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L'amministratore di condominio non c'è mai. Ecco l'identikit dell'amministratore invisibile
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L'amministratore di condominio non c'è mai. Ecco l'identikit dell'amministratore invisibile

La maledizione dell'invisibilità: nessun amministratore è stato in grado di sottrarsi, almeno una volta.

Daniela Zeba 

Il mito dell'invisibilità dell'amministratore nasce nella notte dei tempi: 'l'amministratore non c'è mai' è una delle frasi tipiche, sintomo di malessere ed anche motivo di revoca dell'amministratore, da sempre.Che abbia 5 o 500 condomini, poco importa, tradizione vuole che l'amministratore debba possedere il dono dell'ubiquità: dev'essere in ufficio quando lo si chiama, in condominio come ne fosse il custode, dall'avvocato, dal commercialista, con i fornitori per sopralluoghi, a comprare le cassette della posta, a fare le letture dell'acqua, a rispondere al cellulare e alle mail, sempre e comunque presente dappertutto, anche se alla fine sembra che non sia mai dove ce n'è bisogno.

Si tratta di una vera e propria maledizione dell'invisibilità, cui nessun amministratore è stato in grado di sottrarsi, almeno una volta.

=> Quando il lavoro che facciamo diventa ''chi noi siamo''

Talvolta lo scudo dell'invisibilità rappresenta una protezione necessaria di fronte a situazioni che richiedono la nostra massima attenzione: chiusura di bilanci importanti, dichiarazioni fiscali, magari qualche teleconferenza o webinar.

Oppure quando veramente si necessita, per salute o motivi familiari, di un momento di pausa.

In questi casi, ovviamente l'amministratore dovrà essere supportato dal suo staff, adeguatamente istruito ed organizzato.

=> L'amministratore di condominio va in ferie? Che cosa fare nei giorni di vacanza e nei casi d'emergenza?

Trasformarsi in ectoplasma però, può diventare dannoso e patologico quando rappresenta l'ultima spiaggia abituale, atta a nascondere malagestio, chiusure d'esercizio oltre i 180 giorni, ritardi inaccettabili negli incassi e nei pagamenti a fornitori, manutenzioni non effettuate, situazioni debitorie importanti, distacchi di utenze ecc...In questi casi per rafforzare la giustificazione dell'assenza, l'amministratore sfoggia il repertorio di scuse più fantasioso e sfrontato a sua disposizione, quasi sempre attinente a morti improvvise di parenti, più o meno prossimi e meglio se fuori città, o a malattie più o meno gravi, che lo riguardano ciclicamente e che meriterebbero un pellegrinaggio a Lourdes.Attenzione però al Grande Fratello, sempre e più che mai in agguato: in questi casi è consigliabile silenziare non solo il telefono, ma anche i social, avvisando gli amici di evitare tag che vi vedano sciare felici in montagna quando i vostri clienti vi credono moribondi in ospedale.

Esiste poi l'invisibilità antistalking, di carattere terapeutico, rivolta a proteggere la propria salute fisica, mentale e psicologica. Se non adeguatamente istruiti ed educati al rispetto della vostra persona, dei vostri collaboratori e del vostro lavoro, ma anche dei vicini di casa, i condòmini talvolta possono eccedere in "esuberanze incontrollate" o fare richieste talmente assurde, che la maschera dell'invisibilità è il vostro alibi perfetto per non trasformarvi in un killer seriale.

Qui, lo so, ognuno di noi potrebbe portare le esperienze più svariate, legate a luoghi, persone e situazioni al limite dell'incredibile e qui, ognuno di noi, per certo, talvolta ha dato il meglio di sè, facendosi di nebbia con scuse o trucchetti più o meno brillanti, che, se volete, a fine post, nei commenti, potrete anche condividere.

Perchè esiste un'assoluta verità: non importa se si hanno 5 o 500 condomini, se si è autorevoli o inesperti, Fantozzi o Montezemolo: tutti noi, ma dico proprio tutti, tutti, tutti, abbiamo avuto o abbiamo le nostre "bestie nere", che nessuna ricetta di felicità, nessun carisma, nessun dio può sottrarci, anche se vogliamo passare come fenomeni di organizzazione ed imprenditorialità: se non saremo vittime di stalking noi, lo saranno i nostri collaboratori.

Nella mia esperienza mi è capitato di evaporare, più o meno aggraziatamente, in alcune circostanze che possiamo definire ricorrenti:

  • Sfinimento da piccoli problemi fastidiosi (briciole, sgocciolamenti, rumori, escrementi, cattivi odori ecc…), risolvibilissimi con pazienza, dialogo e buon senso (se le parti in causa ne fossero entrambe provviste).

    In questi casi, dopo avere sperimentato invano ogni tecnica di comunicazione empatica, PNL, sessioni di counseling, decido di farmi da parte e far decantare il problema; spessissimo, magicamente, solo eclissandomi, il problema si ridimensiona...o magari la terapia è solo a lento rilascio.

  • Rissa in assemblea: qui non transigo che si superi il limite della decenza. Quando accade abbandono semplicemente la sala, lasciando tutti con un palmo di naso.

    E' certo che la cosa non si ripeterà.

  • Complice la tecnologia, da quando i documenti vengono messi on line, si è magicamente ridotto il numero di ore dedicate alla "Carica dei 101 Consiglieri" morbosi e pettegoli, e ciò mi ha permesso una fuga benefica dalla mediocrità, senza ricorrere a scuse o sotterfugi.
  • Gli stalker delle mail o del cellulare ho imparato da tempo a bloccarli preventivamente: qui occorre essere senza pietà, negarsi per ridimensionare i ruoli e pretendere rispetto.

    A qualunque costo.

  • I tuttologi logorroici che considerano il nostro tempo una loro prerogativa, vengono stoppati da telefonate salvifiche effettuate da collaboratori opportunamente addestrati.
  • Le ripetute richieste di consulenza gratis sono interrotte da strane interferenze telefoniche.
  • Le ricorrenti visite fuori orario, da parte sempre dei soliti noti, incuranti degli impegni altrui, prevedono l'uscita quatta quatta dal retro.
  • Quando il telefono diventa bollente, fingersi la segretaria ignara di dove sia il capo, può rivelarsi una momentanea via d'uscita, almeno per riuscire a fare una serena pausa caffè.

=> Targa dell'amministratore di condominio: se non viene affissa quali sono le responsabilità e/o le sanzioni che possono essere inflitte?

La trasparenza nei confronti delle istituzioni, che riguarda l'intera categoria degli amministratori di condominio, rappresenta invece un tipo di invisibilità dolorosa, che ci scuote dentro, che tocca corde sensibili legate allo stampo non ordinistico della professione.

Siamo sempre i soggetti passivi della situazione: con il legislatore, con i giudici, con l'Agenzia delle Entrate.

Non veniamo riconosciuti in genere come interlocutori privilegiati nemmeno dalle amministrazioni locali, mentre potremmo giocare un ruolo di mediazione sociale non indifferente nei rapporti con i Comuni, le Municipalizzate, le Camere di Commercio, i Vigili del Fuoco, per il mantenimento del patrimonio immobiliare.

Potremmo giocare un ruolo fondamentale nella gestione preventiva delle potenziali criticità (pensiamo solo al tema antisimico).

L'amministratore, con le sue schiaccianti responsabilità, viene additato e riconosciuto invece solo quando si cerca un capro espiatorio e un responsabile da additare: allora esce dall'invisibilità per dovere affrontare giocoforza la sua naturale realtà fatta di oneri senza onori, da sempre.

La polverizzazione del mondo associativo di fatto ha reso l'amministratore più solo che mai, perchè non viene rappresentato da nessuno.

Si legifera sulla pelle dell'amministratore, si prendono provvedimenti senza che vi sia realmente qualcuno a cui stia a cuore la sua professionalità ed il suo valore.

La sentita esigenza di regolamentare la professione, prevedendo esame di stato, albo, percorsi di aggiornamento qualificati, nasce dal desiderio di uscire da questa realtà distopica che ci avvolge come una grigia e densa nebbia permeata di ipocrisia, rassegnazione ed impotenza.

=> Vacanze e reperibilità. L'amministratore di condominio non ha il dono dell'ubiquità

Peggiore dell'invisibilità istituzionale c'è solo la condanna invisibile che ci autoinfliggiamo quotidianamente, scegliendo deliberatamente di non fare squadra. Non siamo nessuno, perchè siamo reticenti nell'unire le forze. A livello locale la spietata concorrenza, basata principalmente sul ribasso delle tariffe, ottenebra i cervelli al punto da calpestare ogni rispetto e deontologia.

Difficilissimo trovare competitor corretti: vigendo per lo più la tristissima logica "mors tua vita mea", sgomitando per avere maggior visibilità del collega, si perde di vista il quadro d'insieme: potremmo essere differenti, cooperare, fare squadra e distinguerci per offerta e qualità, se solo facessimo tutti un passo indietro.

Volete sapere una cosa? Non ho mai personalmente temuto la concorrenza dell' improvvisato o del giovane aggressivo: quello che realmente mi intristisce è il modo di rapportarci tra noi professionisti affermati, fatto di gretti personalismi, invidie e piccoli patetici orticelli.

Mancano occasioni di confronto e di scambio proficuo, serio e costruttivo tra colleghi, per stabilire uniformi e comuni strategie pratiche nella gestione degli studi e dei clienti, lasciati così alla più completa disinformazione in un mercato distorto e malsano.

Quando qualcuno cerca di scardinare queste logiche, viene guardato con diffidenza, e se può essere vero che nessuno è profeta in patria, lasciate le singole realtà locali, non è che a livello nazionale stiamo messi meglio.

Prendiamo l'invisibilità da social. Siamo in molti a ribellarci allo status quo, a parole, ma anche qui di squadra non se ne fa: si fatica a riconoscere le buone idee se non vengono dalla nostra cerchia, si fatica ad abbracciare un'idea comune, si fatica ad essere pubblicamente solidali, a causa del nostro egocentrismo e protagonismo che sa tanto di piccola, ipocrita provincia nella piazza virtuale.

E pensare che se utilizzassimo meglio la tecnologia ed i social per creare un movimento nazionale trasversale, sganciato da miopi logiche egoistiche, potremmo uscire dal muro di invisibilità e diventare forti, credibili ed inviare potenti messaggi di rivendicazione professionale, che le istituzioni non potrebbero più ignorare. Da solo, anche il più brillante professionista, non va da nessuna parte.

Facendo un passo indietro, non guardando solo ai like ricevuti ed unendo le nostre forze, mantenendo le nostre differenze nel nome di obiettivi condivisi, arriveremmo ad una comune coscienza di categoria e aprire porte inaspettate, che ci renderebbero non solo visibili, ma finalmente credibili agli occhi della società.

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IGNAZIO VACCA
IGNAZIO VACCA martedì 29 gennaio 2019 alle ore 16:39

DA SEMPRE FACCIO IL GIRO DEI CONDOMINI ALMENO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA E AD ALMENO TRE CONDOMINI CHIEDO QUALCOSA CON UNA SCUSA: "SCUSI E' LEI CHE HA SEGNALATO UNA LAMPADINA FULMINATA?": "SCUSI IL CANCELLO AUTOMATICO FUNZIONA BENE?"; IL CITOFONO... ECC. ECC.
E' COME SE TIMBRASSI IL CARTELLINO E FUNZIONA, SCELGO SEMPRE PERSONE CHE FREQUENTANO ASSIDUAMENTE L'ASSEMBLEA E PERCIO' IN GRADO DI CONFERMARE LA PRESENZA IN CONTRADDIZIONE CON CHI DICE:
"... NON SI VEDE MAI..." QUELLA PERSONA SARA' LA MIA PROSSIMA CAVIA...
CIAO A TUTTI

Daniela Zeba
Daniela Zeba martedì 29 gennaio 2019 alle ore 18:25

Ottima strategia Ignazio!

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