, poi, alla sentenza della Corte di Cassazione n. 12622 del 2010 che, con riferimento al caso di opposizione del Condominio per insussistenza del diritto di credito vantato dall'opposto, aveva riconosciuto la legittimazione passiva dell'amministratore senza necessità di autorizzazione dell' assemblea condominiale trattandosi di difesa non eccedente le attribuzioni dell'amministratore.

L'amministratore può opporsi al decreto ingiuntivo senza autorizzazione assembleare: Il caso deciso dalla Corte d' Appello di L' Aquila.

Il caso sottoposto all'esame della Corte d'Appello di L'Aquila riguardava l'opposizione proposta dal Condominio in persona dell'Amministratore contro il decreto ingiuntivo emesso in favore di una società appaltatrice per il pagamento di una somma di denaro a titolo di corrispettivo per le opere oggetto del contratto di appalto.

Il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo si concludeva con una sentenza parzialmente favorevole al Condominio il quale interponeva appello.

Opposizione a decreto ingiuntivo e deposito del fascicolo monitorio

La ditta appaltatrice eccepiva l'improcedibilità dell'appello per difetto di legittimazione dell'amministratore di condominio, non autorizzato dall'assemblea condominiale a stare in giudizio, con conseguente nullità/inefficacia/inesistenza del mandato conferito all'avvocato dell'appellante.

Sul punto che ci occupa, dunque, la Corte d'Appello di L'Aquila ha respinto l'eccezione di difetto di legittimazione e o di rappresentanza processuale dell'amministratore del condominio opponente, sulla base di un unico ragionamento: l'opponente assume la veste di convenuto in senso sostanziale quindi si parla di legittimazione passiva che, nel caso dell'amministratore, ai sensi del secondo comma dell'art. 1131 c.c., non incontra alcun limite quando la domanda proposta contro il condominio riguarda le parti comuni dell'edificio, come nella specie, ove la somma ingiunta era relativa a lavori eseguiti dalla ditta appaltatrice di ripristino di alcune parti condominiali.

Si può fare valere l'invalidità della delibera nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo?

Sentenza
Scarica App Aquila 30 aprile 2021 n. 668

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