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Va revocato il decreto ingiuntivo emesso non contro l'attuale condomino
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Va revocato il decreto ingiuntivo emesso non contro l'attuale condomino

Impossibile di intraprendere azione monitoria nei confronti del soggetto che ha perso la qualità di condomino.Va revocato il decreto ingiuntivo emesso non contro l'attuale condomino

Avv. Maurizio Tarantino  

Va revocato il decreto ingiuntivo emesso e diretto non contro l'attuale condomino, bensì verso il suo dante causa titolare dell'obbligazione di pagamento nel momento in cui essa sorse.

In ambito condominiale, in tema di azioni di recupero del credito contro il condomino moroso, è da ritenersi illegittimo e quindi va revocato il decreto ingiuntivo emesso ai sensi dell'art. 63 disp. att. c.c. e diretto non contro l'attuale condomino, bensì verso il suo dante causa titolare dell'obbligazione di pagamento nel momento in cui essa sorse.

Così si è pronunciato il Tribunale di Firenze nella sentenza n. 444 del 04 febbraio 2016, ove è stato precisato che il ricorso per decreto ingiuntivo contro il condomino moroso è azione esperibile solamente contro chi è attualmente condomino e non anche contro chi lo è stato, poiché l'art. 63 disp. att. c.c. lascia intendere che lo status attuale di condomino sia requisito fondamentale in tal senso.

Questi i fatti di causa. Tizio, spiegava formale opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Firenze, a richiesta del Condominio, avente ad oggetto gli oneri condominiali.

=> Sospensione dell'esecutività del decreto ingiuntivo

Nel merito, l'opponente sosteneva di non avere la legittimazione passiva rispetto alla domanda di pagamento proposta dal condominio in quanto, l'immobile a cui fanno riferimento gli oneri condominiali di cui al decreto ingiuntivo opposto, risulterebbe conferito nel trust istituito a gennaio 2010 con atto del Notaio; inoltre, eccepiva l'assenza di qualsivoglia comunicazione della delibera approvativa.

Costituendosi in giudizio, il condominio opposto, contestava in toto tutte le pretese dell'opponente; nel merito, invocava in ogni caso la responsabilità personale di Tizio (cedente) in relazione ai contributi maturati fino a gennaio 2010 e chiamava in causa il trustee spiegando nei suoi confronti domanda di condanna al pagamento dei contributi condominiali di cui al decreto ingiuntivo opposto ai sensi dell'art. 63, secondo comma, disp. att. c.c., ovvero, in ipotesi, di quelli maturati a far data da gennaio 2010.

Altresì, interveniva nel giudizio il terzo chiamato (trustee), il quale aderiva alla prospettazione di parte opponente con la richiesta di revoca del decreto ingiuntivo opposto.

=> Decreto ingiuntivo dal precedente Amministratore, come comportarsi

Orbene, preliminarmente, in merito alla sentenza in commento, giova ricordare che il Trust (regolato dalla legge n. 364/1989), è quell'istituto che prevede il trasferimento di titolarità dei diritti su determinati beni - anche diritti reali su beni immobili - in capo ad un soggetto, il trustee, che pur essendone titolare s'impegna a gestirli secondo le disposizioni contenute nell'atto costitutivo del trust medesimo e fornite dal così detto disponente (di quegli stessi beni).

Quanto, invece, alla responsabilità di cui all'art. 63 disp. Att.. c.c., la norma prevede una responsabilità solidale tra compratore e venditore di un'unità immobiliare ubicata in condominio in relazione alle somme dovute per l'anno precedente e quelle nel corso del quale è avvenuta la vendita.

Tale solidarietà grava il compratore di una responsabilità concorrente - verso la compagine - per debiti che non sono suoi.

L'esistenza di questo vincolo, tuttavia, nulla ha a che vedere con la titolarità dell'obbligazione di pagamento verso il condominio; questa, com'è noto è un'obbligazione propter rem, derivata dalla titolarità del diritto reale.

S'è vero che il trasferimento del diritto comporta il trasferimento dell'obbligo, tale automaticità di traslazione non riguarda la titolarità delle obbligazioni già sorte, tant'è che l'art. 63 disp. att. c.c. pone un vincolo di solidarietà e lo limita ad un ben preciso arco temporale.

Quindi, nel caso di cui ci si occupa, a parere del Giudice adito, precedentemente si doveva valutare la legittimità del decreto ingiuntivo emesso contro il precedente proprietario (il cedente).

Ciò premesso, a tal proposito, il giudice adito, richiamando un principio consolidato in giurisprudenza, ha meglio precisato che in tema di condominio "una volta perfezionatosi il trasferimento della proprietà di un'unità immobiliare, l'alienante perde la qualità di condomino e non è più legittimato a partecipare alle assemblee, potendo far valere le proprie ragioni sul pagamento dei contributi dell'anno in corso o del precedente, solo attraverso l'acquirente che gli è subentrato.

Ne consegue che non può essere chiesto ed emesso nei suoi confronti decreto ingiuntivo ai sensi dell'articolo 63 disp. att. cod. proc. civ. per la riscossione dei contributi condominiali, atteso che la predetta norma di legge può trovare applicazione soltanto nei confronti di coloro che siano condomini al momento della proposizione del ricorso monitorio" (In tal senso Cass. Civ. Sez. 2 sent. n. 23345 del 9/09/2008; Cass. Civ. Sez. 2 sent. n. 23686 del 9/11/2009).

Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, Il Tribunale di Firenze ha ritenuto di dover revocare l'ingiunzione in quanto emessa contro una persona, il cedente, rispetto alla quale non può trovare applicazione l'azione di cui all'art. 63 disp. att. c.c.; quanto al terzo chiamato (Trustee), invece, è stato condannato al pagamento della somma a titolo di oneri condominiali maturati precedentemente e successivamente a gennaio 2010 in quanto unico responsabile verso il condominio.

=> Spese recupero crediti, paga il condominio o il moroso?

=> Opposizione a decreto ingiuntivo e impugnazione delibera assembleare.

Scarica Tribunale di Firenze nella n. 444 del 04 febbraio 2016

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