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Appropriazione indebita dell'amministratore: no alla querela del singolo condomino
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Appropriazione indebita dell'amministratore: no alla querela del singolo condomino

Le azioni di responsabilità nei conforti del precedente amministratore devono essere esercitate dall'assemblea dei condòmini

Avv. Rosario Dolce 

Il caso da cui prende spunto la vicenda è la presentazione di una querela da parte di un condòmno nei confronti del precedente amministratore, avente ad oggetto la contestazione relativa alla commissione di un reato di cui agli articoli 61 n. 7 e 11 e 646 codice penale.

A seguito della predetta denuncia è stato introdotto un processo penale nei confronti del citato professionista, imputato, in quanto tale, del reato per il quale, "abusando della qualità di amministratore di condominio - e al fine di procurarsi un ingiusto vantaggio, consistito nelle somme di denaro volta per volta distratte - si appropriava indebitamente del denaro versato dai condòmini dello stabile per un totale di Euro 55.285,71 Euro, provocando agli stessi un danno di rilevante entità".

Il giudice milanese, tuttavia, al termine del processo ha deciso di assolvere l'imputato per motivi di carattere procedurale: dichiarando di non doversi procedere nei suoi confronti in difetto di querela.

=> Appropriazione indebita dell'amministratore di condominio

=> Con la delibera della maggioranza l'amministratore può agire per rivendicare la proprietà di una parte comune

E' stato argomentato in Sentenza che l'azione penale non può proseguire oltre lo stato in cui si è pervenuti nel processo, perché l'unico soggetto legittimato alla relativa proposizione, visto quanto oggetto di contestazione, è l'amministratore del condominio, previa delibera assembleare preliminare volto ad autorizzarne la formulazione.

Quanto all'esercizio dell'azione penale ab initio, lo stesso giudicante ha rinvenuto che il relativo esperimento, visto l'epoca di presentazione della querela, il reato e la circostanza aggravante addotta al riguardo (articolo 61, comma 1, codice penale), era avvenuto d'ufficio.

Nondimeno, una simile azione, visto il mutamento normativo, frattanto, intervenuto non può proseguirsi oltre, se non a date condizioni.

In effetti, l'articolo 10 del Decreto Legislativo 10 aprile 2018 n. 36 ha abrogato il terzo comma dell'art. 646 c.p. e ciò ha fatto sì che il reato contestato nella presente sede, seppure aggravato dall'aggravante prevista d'affari 61 n. ll c.p., possa essere oggi perseguibile solo in presenza di querela, presentata da un soggetto legittimato alla proposizione.

=> L'amministratore di condominio si salva dalla revoca anche se condannato per il reato di appropriazione indebita

A fronte di tale sopravvenuta situazione, nel corso del processo si era dato luogo all'applicazione dell'ipotesi di cui al secondo comma dell'art. 12 del decreto appena menzionato: il quale prevede che, in pendenza di procedimento, il giudice informi la persona offesa dal reato (nella fattispecie il Condominio, in persona dell'amministratore p.t..) della facoltà di esercitare il diritto di querela, da presentare entro un dato termine temporale-.

Nel caso in specie, tuttavia, l'amministratore pro tempore non ha fatto pervenire, secondo i termini accordati, alcuna querela di sorta per consentire la prosecuzione del citato giudizio.

Conseguentemente, il giudice penale non ha potuto che assolvere l'amministratore imputato del reato in disamina, ritenendo che la querela iniziale presentata dal condòmino fosse in sé insufficiente a soddisfare i requisiti soggettivi richiesti normativamente.

=> L'amministratore che sposta somme di denaro tra condomini risponde di appropriazione indebita.

Conclusione. La sentenza in disamina ci permette di concludere che le azioni di responsabilità nei conforti del precedente amministratore, anche laddove rasentino la sfera del diritto penale, devono essere esercitate da parte dell'assemblea dei condòmini e per esso da parte dell'amministratore pro tempore incaricato al riguardo in modo specifico e concreto Detto in altri termini, l'esercizio di una simile azione da parte di un singolo condòmino, previo deposito di apposita querela, è stato ritenuto in sé insufficiente per dare luogo alla instaurazione di un procedimento quale quello in disamina, nonostante la "gravità" delle contestazioni svolte contro il professionista (appropriazione indebita dei fondi comuni).

Per tali ragioni: non è valida la querela proposta dal singolo condomino in relazione ad un reato commesso in danno del patrimonio comune, in quanto il condominio è strumento di gestione collegiale degli interessi comuni dei condomini e l'espressione della volontà di presentare querela passa attraverso detto strumento di gestione collegiale. Tanto è quanto ha appena stabilito il Tribunale di Milano, Sezione III Penale, con la Sentenza nr 10343 del 24 settembre 2018.

=> Appropriazione indebita. Il condominio può costituirsi come parte civile nel processo penale

Sentenza inedita
Scarica Tribunale di Milano Sentenza nr 10343 del 24 settembre 2018.

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Giemme
Giemme venerdì 21 dicembre 2018 alle ore 14:19

Dalla sentenza si evince che quella querela, secondo il discutibile parere del giudice milanese, era invalida per due difetti:
la tardività e ciò è incontestabile.
Il difetto di legittimazione (il condomino singolo non può agire perché, in parole povere, non ha titolo ad agire poggiando le basi della sua querela su un reato commesso ai danni della compagine condominiale.
Dico discutibile, probabilmente altro giudice l'avrebbe ammesso, ma non privo di una sua logica.
Resta a mio giudizio ingannevole il messaggio dell'articolo (almeno nei confronti dei non addetti) perché il singolo, nel caso per il reato di appropriazione indebita, può comunque presentarla legittimamente anche nel caso in ispecie purché (anche accettando le motivazioni della sentenza richiamata) la motivi - semplificando - come danno alla sua persona e non al condominio.
Un difetto di motivazione, di formulazione dell'atto di querela che delegittima l'attore, sempre secondo il giudice milanese.
Un precedente giurisprudenziale comunque utile pro-futuro.

Biagio
Biagio venerdì 04 gennaio 2019 alle ore 21:03

C'è sempre il ricorso alla Corte Suprema di Cassazione. Il singolo condomino potrebbe chiedere il risarcimento per la sua parte.

Giemme
Giemme venerdì 04 gennaio 2019 alle ore 21:34

È mi pare sentenza di primo grado, deve prima proporre appello. Se confermata, in Cassazione non può certo cambiare motivazione, la struttura della querela, può solo contestare sul terreno della legittimità non di merito.

Daniele Lampis
Daniele Lampis sabato 05 gennaio 2019 alle ore 10:03

In ogni caso, indipendentemente dal danno perpetrato all'intero condominio, il giudice doveva ritenere valida la sfera personale rimandando ad un processo civile consuntivare a quanto ammintasse il danno personale della persona lesa.
È un po' come graziare un ladro che rapina un negozio e nella refurtiva vi siano portafogli dei clienti ma il proprietario, che non ha interesse a sporgere querela magari perché indennizzato dall'assicurazione, penalizza anche i derubati singolarmente. Ha commesso reato di appropriazione indebita? Perseguito per quello, poi il quibus lo fai rivelare da terzi abilitati

Giemme
Giemme sabato 05 gennaio 2019 alle ore 11:00

Ragionamento sostanzialmente condivisibile sul piano etico. Sul piano giuridico inapplicabile, il giudice opera in un perimetro di regole, leggi. È un processo penale, lui decide sull’esistenza del reato e basta e ha deciso di non ammettere la querela per i motivi esposti. Su questi si può discutere così come sui codici. Ma non si può chiedere a chi è deputato a far rispettare il codice di non farlo per primo. Per i danni ci si deve attivare civilmente o come condominio o come singoli. Quand’anche ci fosse stata condanna serviva per il risarcimento una seconda azione civile.

Daniele Lampis
Daniele Lampis sabato 05 gennaio 2019 alle ore 11:37

Giustissimo e condivido quanto da te scritto, ma ne converrai che con una sentenza penale di condanna in tasca, anche il processo civile sarebbe stato più incisivo. Ora per la parte lesa è tutto da dimostrare in pieno. Quello che mi fa specie è che, quanto emerso da questa sentenza, basta la maggioranza di quegli elementi in assemblea che io chiamo ignavi, a pregiudicare un tuo diritto, magari accontentarti di vederlo penalmente responsabile per fare in modo che non possa più esercitare poiché sospeso. Ma, come hai detto già tu, le leggi sono quelle e a quanto pare sono strutturate per agevolare una certa impronta

Giemme
Giemme sabato 05 gennaio 2019 alle ore 12:47

Ma certo che il precedente penale è un grimaldello e parlo per esperienza diretta e mestiere. Però guarda che se rifletti questa sentenza non modifica nulla riguardo ai diritti del singolo. Come prima ha due strade non modificate da questo precedente: o trova la maggioranza per agire in comune con la compagine condominiale o lo fa come singolo. È solamente un precedente giurisprudenziale utile all’avvocato per formulare meglio la querela.
La dittatura della maggioranza c’era prima e c’è adesso.

Daniele Lampis
Daniele Lampis sabato 05 gennaio 2019 alle ore 13:02

Concordo, guardiamo il lato giusto della cosa come insegna il libro di Polyanna, ahaha. Grazie per il tuo scambio, spero di leggerti altrove su altri articoli. Daniele

Giemme
Giemme sabato 05 gennaio 2019 alle ore 14:15

Non c’è di che, dialogare civilmente significa semplicemente crescere, mica poco.

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