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La sospensione dell'amministratore di condominio da parte dello IACP
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La sospensione dell'amministratore di condominio da parte dello IACP

Caso studio di un amministratore che omette di rendere conto del proprio operato

Avv. Rosario Dolce  

Un caso studio viene offerto dalla Legge adottata dalla Regione Puglia e dalla sua applicazione nei confronti di un amministratore che ometteva di rendere conto del proprio operato

L'Istituto Autonomo Case Popolari di Lecce - al quale è subentrata l'Arca Sud Salento - ha disposto la sospensione amministrativa di alcune Autogestioni condominiali ed ha contestualmente provveduto alla revoca dell'amministratore p.t., ai sensi dell'art.34 della legge Regione Puglia 10/2014, a mente del quale, “ in caso di particolari esigenze o difficoltà, l'ente gestore rinvierà o, nel caso fosse già costituita, sospenderà l'attuazione dell'autogestione assumendola direttamente per il periodo di tempo necessario a rimuovere le cause ostative”. Da non perdere: Se l'amministratore omette di consegnare la documentazione fiscale i danni possono essere notevoli!

I provvedimenti in questione sono stati adottati a cagione delle asserite irregolarità nella corretta gestione dei servizi comuni dei fabbricati e nella rendicontazione dell'operato dell'amministratore designato a monte.

L'amministratore p.t. ha impugnato avanti al TAR competente il provvedimento, lamentando un eccesso di potere dell'Ente e/o una violazione o falsa applicazione della legge in commento.

In fatto. Fin dal 2010, lo IACP comunicava al responsabile di numero 30 autogestioni condominiali l'impossibilità di provvedere al pagamento degli oneri condominiali richiesti in assenza della propedeutica approvazione del rendiconto consuntivo.

La ripartizione preparata dall'amministratore in funzione del bilancio preventivo - a quanto pare – non era stata preceduta dall'approvazione del consuntivo dell'anno precedente; ciò impediva allo IACP di commisurare le poste contabili ed economiche e di valutarne l'esatta congruità e coerenza.

Le procedure di redazione dei bilanci non erano, infatti, chiare per gli assegnatari e per lo stesso IACP, siccome non indicavano le fatture pagate e non pagate, gli inquilini adempienti e non adempienti, gli immobili occupati abusivamente, o meno.

Gli effetti si ripercuotevano anche sotto altri profili economici, generando, più che potenzialmente, anche un danno erariale.

Le autogestioni o i condomini di cui trattavasi ricevevano - in determinati casi - contributi pubblici sia per inquilini inadempienti, sia per spese di amministrazione o anche per quote di proprietà, di cui, a quanto pare, si perdevano le tracce.

La Sentenza. Sulla scorta di tali presupposti, e nonostante le contestazioni di rilievo pressochè formale rivolte dall'amministratore p.t. al provvedimento impugnato, il TAR ha ritenuto legittima la relativa sospensione dall'incarico.

E' stato messo in rilievo, in seno alla Sentenza in commento, non tanto una gestione irregolare quanto, piuttosto, l'emergere di una situazione di difficoltà oggettiva nell'autogestione, legata all'assenza di alcuna rendicontazione contabile, economica e finanziaria..

Tanto è stato ritenuto sufficiente per giustificare un intervento temporaneo e sostitutivo da parte dell'ente gestore. E' la stessa legge regionale richiamata ad attribuire all'ente gestore il potere di intervento in caso di particolari esigenze o difficoltà delle autogestioni, pure in assenza della presenza di un regolamento attuativo.

Conclusione. Il provvedimento di sospensione è stato immaginato dal legislatore regionale non quale provedimento-conseguenza di natura sanzionatoria nei riguardi del responsabile dell'autogestione, ma semplicemente quale atto idoneo a consentire un intervento utile alla ripresa del percorso di autogestione.

In altri termini, secondo il Tar lo IACP ha regolarmente applicato, nella fattispecie, la legge regionale 10 del 2014, avendo esercitato il potere di sospendere le autogestioni.

Conclusione. Rileva, ben al di là della peculiarità del caso trattato, che il rendimento del conto da parte dell'amministrazione condominiale costituisce il momento fulcro della propria attività: utile per comprendere il valore e la portata del lavoro svolto avanti ai propri assistiti. Il mancato o elusivo adempimento dell'obbligo rende censurabile il suo operato.

Il principio risulta (in determinate circostanze - vedi previsione normativa specifica -) mutuabile anche in sede di diritto amministrativo, nel caso di incarichi conferiti a professionisti da parte di istituti pubblici. Una firma può costar caro. I limiti del mandato dell'amministratore di condominio.

Scarica Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce

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Luc
Luc venerdì 06 maggio 2016 alle ore 15:20

Nel caso di specie intanto non si tratta di condomini ma di autogestioni tra inquilini essendo la proprietà tutta in capo ad un Ente regolamentate da una legge reg.le la n.10 del 2014 e non era l'amministratore che non rendeva conto del suo operato ma bensì l'impossibilità ad operare perché non si riuscivano ad approvare i rendiconti per mancanza dei numeri legali e quindi la necessità, giusta, di sospenderle visto che il "curatore dei servizi" e non amministratore non potendo ricevere il rimborso previsto delle morosità non poteva più procedere.

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