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Ammissibile l'azione revocatoria ordinaria nei confronti dell'ex amministratore

Un caso particolare di utilizzo dell'azione revocatoria ordinaria
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli - Responsabile scientifico Condominioweb 

Secondo l'articolo 2740, c.c., il debitore risponde dell'adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Il patrimonio del debitore è, quindi, posto a garanzia generica di tutti i creditori, che su di esso si possono soddisfare per vedere tutelate le proprie pretese, in condizioni di parità, fatta salva, chiaramente, la presenza di eventuali cause di prelazione.

Quando il debitore compie un atto di disposizione del proprio patrimonio arrecando pregiudizio alle ragioni del creditore, quest'ultimo può contare su un utilissimo mezzo di tutela: l'azione revocatoria ordinaria disciplinata dall'articolo 2901 c.c.

Per esercitare tale azione è necessario, però, che concorrano le seguenti condizioni: l'esistenza di un diritto di credito anche soggetto a termine o a condizione; l'atto dispositivo pregiudizievole del debitore; la conoscenza, da parte del debitore, del pregiudizio arrecato dal suo atto; la conoscenza di tale pregiudizio o la partecipazione alla dolosa preordinazione anche da parte del terzo qualora si tratti di atto a titolo oneroso.

Bisogna sottolineare che il legislatore ha omesso di definire che cosa debba intendersi per "atto dispositivo pregiudizievole" delle ragioni del creditore, avendo preferito rimettere al prudente apprezzamento del giudice il potere di determinare quando un atto compiuto dal debitore possa risultare idoneo ad integrare tale presupposto (tale atto potrebbe essere sia a titolo oneroso, quale ad esempio una vendita immobiliare, sia a titolo gratuito quale una donazione).

Non è necessario provare che dall'atto sia derivato al creditore un danno concreto ed effettivo, risultando sufficiente dimostrare in giudizio una modifica della situazione patrimoniale del debitore tale da rendere incerta l'esecuzione coattiva del debito o da comprometterne la fruttuosità.

Il discorso può riguardare anche i crediti del condominio nei confronti del debitore amministratore uscente. È questo il principio espresso nella sentenza n. 2347 del 10 maggio 2021.

La revocatoria in caso di donazione di alloggio in condominio è applicabile?

Ammissibile l'azione revocatoria ordinaria nei confronti dell'ex amministratore: la vicenda

L'assemblea di un condominio era costretta a revocare l'incarico all'amministratore. Quest'ultimo, infatti, non aveva pagato i fornitori (che avevano inviato numerosi solleciti di pagamento) senza motivare il suo comportamento, mentre il conto corrente condominiale (che risultava in passivo) aveva subìto un depauperamento privo di giustificazione. I condomini, però, avevano regolarmente pagato le quote condominiali.

A fronte di tale situazione (molti fornitori non erano stati pagati) il condominio aveva presentato querela per appropriazione indebita del denaro dei condomini nei confronti dell'ex amministratore.

Successivamente pignoravano la metà della proprietà di un immobile dell'ex amministratore ma quest'ultimo donava il 50% della proprietà di altro immobile al figlio.

I condomini si rivolgevano al Tribunale chiedendo che la donazione fosse dichiarata inefficace e revocata, sostenendo la sussistenza dei presupposti per l'azione revocatoria ordinaria.

Secondo l'ex amministratore invece non esisteva l'eventus damni, ossia il pregiudizio arrecato al condominio creditore e la donazione non era stata disposta con lo scopo di tutelare da eventuali azioni esecutive il figlio ma per pagargli un debito nato prima di quando era sorto il credito del condominio.

Tale fatto veniva confermato anche dal figlio dell'ex amministratore che dichiarava pure di non essere in alcun modo al corrente dei rapporti del padre con il codominio.

Anche i crediti condominiali possono essere tutelati con l'esercizio della revocatoria ordinaria

La decisione: la sussistenza della ragione creditoria

Il Tribunale ha dato piena ragione ai condomini e conseguentemente ha dichiarato inefficace e revocata la predetta donazione.

In primo luogo ha infatti notato che, a fronte di regolari pagamenti dei condomini, l'ex amministratore non è riuscito a spiegare le ragioni dei plurimi debiti del condominio verso fornitori e operatori vari; di conseguenza per lo stesso giudice il credito dei condomini - che hanno versato regolarmente le spese condominiali - è probabile.

Del resto come ricorda il Tribunale, ai fini dell'esperibilità dell'azione revocatoria ordinaria, non è necessario al creditore essere titolare di un credito certo, liquido ed esigibile, bastando una semplice aspettativa che non si riveli pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata.

L'eventus damni e scientia fraudis da parte del debitore

Per il Tribunale sussistono anche gli altri presupposti per l'azione revocatoria. A fondamento dell'azione, infatti, non è richiesta la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma solo il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito.

L'ex amministratore, però, non ha dimostrato che il suo patrimonio, privato della proprietà donata al figlio, fosse ancora "capiente" rispetto al credito vantato dal condominio (eventus damni).

In ogni caso il Tribunale ha sottolineato come non vi sia prova del fatto che il debito del figlio avesse data anteriore rispetto all'atto di donazione sopra detto.

Non è stato provato, quindi, che l'atto di liberalità in questione sia stato disposto allo scopo di adempiere un debito scaduto. Questo rende evidente come il figlio del debitore fosse consapevole del debito del padre.

Del resto, deve precisarsi che la conoscenza in capo al terzo del pregiudizio arrecato dal debitore alle ragioni del credito, può essere provata in giudizio dall'attore con ogni mezzo, anche mediante presunzioni, compresa la sussistenza di un vincolo di parentela tra il terzo acquirente ed il debitore, "quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente" (Cass., sez. V, 25/10/2017, n. 25291).

Sentenza
Scarica Trib. Torino n. 2347 del 10/05/2021docx

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