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Amministratori di condominio. In previsione il transito dall'Inps alla Cassa privata

Nel silenzio generale, si discute sul destino pensionistico del popolo degli amministratori di condominio
Avv. Michele Zuppardi Avv. Michele Zuppardi - Foro di Taranto 

"Figli di un Dio minore", avevamo scritto lo scorso quattro dicembre sulle colonne della nostra testata, riepilogando le condizioni differenti - eppur simili - che permangono fra amministratori condominiali ed avvocati.

Ed oggi, dopo aver appreso la notizia che i professionisti della gestione immobiliare potrebbero diventare contribuenti della Cassa dei ragionieri (si veda allegato), non possiamo che ripetere - in apertura del pezzo - la stessa identica e un po' malinconica frase.

Gli amministratori di condominio dovranno iscriversi alla cassa dei ragionieri?

Figli di un Dio minore, appunto. Sballottolati da un decreto all'altro, utilizzati per riempire i vuoti, chiamati in causa senza programmazione né reali logiche di crescita, nella totale assenza di vera disponibilità a collaborare con le associazioni di categoria, le quali - se solo chiamate in causa - ben potrebbero coadiuvare il legislatore nel non facile lavoro di realizzare finalmente un vero e decoroso "abito su misura" da far indossare sulla pelle degli amministratori.

Altro che building manager. Altro che riforma della professione. Altro che autonomia e dignità del settore.

Sono all'attenzione del Senato, in questo momento, due pressoché identici emendamenti alla Legge di bilancio, presentati da due diverse forze politiche, che propongono il "transito" del popolo degli amministratori dalla gestione separata Inps alla Cassa dei ragionieri.

Se ne era già parlato alla vigilia della scorsa estate, con il famoso "Decreto crescita", quando fra la pioggia di emendamenti allora presentati spuntò la possibilità di una iscrizione obbligatoria alla menzionata Cassa per "tutti coloro che esercitano in maniera professionale, abituale, ancorché non esclusiva, l'attività di amministratore di condominio".

Se ne riparla ora, con la già "ritardata" Legge di bilancio, mentre i gestori della cosa comune stanno per scartare il panettone e non vedono l'ora di chiudere alla meglio un altro anno di spallucce, di promesse e di proclami inconsistenti.

L'emendamento improvviso ha il sapore di un ennesimo colpo di mano, silenzioso e anche un pò subdolo, che tradisce l'atavica disattenzione del sistema e lascia imprigionata la categoria degli amministratori in una enorme nebbia di aria fritta, cucinata a dovere per tirare a campare e lasciare intanto tutto il mondo come sta.

E a poco vale la previsione formulata nel testo in esame, che a onor del vero, a garanzia dei professionisti "sfrattati" dall'attuale alloggio previdenziale, prevede il coordinamento della "struttura della contribuzione con quella della forma previdenziale di appartenenza" e lascia dunque pressoché intatti, e senza variazioni particolarmente peggiorative, gli attuali criteri e gli attuali valori relativi alla corresponsione del dovuto.

Ciò che si contesta, invero, è l'assoluta mancanza di una nuova prospettiva, di una vera innovazione, di una reale volontà di archiviare il passato, insomma di un vero e proprio progetto identitario della professione di amministratore di condominio.

Eppure gli addetti al settore, in Italia, sono decine di migliaia, ed è davvero impossibile non rendersi conto di quale peso economico e sociale essi abbiano nella nostra quotidianità.

Amministratori condominiali e avvocati: figli di un Dio minore? Verso un nuovo livellamento culturale

Esattamente un anno fa, proprio su queste colonne, ricordavamo che molte categorie di professionisti hanno una cassa previdenziale autonoma, e riportavamo con estremo interesse una confortante dichiarazione dell'onorevole Anna Rita Tateo, la quale assicurava che "è allo studio, quindi da valutare, l'introduzione di una cassa previdenziale tipizzata per gli amministratori di condominio".

Ora, noi sappiamo che i Governi cambiano, e così le priorità e le esigenze della politica. Ma i bisogni della categoria degli amministratori permangono, ed anzi il peggioramento delle condizioni di lavoro - in questo specifico settore - incombe come non mai.

È già un miracolo che l'articolo 4 del D.L. 124/2019 dettato per gli appalti, di cui tanto si sta parlando, risparmierà - forse - i professionisti del condominio. E mentre speriamo che anche su questa vicenda il legislatore faccia definitiva chiarezza, auspichiamo che certe norme, e certe scelte improvvise, vengano perlomeno poste preventivamente all'attenzione delle parti sociali interessate, in modo da consentire la migliore e più democratica concertazione possibile.

Intanto è passato un altro anno, ed eccoci al nuovo panettone. Cari amici figli di un Dio minore, come al solito nulla è cambiato.

Emendamenti proposti

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