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Perché se l'amministratore fugge con la cassa i condomini sono costretti a pagare due volte le stesse spese?

Perché se l'amministratore fugge con la cassa i condomini sono costretti a pagare due volte le stesse spese?

Se l'amministratore scappa con il malloppo il danno è per prima cosa un danno che si ripercuote sui condomini

Sappiamo, per quanto ci dicono dottrina e giurisprudenza, che “ l’amministratore del condominio raffigura un ufficio di diritto privato assimilabile al mandato con rappresentanza: con la conseguente applicazione, nei rapporti tra l’amministratore e ciascuno dei condomini, delle disposizioni sul mandato (così, ex multis, Cass. SS.UU. 8 aprile 2008 n. 9148).

Allo stesso modo, questa volta anche grazie alle indicazioni legislative, sappiamo che il mandatario è quel soggetto che, per conto del mandante, pone in essere atti giuridicamente vincolanti in suo nome e conto (se nel ha, come nel caso dell’amministratore, anche la legale rappresentanza).

Restando nell’ambito del condominio negli edifici è compito dell’amministratore riscuotere i contributi e provvedere ai pagamenti necessari per i servizi comuni (art. 1130 c.c.). Per farlo la legge gli ha consegnato uno strumento particolarmente incisivo: il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ex art. 63 disp. att. c.c.

Fatta questa premessa di carattere generale entriamo nel merito della questione che abbiamo posto nel titolo dell’articolo.

E’ l’incubo di molti condomini e, purtroppo spesso, una triste realtà per tanti altri: stiamo parlando della notizia che l’amministratore è fuggito con i soldi.

La questione assume particolare importanza sotto due profili: quello penale e quello civile.

Nel primo caso, non vi sono dubbi, l’amministratore risponderà di appropriazione indebita a norma dell’art. 646 c.p.:

Chiunque, per procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni.

Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

Si procede d’ufficio se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’articolo 61.

L’azione penale, tra le altre cose, non necessita nemmeno della querela: per la particolare tipologia di reato, infatti, si deve ritenere applicabile il terzo comma dell’art. 646 c.p. Si tratta dell’aggravante per il reato commesso con abuso di prestazione d’opera nella quale, sostanzialmente, è riconducibile il rapporto amministratore-condominio

A livello civile il “danno da appropriazione indebita” se si vuole, è ancor più grave: Perché è lì che manifesta i suoi effetti più gravi ed indesiderati: lì, ossia nel portafoglio dei condomini.

Inutile sperare, scartabellando qua e là codici, leggi e sentenze, di trovare qualche rigo che autorizzi a non pagare i fornitori che, legittimamente, attendono il corrispettivo per l’opera prestata. L’amministratore è un rappresentante dei condomini.

Se scappa con il malloppo il danno è per prima cosa un danno che si ripercuote su di loro.

L’unica soluzione è trovare un accordo con i creditori per ottenere una rateizzazione dei pagamenti.

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