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Ti disturba il rumore del condòmino vicino? Se siete in pochi non è reato
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Ti disturba il rumore del condòmino vicino? Se siete in pochi non è reato

Per diventare disturbo della quiete pubblica il rumore dev'essere diffuso

Avv. Valentina Papanice  

Se il vicino è rumoroso, ma non troppo.

Classico caso, il vicino del piano di sopra è rumoroso, oppure semplicemente vive, magari una vita una po' più intensa o almeno più movimentata, diciamo così, della nostra. E noi – qualche volta per invidia? Per noia? Chi lo sa – ma tante volte per pura e semplice esasperazione non sappiamo più come fare per convivere con quel rumore.

Allora, è presto detto! Una bella causa civile per immissioni intollerabili e tutto passa...

Oppure, magari andiamo direttamente in sede penale: facciamo una bella querela per disturbo della quiete pubblica! Lo sanno tutti che il riposo delle persone va rispettato! (Sesso rumoroso? Meglio fare piano altrimenti si rischia una condanna per stalking)

In Italia, poi, si sa, il riposo ed il sonno sono importanti.

Rumore e quiete pubblica

Occhio alle dimensioni del fenomeno, però! Il giudice penale, per condannare il vicino rumoroso per disturbo della quiete pubblica, dovrà verificare che quel rumore non disturbi solo noi o pochi altri vicini o che, pur nella realtà disturbando pochi, sia comunque idoneo a disturbare una quantità indefinita di persone.

Perchè possa ritenersi integrato l'illecito in parola (tecnicamente si tratta del "disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone" ex art. 659 c.p.) occorre quindi che le condotte siano "siano potenzialmente idonee a disturbare le occupazioni o il riposo di un numero indiscriminato di persone secondo il parametro della normale tollerabilità, indipendentemente da quanti se ne possano in concreto lamentare" (Cass. n. 30156/2017).

Non sarà insomma assolutamente sufficiente dimostrare che quel rumore disturba alcune, determinate persone, ma sarà necessario l'accertamento della diffusività del disturbo, cioè della sua idoneità a disturbare un numero indeterminato di persone; cioè appunto, a disturbare la quiete pubblica. Essa, e non la tranquillità del singolo, è il bene protetto dalla norma di cui all'art. 659 c.p.

La tutela della pubblica quiete implica l'assenza di disturbo per quella che è la pluralità dei consociati; non il singolo, dunque, ma la collettività che si trovi nelle vicinanze.

E, infatti, la valutazione circa l'idoneità del rumore ad integrare un disturbo della quiete pubblica richiede che si tenga in considerazione quella che è la sensibilità media del gruppo sociale che potrebbe essere interessato dal rumore in esame.

Da non perdere: Stress da rumore. Chi esagera con la musica nelle ore notturne rischia di dover risarcire i danni.

Quiete pubblica e condominio

Premesso ciò, il discorso non cambia se il tutto si verifica all'interno di un condominio.

In condominio, dove, si sa, il rumore è un problema piuttosto diffuso, perchè l'illecito possa ritenersi integrato - come è stato già deciso – non basta che il rumore disturbi o sia idoneo a disturbare pochi vicini (abitanti gli appartamenti inferiori, superiori o adiacenti) ma occorre che i rumori siano adatti a recare disturbo ad un numero di condomini ben più numeroso: solo in tal caso va riconosciuta la compromissione della quiete pubblica (Cass. 45616/13 e 30156/2017).

In condominio, affinchè la condotta possa considerarsi penalmente rilevante, i rumori debbono estendersi, se non all'intero stabile condominiale, comunque ad una parte importante dello stesso, oltre i locali attigui al luogo da cui provengono.

E, insomma, "è necessario valorizzare, quale dato fattuale rappresentativo della idoneità offensiva della condotta, la capacità del fenomeno disturbante di propagarsi nell'ambito di un intero edificio" (23529/2014 e 30156/2017).

Quanto sin qui esposto è in sintesi il contenuto della sentenza n. 30156 - rifacentesi ad un orientamento che appare costante - della Corte di Cassazione penale dell'11 maggio 2017.

Conseguentemente, la sentenza ha annullato la sentenza di merito con cui la condanna era stata emessa sulla sola base dell'ascolto di pochi vicini, precisamente, vicini del piano di sotto e dello stesso piano (ma di una scala differente, adiacente) e dell'accertamento del disturbo da questi subìto: senza pertanto l'accertamento della "diffusa capacità offensiva", dell' "incidenza e la capacità di propagazione in concreto".

Si annulla pertanto la sentenza impugnata, dal momento che nella motivazione risulta "alcuna menzione della capacità diffusiva dei rumori all'interno dello stabile condominale, del numero degli appartamenti da cui è costituito, dell'intensità e della ripetitività delle emissioni sonore non consente di evincere la sussistenza degli elementi costitutivi del reato con riferimento all'idoneità dei rumori a turbare la pubblica quiete."

L'interesse del singolo trova invece tutela in sede civile nell'art. 844 c.c., che tutela i vicini di casa dalle immissioni (anche di rumore) che superano la normale tollerabilità.

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Luigi Mancini - Roma (Italia)
Luigi Mancini - Roma (Italia) giovedì 16 novembre 2017 alle ore 12:59

In questi casi basta ... tapparsi le orecchie!

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