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Appropriazione indebita: è reato anche se la gestione è regolare
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Appropriazione indebita: è reato anche se la gestione è regolare

L'interversione del possesso scatta con la cessazione dalla carica di amministratore. Da questo momento decorre la prescrizione.

Avv. Mariano Acquaviva  

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19519 del 30 giugno 2020, è tornata ad affrontare il problema dell'appropriazione indebita dell'amministratore di condominio, allorquando i soldi dei condòmini transitino sul proprio conto personale anziché su quello condominiale.

La Suprema Corte, inserendosi nel solco già tracciato da precedente giurisprudenza di legittimità, ha statuito il principio secondo cui l'amministratore di condominio che confonde il proprio patrimonio con quello condominiale commette il reato di appropriazione indebita anche se la sua gestione è regolare, nel senso che non risultano ammanchi nel conto del condominio.

Amministratore condominio: appropriazione indebita e conti correnti

La sentenza in commento si apprezza anche per un altro aspetto: l'esatta indicazione del momento in cui avviene l'interversione del possesso necessaria a integrare il delitto e, nella specie, a individuare il termine a partire dal quale decorre la prescrizione.

I motivi del ricorso in Cassazione

Ricorreva per Cassazione un amministratore di condominio il quale impugnava la sentenza di condanna per appropriazione indebita resa dalla Corte d'appello lamentando che:

  1. il reato era andato prescritto;
  2. nonostante la confusione tra il proprio conto personale e quello condominiale, la gestione era stata regolare, nel senso che nessun ammanco era stato riscontrato;
  3. avrebbe agito dietro convinzione di aver ricevuto autorizzazione da parte dei condòmini, dovendo quindi trovare applicazione la scriminante di cui all'art. 50 del codice penale (consenso dell'avente diritto).

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha disatteso tutti i motivi del ricorso, ritenendolo manifestamente infondato.

Per quanto concerne il problema della prescrizione dell'appropriazione indebita commessa dall'amministratore, la Corte di Cassazione ribadisce l'orientamento granitico del giudice di legittimità (ex multis, Cass., sent. n. 40870 del 20.06.2017) secondo cui l'appropriazione indebita si compie solamente nel momento in cui il soggetto che è legittimamente in possesso dei beni mobili altrui manifesti (espressamente o tacitamente) la volontà di fare propri tali beni, comportandosi di fatto come proprietario.

Truffa o appropriazione indebita: facciamo chiarezza.

Pertanto, per l'amministratore l'appropriazione indebita può scattare anche nel momento in cui egli cessi dalla carica, poiché è in questo momento che il suo possesso diviene illegittimo, non avendo egli più alcun titolo per conservare il denaro dei condòmini.

Secondo la Corte di Cassazione, dunque, l'interversione del possesso necessaria a trasformare il possesso dei beni mobili altrui da legittimo a delittuoso può avvenire anche con la cessazione dell'incarico di amministratore, com'è avvenuto in effetti nel caso affrontato dalla sentenza in commento.

Per quanto concerne la regolare gestione del condominio, secondo gli ermellini poco importa che l'amministratore non abbia fatto registrare alcun ammanco nelle casse condominiali (peraltro, circostanza nemmeno desumibile dagli atti): per pacifico insegnamento giurisprudenziale, l'amministratore che faccia confluire sul proprio conto corrente personale somme di danaro intestate ai conti condominiali risponde del reato di appropriazione indebita anche se il condominio non ha subito alcun pregiudizio economico.

In altre parole, la confusione dei patrimoni è già di per sé sufficiente a integrare il reato di appropriazione indebita, in quanto tale condotta comporta di per sé la violazione del vincolo di destinazione impresso al denaro al momento del suo conferimento (Cass., sent. n. 57383 del 17.10.2018).

Dunque, non conta il risultato economico della gestione, ma la modalità della gestione, che è illecita allorquando si crea confusione tra il proprio e l'altrui patrimonio.

Infine, per quanto concerne la scriminante del consenso dell'avente diritto (art. 50 cod. pen.), il ricorrente non ha fornito alcuna prova che essa sussistesse: anzi, risulta pacifico che il condominio non avesse mai deliberato a favore della confusione patrimoniale generata dall'amministratore, tanto che lo stesso non aveva esitato a rassegnare le dimissioni allorquando i condòmini l'avevano convocato per chiedergli spiegazioni.

Appropriazione indebita dell'amministratore: il punto della Suprema Corte

La sentenza in commento ribadisce l'orientamento granitico del giudice di legittimità, secondo cui non conta se il saldo cumulativo è destinato a esigenze personali: ciò che pesa è la violazione del vincolo di destinazione impresso al denaro al conferimento.

Il principio espresso dalla Corte di Cassazione è dunque il seguente: non evita la condanna l'amministratore se i saldi dei conti correnti dei singoli condomìni confluiscono su unico conto a lui intestato, anche quando la gestione risulta regolare: ciò che conta è la violazione del vincolo di destinazione impresso al momento del conferimento.

Il reato, inoltre, comincia a prescriversi soltanto con la cessazione della carica.

Inutile per la difesa dedurre che l'interessato avrebbe soltanto utilizzato modalità non ortodosse: a parere del ricorrente, da una visione d'insieme emergerebbe come l'imputato non si sia appropriato di denaro dei condòmini.

In realtà, è sufficiente la confusione fra poste riferibili all'uno o all'altro condominio amministrato dal professionista a integrare il reato di cui all'articolo 646 cod. pen: è il vincolo di destinazione impresso al denaro fa in modo che non sia rilevante se alla fine il saldo cumulativo va a soddisfare esigenze personali dell'amministratore o effettivamente quelle dei condòmini amministrati.

Né giova invocare la prescrizione su due condotte più risalenti nel tempo sul rilievo che all'epoca dell'emissione degli assegni si sarebbe verificata la dispersione del denaro.

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa, cioè nel momento in cui l'agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenerla come propria; la consumazione, però, è definitiva soltanto quando scatta l'interversione del possesso con la cessazione della carica: prima della fine del mandato l'amministrazione può sempre reintegrare il condominio delle somme disperse perché il denaro è un bene per natura fungibile.

Prima della fine del mandato l'amministrazione può sempre reintegrare il condominio delle somme disperse perché il denaro è un bene per natura fungibile.

Usa i soldi di un condominio per un altro condominio, amministratore condannato per appropriazione indebita

Scarica Cass pen. 30 giugno 2020 n. 19519

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