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Accesso ai dati del condominio presso i fornitori. Secondo il Garante il condominio non riveste il ruolo di "interessato".I suoi dati possono essere liberamente diffusi e comunicati a terzi.
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Accesso ai dati del condominio presso i fornitori. Secondo il Garante il condominio non riveste il ruolo di "interessato".I suoi dati possono essere liberamente diffusi e comunicati a terzi.

I dati del condominio possono essere liberamente diffusi e comunicati a terzi, perché manca una tutela delle informazioni.

 

In un condominio, dove - come sappiamo - la realtà supera molto spesso l'immaginazione, è accaduto qualcosa di insolito. Volendo contestare l'operato dell'Amministratore, un condòmino contatta il Distributore energetico (ovvero chi è proprietario della rete di distribuzione dell'energia) per conoscere il fornitore del condominio.

I soli dati a disposizione sono la denominazione del condominio e il codice fiscale dello stesso.

Senza che sia necessario possedere capacità di ingegneria sociale il buon condòmino riesce ad ottenere in pochi minuti l'informazione richiesta: il fornitore non è più quello che credeva lui.

Il mistero si infittisce e a tutti i costi si vuole comprendere chi, quando e perché abbia cambiato fornitore energia, con la pregiudiziale certezza che tale azione sia stata commessa sicuramente per danneggiare i condòmini. Ma questa è un'altra storia.

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Il novello Sherlock Holmes contatta quindi il fornitore al numero verde reperito sul sito e, dopo aver atteso pochi minuti per parlare con l'operatore di turno, ha ottenuto tutte le informazioni che gli necessitavano. Anzi, anche molte di più.

Con una sola telefonata, infatti, l'improvvisato Poirot italiano è venuto a conoscenza di quando è avvenuto il cambio, chi ha richiesto lo stesso e quale indirizzo di recapito abbia fornito.

Inoltre ha scoperto che l'ultima bolletta è stata pagata ben un giorno dopo la scadenza (che, per inciso, cadeva di domenica, ma soprattutto per la quale l'Amministratore aveva attivato la domiciliazione bancaria…), apprendendo non solo il numero cliente, ma anche il numero di POD (si tratta del Point of Delivery, ovvero il codice alfanumerico nazionale di 14 caratteri che identifica univocamente il punto fisico in cui l'energia elettrica viene consegnata).

=> Il condominio ha diritto di richiedere al Comune le informazioni riguardanti i risultati della qualità dell'acqua.

Qualsiasi amministratore non vedrebbe nulla di male, in realtà, in tali informazioni che confermano la correttezza della propria azione. Come nelle peggiori barzellette sul condominio, però, quel condòmino non abita lì. Al contrario, la telefonata è stata organizzata da un agente mandatario di altra compagnia elettrica che, con i dati che ha appena ricevuto, non perde tempo a sottoscrivere - in nome e per conto del Condominio - un contratto con il nuovo fornitore.

Giuridicamente, il contratto è nullo, ne siamo consapevoli. Ma il danno è fatto e parleremo della sua risoluzione in altra occasione. Ciò che oggi preme analizzare è il comportamento del fornitore che ha fornito tutte quelle informazioni.

L'Amministratore, rilevando il problema, ha segnalato la questione al Garante della Privacy, lamentando che chiunque, con poche telefonate gratuite, può ricevere tutte le informazioni necessarie a compiere un reato, chiedendo la repressione di una simile condotta.

Il Garante, analizzando la questione (si veda allegato), la rigetta completamente, ritenendo che la questione non riguardi il trattamento e la protezione dei dati personali. In altre parole, il Garante ricorda le più che note decisioni di Cassazione che qualifica il condominio quale "ente di gestione" e "soggetto di diritto autonomo, separato dai singoli condomini/persone fisiche".

Per il Garante, quindi, il Condominio, in quanto tale, non rientra nell'ambito (soggettivo) di applicazione del GDPR, che si applica alle persone fisiche.

Detto in altre parole, il Condominio è senza tutela alcuna. I suoi dati possono essere liberamente diffusi e comunicati a terzi, perché manca una tutela delle informazioni. Per lo stesso motivo, quindi, chiunque potrebbe richiedere (telefonicamente) informazioni sulle utenze aziendali di un noto marchio nazionale e utilizzarle come meglio crede.

Allo stesso modo, chiunque potrebbe andare in banca e, qualificandosi come condomino, richiedere ed ottenere tutte le informazioni relative al rapporto bancario del condominio (o dell'azienda). Ma in questo caso il gioco non funziona.

Recandoci in banca, il funzionario di turno non può darmi le informazioni richieste, in virtù di un fantomatico "segreto bancario".

Ora, questo segreto, in realtà, non esiste se non per una consuetudine che si perde nella notte dei tempi (Cfr. Cass. 18 luglio 1974, n. 2147), ma è privo di qualsiasi base giuridica scritta in una norma. Eppure per le banche funziona.

Anzi lo stesso Garante (doc-web 39821 del 23/05/2001 in https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/39821) conferma tale impostazione rilevando come «i doveri di confidenzialità connessi al c.d. segreto bancario trovano anche riscontro negli usi e nelle consuetudini bancarie, nonché negli impegni che gli istituti di credito assumono nei confronti della clientela allorché dichiarano di rispettare le regole di comportamento indicate dalla relativa associazione di categoria, anche per ciò che attiene alla riservatezza nella raccolta e nel trattamento delle informazioni sui clienti».

Ricapitolando:

  1. se un (asserito) condomino richiede informazioni ai fornitori di servizi e di appalto, ha diritto a ricevere tutte le informazioni perché non coperte dalle garanzie di tutela e protezione dei dati personali.
  2. Se un (asserito) condomino richiede informazioni alla banca, questa ha tutto il diritto di negarle in virtù di una scelta autodeterminata dello stesso istituto di credito.

È interessante notare come, alla fine, il Condominio e l'Amministratore si trovino privi di qualsivoglia tutela effettiva contro le ingerenze di terzi o contro il potere delle banche. Se la trasparenza e la comunicabilità del dati esiste, dovrebbe esistere in tutti i casi analoghi e senza preclusioni. Viceversa, emerge l'evidente necessità di razionalizzare il sistema.

=> Il diritto di accesso ai documenti condominiali: modalità e limiti

Quanto si contesta, in fondo, alle società che erogano servizi energetici (e, indirettamente al Garante nella sua parziale ricostruzione) è la modalità di comunicazione dei dati e di identificazione dei richiedenti le informazioni.

Sotto il primo profilo, tutti ricordiamo di aver dovuto sottoscrivere anche le clausole in ordine al trattamento dei dati, allorquando sono stati sottoscritti contratti di fornitura di servizi energetici per il condominio. Ci si domanda, a questo punto:

a cosa servano quelle parole, quelle garanzie e quelle firme se in realtà il fornitore è libero di fare come meglio crede?

Chiunque, qualificandosi come "responsabile", come "amministratore" o come "condomino" può accedere al patrimonio informativo detenuto presso i soggetti che erogano servizi energetici, fornendo il proprio nominativo e il proprio codice fiscale?

Saremmo curiosi di conoscere il numero di "Mario Rossi" e di "Giuseppe Verdi" che, ad oggi, prendono contatto con i numeri verdi delle società richiedendo informazioni. Basterebbe solo tale dato per obbligare a ripensare il sistema.

L'identificazione del chiamante, infatti, non può basarsi solo su una dichiarazione orale.

Dovrebbe essere quantomeno asseverata dalla comunicazione, all'operatore incaricato, di un codice di controllo (es. una parola chiave o una serie di numeri), abilitando così la controparte a fornire le informazioni richieste.

La storia raccontata è, purtroppo, vera e dimostra come anche la migliore normativa per la tutela dei dati personali non serva a nulla quando manchi la consapevolezza, la volontà e finanche gli strumenti per assicurare che le informazioni non vengano diffuse.

Ad oggi, ogni azienda fa come ritiene più opportuno, senza tenere conto degli interessi e dell'importanza (anche economica) delle informazioni che può divulgare, mancando non solo la cultura della riservatezza, ma anche le procedure che garantiscano quella "responsabilizzazione" (originale: accountability) che il GDPR richiede a gran voce.

Però, cari Amministratori, attenzione a scrivere una email ai condomini inserendo in chiaro tutti i destinatari… questa è un'azione che vi può costare caro...

=> Accesso civico in materia di condono: un parere sfavorevole del Garante per la privacy

Comunicazione_Garante.pdf

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