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Poteri del singolo condomino a tutela della proprietà comune
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Poteri del singolo condomino a tutela della proprietà comune

Tutela della proprietà comune in un condominio

 

L'attività giudiziale e le relative azioni a tutela della proprietà comune in un condominio può essere presentata anche da un singolo condomino. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente pronuncia, con la quale ha accolto la domanda del proprietario di un immobile diretta a ripristinare la canna fumaria condominiale modificata dal titolare di un altro alloggio dello stabile.
Nella suddetta decisione, la Cassazione, infatti, ha affermato che nel giudizio instaurato a tutela della proprietà comune per l'eliminazione di opere abusive compiute da alcuni condomini non è necessaria l'integrazione del contradditorio nei confronti degli altri comproprietari, potendo ciascuno dei condomini agire individualmente a tutela del bene comune.(Cass. Civ., Sez. II, Ord. 7/9/09 n. 19329).

Tale principio, tuttavia, era stato affermato costantemente dalla Suprema Corte, la quale, in più e più pronunce, aveva ribadito che allorquando un condomino agisca a tutela delle parti comuni dell'edificio, così come quando egli agisca a tutela della sua proprietà individuale, il contraddittorio non deve essere integrato nei confronti degli altri condomini, non versandosi in ipotesi di litisconsorzio necessario (Tra le tante: Cass. civ., Sez. II, 15/07/2002, n.10219, Cass. civ., Sez. II, 07/06/1988, n.3862 ecc...)

Inoltre, la Cassazione si è spinta anche più in là, nel senso che il singolo condomino può addirittura impugnare autonomamente, senza necessità che vi partecipi l'amministratore, la sentenza di primo grado sfavorevole al condominio.

Tale potere trova fondamento nel principio per cui la sentenza riguardante il condominio (in generale) si considera pronunciata anche nei confronti del singolo condomino.

Specificatamente, il principio della cosiddetta rappresentanza reciproca, in forza del quale ciascun condomino può agire (anche in sede di impugnazione) a tutela dei diritti comuni nei confronti dei terzi, in quanto l'interesse per il quale agisce è comune a tutti i condomini, comporta che colui che sia subentrato in corso di causa nella posizione di un condomino che non ha partecipato al giudizio dì primo grado, può impugnare la sentenza che abbia pronunciato su diritti comuni, dovendosi tale sentenza considerare emessa anche nei suoi confronti (Cass. civ., Sez. II, 19/05/2003, n.7872).

Detto potere sussiste anche nel caso in cui il singolo condomino non avesse partecipato al giudizio precedente.

Infatti, il singolo condomino, il quale non abbia partecipato alle precedenti fasi del giudizio in quanto rappresentato nel processo dall'amministratore del condominio, è legittimato ad impugnare personalmente, anche in grado di legittimità, la sentenza sfavorevole emessa nei confronti dell'intero condominio, ove non vi provveda l'amministratore (Cass. civ., Sez. II, 28/10/1995, n.11278).

D'altro canto, si ravvisa la necessità del litisconsorzio, ovvero della partecipazione al giudizio di tutti i condomini, qualora sia chiesta la risoluzione per inadempimento di una transazione con pluralità di parti, avente ad oggetto i beni comuni dell'edificio condominiale e il diritto d'uso di ciascun condomino.

In tale ipotesi sorge la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i contraenti, giacchè, configurando il negozio de quo un accordo unico plurisoggettivo e non un insieme di distinti ed autonomi accordi, il rapporto dedotto in giudizio, per la sua unicità, non può essere risolto nei confronti di alcuni e rimanere vincolante ed efficace per gli altri; diversamente, non ricorre l'ipotesi del litisconsorzio necessario quando una questione coinvolgente un rapporto plurisogggettivo unico debba essere decisa in via incidentale, senza efficacia di giudicato, con valore strumentale rispetto alla decisione della domanda principale (Cass. civ., Sez. II, 16/02/2005, n.3105)

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