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Il ristoro dei danni in capo all'appaltatore dei beni condominiali
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Il ristoro dei danni in capo all'appaltatore dei beni condominiali

Ai fini della responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c., custode della cosa è colui abbia sul bene un reale potere materiale

 

Un recente sentenza emessa dal Tribunale di Roma (sentenza del 3 ottobre 2018) ci consente di approfondire la posizione delle giurisprudenza in merito al risarcimento dei danni a cui soggiace l'appaltatore.

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Nel caso di specie l'attore, condomino dell'appartamento danneggiato dalle terrazze sovrastanti, si lamentava del fatto che l'appaltatore non avesse eseguito alcun accorgimento, quale il porre idonea o sufficiente copertura sul pavimento rimosso di dette terrazze in modo tale da evitare gravi infiltrazioni e percolamenti nell'unità immobiliare a causa delle copiose piogge.

Questa circostanza aveva creato ingenti danni sulle pareti, sui soffitti e pavimenti, compresi i mobili e le suppellettili dell'appartamento sottostante.

L'impresa appaltatrice, costituendosi in giudizio, chiedeva tra le altre cose la reiezione delle domande attoree

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Per decidere la controversia, il Tribunale ha richiamato il principio espresso dalla Suprema Corte 1279/2017 sulla cui base, in caso di appalto, la consegna è sufficiente a trasferire il potere di fatto sul bene all'appaltatore che deve eseguirvi opere di riparazione, e, quindi, la relativa custodia, con conseguente configurabilità della responsabilità ex art. 2051 cod. civ.

Questa responsabilità è in tema di risarcimento dei danni delle cose in custodia, risarcimento di natura oggettiva, da cui deriva che il custode è esonerato dal risarcimento del danno se prova di aver fatto tutto il possibile per evitarlo.

Perciò, per i danni verificatisi a causa di infiltrazioni d'acqua piovana nel corso dei lavori di rifacimento del lastrico solare, ove risulti provato che l'appalto abbia comportato il totale trasferimento all'appaltatore del potere di fatto sulla cosa, con i connessi oneri di custodia, non è configurabile la responsabilità del condominio e del proprietario esclusivo del terrazzo ex art. 2051 c.c.

L'autonomia dell'appaltatore, data dal fatto che egli si appresta al lavoro con propri mezzi e organizzazione, obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato della sua opera, implica che egli è unico responsabile dei danni derivati a terzi dall'esecuzione dell'opera in ragione della consegna del bene.

Si può avere la corresponsabilità del committente ove vi sia specifica violazione di regole di cautela ex art. 2043 c.c., oppure se vi è la riferibilità dell'evento al committente in ragione della culpa in eligendo, per aver affidato l'opera ad un'impresa assolutamente inidonea, o quando le parti abbiano concordato che l'appaltatore si qualificasse come semplice esecutore degli ordini del committente, quale nudus minister attuandone specifiche direttive (v., ex multis, 1/06/2006, n. 13131 e tra le più recenti Cass. 25/01/2016, n. 1234).

Trattasi di principi consolidati (cfr. ad es. Cass. 14/05/2018, n. 11671; Cass., 1 giugno 2006, n. 13131).

=> Gravi difetti e responsabilità dell'appaltatore nudus minister

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Nel caso di specie, l'espletata CTU ha dimostrato che l'impresa aveva posizionato in modo errato i teli provvisori protettivi sulle terrazze: questi teli si erano sollevati al primo vento, creando i danni lamentati dall'attore non essendovi ancora l'impermeabilizzazione.

Quindi nel caso di specie vi è stato un totale spostamento della responsabilità dal committente all'appaltatore in ragione della consegna delle terrazze da cui il possesso integrale sull'immobile in capo all'appaltatore.

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Diversamente, se l'appalto non comporta il totale trasferimento all'appaltatore del potere di fatto sull'immobile oggetto di appalto, il committente e detentore del bene non è esonerato dal dovere di custodia e di vigilanza.

Di conseguenza, non può dirsi spogliato della responsabilità ex art. 2051 del Codice civile: essa, essendo di natura oggettiva, sorge in ragione della sola sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha determinato l'evento lesivo. (Cass. 14/05/2018, n. 11671)

Su questa scia, il committente può essere tenuto al risarcimento dei danni ex art. 2051 c.c. , nonostante l'appaltatore, per sopravvenute circostanze di cui sia venuto a conoscenza, come ad esempio l'abbandono del cantiere o la sospensione dei lavori da parte dell'appaltatore; in simili casi è chiaro che il proprietario del bene non possa richiamarsi al potere di fatto dell'appaltatore, non essendovi più alcuna responsabilità a questi imputabile dovendo invece apprestare quelle precauzioni che il proprietario della cosa deve porre in essere onde evitare che dal bene derivino pregiudizi o veri e propri danni a terzi (Cass. civ., sez. II, 15 giugno 2010, n. 14443, Cass. civ., sez. III, 30 aprile 2010, n. 10605)

Ciò è in ragione del fatto che ai fini della responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c., custode della cosa è colui abbia sul bene un reale potere materiale. Di conseguenza, nel caso di danni arrecati da cose acquistate dal committente e destinate all'appaltatore, deve essere considerato responsabile ex art. 2051 c.c. il committente se al momento del danno non vi era ancora stata l'immissione nel possesso a favore dell'appaltatore non sia ancora avvenuta.

Va da sé che ove il bene sia stato consegnato all'appaltatore, il committente non risponde dei danni creati dal medesimo bene, salvo i casi sopra indicati (Cass. civ., sez. III, 7 luglio 2010, n. 16029).

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Così, la Suprema Corte ha affermato che sulla base dell'art. 2051 c.c. spetta al committente di assolvere all'onere della prova liberatoria di cui all'art. 2051 c.c. fornendo la prova di avere affidato integralmente il potere di fatto sull'immobile alla ditta appaltatrice e di non avere compiuto alcuna ingerenza nella esecuzione dei lavori appaltati.

Di conseguenza la Corte afferma che l'avere affidato in appalto la ristrutturazione dell'immobile non permette in alcun modo di desumere le modalità di affidamento (totale o parziale) della custodia dell'immobile, né di escludere che il committente non abbia dato indicazioni e direttive per la esecuzione dei lavori (Corte di Cassazione ordinanza n. 27554/2017)

Diversa è l'opinione della Cassazione del 13.1.2015 n. 286: questa decisione ha statuito che il committente ha l'obbligo di vigilanza sull'appaltatore per l'esecuzione delle opere affidate a quest'ultimo, onde evitare che dalle modalità concrete di esecuzione delle opere appaltate non derivino danni a terzi.

Ove questi vi siano, la responsabilità è solidale tra commettente ed appaltatore ex art. 2055 cc

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