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La soppressione del servizio di portierato ed il licenziamento del portiere.
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La soppressione del servizio di portierato ed il licenziamento del portiere.

Soppressione del servizio di portierato, qual è la maggioranza necessaria e l'iter da seguire per il licenziamento del portiere

Avv. Alessandro Gallucci  

Così come può essere istituito, allo stesso modo il servizio di portierato può essere soppresso. Come l’istituzione, salvo il caso di previsione contenuta in un regolamento condominiale contrattuale, è decisa dall’assemblea, così anche per la soppressione del suddetto servizio bisogna porre in capo all’adunanza dei condomini tale competenza.

Qual è la maggioranza necessaria per prendere una simile decisione?

Al riguardo la Cassazione è stata molto chiara nell’affermare che " qualora un servizio condominiale (nella specie: portierato) sia previsto nel regolamento di condominio, la sua soppressione comporta una modificazione del regolamento che deve essere approvata dall'assemblea con la maggioranza stabilita dall'art. 1136 comma 2 c.c. (maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio) richiamato dall'art. 1138 comma 3" (Cass. 29 marzo 1995 n. 3708 in Giust. civ. Mass. 1995, 716).

Una precisazione si rende necessaria.

S’è detto in principio che la decisione sull’istituzione del servizio è di competenza dell’assemblea ma che può essere contenuta anche in un regolamento d’origine negoziale. Come per la soppressione di questo servizio comune attivato a seguito di decisione assembleare, anche per quella contenuta nel regolamento contrattuale le maggioranze sono sempre le stesse.

In tal senso, infatti, la Cassazione ha avuto modo di specificare, in più occasioni, che per la revisione dello statuto del condominio di natura contrattuale bisogna fare sempre riferimento alla singola clausola e non all’atto globalmente considerato (tra le tante Cass. SS.UU. n. 943/99).

Quindi poiché il servizio di portierato attiene a vicende condominiali, non v’è motivo per dubitare che pure in queste circostanze la decisione possa essere presa con le maggioranze indicate dal secondo comma dell’art. 1136 c.c.

Qual è l’iter da seguire per il licenziamento del portiere?

La legge, qualunque sia la causa del licenziamento, salvo il caso di licenziamento in tronco per gravi motivi (es. fatti illeciti), prevede che la cessazione del rapporto di lavoro debba essere preceduta da un preavviso.

Per quanto riguarda il servizio di portierato il contratto nazionale collettivo di lavoro, stipulato tra CONFEDILIZIA, FILCAMS-CGIL, FISASCAT/CISL e UILTuCS-UIL, prevede che:

In caso di eliminazione del servizio di portierato, il datore di lavoro è tenuto, nei confronti del portiere con profili professionali A1), A2), A3), A4), A5), A6), A7), A8) e A9), a dare un preavviso di mesi 12 (sostitutivo del preavviso di cui al precedente art. 113), da comunicarsi per iscritto.

Il lavoratore che usufruisce dell’alloggio di servizio dovrà riconsegnare al datore di lavoro l’alloggio allo scadere del termine di preavviso” (art. 114 C.C.N.L.).

Sebbene sia cosa nota che i contratti collettivi stipulati da associazioni private (come sono i sindacati o quelle di categoria dei datori di lavoro) sono applicabili obbligatoriamente solamente a quei lavoratori che vi aderiscono, la giurisprudenza è costante nel farvi riferimento per quegli altri contratti non specificamente soggetti a quella regolamentazione generale.

Spetterà all’amministratore, infine, quale legale rappresentante dei condomini, gestire la cessazione del rapporto contrattuale con il portiere (preavviso, ecc.)

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