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ANAMMI: VERSO LA NORMALITÁ AL FIANCO DEI NOSTRI SOCI

Per gli amministratori di condominio gli ultimi due anni sono stati davvero complessi. Ecco come li ha affrontati l'ANAMMI
Redazione Condominioweb Redazione Condominioweb 

"Prof. Giuseppe Bica, presidente nazionale ANAMMI"

Due anni in trincea progettando la normalità. E ora che si intravede la luce, l'ANAMMI intende procedere con gradualità per garantire sicurezza ad associati e collaboratori. Per l'Associazione Nazional-europea AMMinistratori d'Immobili resta essenziale sostenere i suoi iscritti - più di 13mila - anche in questa delicata fase di passaggio. Ne parliamo con Giuseppe Bica, presidente dell'ANAMMI.

Per gli amministratori di condominio gli ultimi due anni sono stati davvero complessi. Come li ha affrontati l'ANAMMI?

La pandemia ha pesato moltissimo sulla categoria, costretta a navigare a vista tra norme spesso contraddittorie e le restrizioni legate al contagio.

E' vero che tutti abbiamo sperimentato lo smart working, ma per alcuni casi specifici, ad esempio un guasto tecnico o la sanificazione di spazi condominiali, l'amministratore ha dovuto lavorare in presenza.

Proprio per questa ragione, durante il primo lockdown avevamo chiesto di considerare gli amministratori alla stregua di una categoria a rischio.

Il rincorrersi di decreti, nel 2020, è stato grottesco, non si finiva di leggere una norma che ne saltava fuori una nuova, sullo stesso argomento. L'Associazione ha sostenuto gli iscritti facendo opera di informazione e divulgazione, interpretando le regole più nebulose secondo buon senso.

Un percorso ad ostacoli che non si è ancora concluso e che ci ha visto in prima linea nell'assistenza e consulenza agli associati. Basti pensare alle assemblee online, celebrate come l'innovazione rivoluzionaria.

In realtà, gli amministratori hanno dovuto affrontare da soli un numero crescente di difficoltà: dalle reti internet poco funzionanti all'incapacità dei condòmini anziani di gestire una riunione sul web, per non parlare del rischio ancora più alto di contestazioni sulle delibere condominiali.

Abbiamo imparato a nostre spese che tra le Faq del Governo e la dura realtà c'è spesso una grande differenza! In generale, i professionisti hanno reagito da par loro: si sono rimboccati le maniche e hanno cercato di affrontare la situazione. L'ANAMMI ha affiancato gli associati, anche da remoto.

Per sicurezza, infatti, abbiamo preferito passare allo smart working e puntando decisamente sulla formazione e l'aggiornamento online.

Quale bilancio può tracciare l'ANAMMI per gli amministratori di condominio?

Il bilancio non è negativo. Possiamo affermare che l'Associazione ha saputo tenere fonte alla situazione, come del resto la stessa categoria degli amministratori. Tuttavia non c'è molto di cui gioire. Si è lavorato molto, ma sempre in modo complicato, sofferto.

Ancor oggi, la tempesta non può dirsi conclusa, anche se sembra finita la sua parte peggiore.

Gli amministratori cercano di tornare alla normalità in ambito professionale, ma non è semplice: parte degli italiani vive un profondo disagio economico e fa fatica a pagare anche il condominio.

I bonus edilizi, purtroppo, si sono rivelati un ostacolo aggiuntivo, perché anche qui la confusione ha regnato sovrana. Con l'ultimo Decreto ristori, il blocco della cessione del credito ha ulteriormente peggiorato le cose.

L'80% dei cantieri potrebbe fermarsi, mettendo in crisi il settore edile e colpendo i condòmini che avevano investito sull'efficientamento delle proprie abitazioni. Speriamo in una prossima correzione di questa ennesima stortura.

Come sarà il 2022 dell'ANAMMI?

Sicuramente migliore del 2021. Stiamo entrando nella fase endemica del Covid-19, avremo più libertà di fare e progettare.

Per i prossimi mesi, però, intendiamo essere prudenti: lo dobbiamo ai soci e ai collaboratori.

Il contatto "fisico" con i nostri amministratori ci manca moltissimo, lo scambio di idee e di esperienze che avviene in presenza è insostituibile, tuttavia lavorare da remoto è l'unica soluzione che ci ha consentito, in questi due anni di pandemia, di fornire agli iscritti molti dei nostri servizi. Il nostro auspicio è che questo stato di cose duri ancora per poco.

Anche nell'ambito dell'aggiornamento, continueremo ad affiancare con convinzione i nostri amministratori, grazie all'attività di "tutor" e alle consulenze tecniche. Abbiamo ripristinato uno strumento che non utilizzavamo da tempo, ovvero il sondaggio tra gli associati.

Seppure da remoto, l'indagine tra i soci ci aiuta a mantenere il contatto con loro e a capire la loro opinione sulle problematiche di tipo professionale.

In questo modo, possiamo dare voce alle loro istanze avendo il supporto del sondaggio interno.

Stiamo anche studiando la possibilità di aprire nuovi PFA, i Punti fiduciari ANAMMI, per offrire ai soci, vecchi e nuovi, una servizio sempre più capillare sul territorio.

Insomma, nei primi mesi del 2022 lavoreremo molto online per prepararci a tornare in presenza. Non abbiamo cambiato il nostro modo di vedere l'amministratore di condominio: un po' commercialista, un po' avvocato, un po' psicologo e, per colpa del Covid, anche un po' guerriero. Ecco perché continuiamo ad insistere sull'importanza della formazione.

Siamo convinti, infatti, che soltanto una preparazione seria e credibile, unita alla voglia di fare e ad una mentalità manageriale, possano far progredire i professionisti.

L'amministratore è abituato a far da sé, è evidente. Ma quali sono le vostre richieste alle istituzioni?

La mentalità dell'amministratore moderno porta ad agire autonomamente.

Le cicatrici della pandemia ci resteranno però addosso per molto tempo ed è per questo che ricordiamo alle istituzioni, soprattutto a Governo e ministero dello Sviluppo economico, che gli amministratori di condominio sono professionisti veri, da tutelare al pari di altre categorie.

Siamo noi i gestori di buona parte del patrimonio immobiliare italiano e abbiamo diritto ad essere ascoltati.

Ecco perché chiediamo che sia garantita una concorrenza leale e reale ai nostri professionisti, spesso messi difficoltà da operatori scorretti.

Lo "spaccio" di attestati di formazione falsi, ottenuti in Rete in maniera fraudolenta, non si è mai fermato neanche in pandemia e questo continua a danneggiare il settore.

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