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Atto d'impugnazione delle deliberazioni condominiali: citazione o ricorso? Richiesto l'intervento delle Sezioni Unite
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Atto d'impugnazione delle deliberazioni condominiali: citazione o ricorso? Richiesto l'intervento delle Sezioni Unite

Atto d'impugnazione delle deliberazioni.

Avv. Alessandro Gallucci 

Era agosto quando le Sezioni Unite, con le sentenze nn. 18477/10 e 18331/10, hanno risolto le intricate e delicatissime questioni inerenti, rispettivamente, i Quorum de liberativi necessari per l’approvazione delle tabelle millesimali e i limiti della legittimazione passiva dell’amministratore di condominio.

A poco più di 60 giorni la Seconda Sezione del Supremo Collegio (con l’ordinanza n. 21220/10) ne richiede l’intervento chiarificatore in relazione alla forma dell’atto d’impugnazione delle deliberazioni condominiali.

Dopo le sentenze sul condomino apparente (n. 5035/02), sulle cause d’invalidità delle deliberazioni (n. 4806/05), sul condominio minimo (n. 2046/06), sulle obbligazioni condominiali (n. 9148/08) e le ultime due citate all’inizio, si profila dunque l’ennesima provvedimento volto a specificare il significato delle carenti ed obsolete norme condominiali.

Vale la pena, dunque, illustrare il perché della richiesta di remissione formulato con l’ordinanza n. 21220

Il tutto parte dal contenuto del secondo e terzo comma dell’art. 1137 c.c., a mente dei quali:

Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio, ogni condomino dissenziente può fare ricorso all'autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità stessa.

Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti”.

In particolare l’oggetto del contrasto ricade sul significato da attribuire al termine ricorso;

a)tecnico, secondo l’orientamento minoritario, con la conseguenza che il giudizio può essere introdotto solamente con un ricorso;

b)atecnico, secondo la giurisprudenza dominante, con la conseguenza che l’impugnazione può essere proposta tanto con un ricorso tanto per mezzo dell’ordinario atto di citazione.

In questo contesto, afferma l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, nel caso d’utilizzazione della citazione, ai fini del rispetto del termine di cui all'art. 1137 c.c., occorre tener conto della data di notificazione dell'atto introduttivo del giudizio invece di quella del successivo deposito in cancelleria che avviene al momento della iscrizione della causa a ruolo (così Cass. 14007/08).

Le differenze, tuttavia, non si fermano solamente all’individuazione dell’atto da tenere in considerazione ai fini del conteggio del termine indicato nel succitato terzo comma dell’art. 1137 c.c. ma vanno oltre incidendo, ad esempio, sulla possibilità di domandare la sospensione dell’esecutività del deliberato assembleare.

Nel caso di ricorso sarebbe possibile chiedere la sospensione contestualmente al deposito della domanda, dovendo aspettare al massimo la prima udienza, qualora il giudice ritenesse di non concederla inaudita altera parte. Con la citazione, invece, la richiesta di sospensione potrebbe avvenire, non prima dell’udienza di comparizione.

I termini iniziali, inoltre, sono certamente più lunghi se si propende per la citazione ordinaria che prevede una periodo libero di (almeno) 90 gg tra notifica della citazione e prima udienza.

A nulla vale, in ultimo, il fatto che ad oggi per iniziare un’azione simile possa essere utilizzata il c.d. procedimento sommario di cognizione di cui all’art. 702-bis e ss. c.p.c.

E’ evidente che rimettere tutte queste scelte alla libera determinazione dell’impugnante, soprattutto quando il dato normativo di cui all’art. 1137 c.c. potrebbe portare a soluzioni diverse, è quanto meno originale.

L’intervento risolutivo delle Sezioni Unite, pertanto, qualunque sarà la soluzione prescelta, non può far altro che portare chiarezza.

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