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Restituzione degli anticipi: la prova documentale grava sull'amministratore di condominio
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Restituzione degli anticipi: la prova documentale grava sull'amministratore di condominio

L'amministratore deve documentare gli anticipi per riceverne la restituzione

Avv. Giuseppe Donato Nuzzo - Foro di Lecce  

L'amministratore che chiede la restituzione degli “anticipi” deve dimostrare che le somme versate nel patrimonio del condominio, oltre a non essere state successivamente restituite, provengono dal suo personale patrimonio. E deve farlo con prova documentale, segnatamente mediante la produzione di bonifici o di assegni tratti dal suo conto corrente e versati su quello del condominio.

Questo il principio di diritto espresso dal Tribunaledi Roma con la sentenza n. 17248 del 20 settembre 2016.

Il giudice ha revocato il decreto ingiuntivo emesso nei confronti del condominio, per la restituzione di somme che l'ex amministratore sosteneva di aver anticipato di tasca propria per il pagamento delle utenze condominiali.

=> Quando i condomini devono restituire all'amministratore le somme da lui anticipate

Nel caso sotteso alla sentenza in commento, in particolare, l'amministratore di condominio uscente chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo per anticipi non rimborsati (circa 9500 euro) in ordine alla sua attività di amministrazione, in particolare in relazione all'anticipo di danaro per due bollette di luce e gas.

Ne seguiva l'opposizione proposta dal condominio ed il suo accoglimento per assenza di prova del credito.

L'amministratore si è infatti limitato a produrre in giudizio documenti contabili del condominio, senza allegare le delibere con le quali l'assemblea avrebbe approvato gli “anticipi” o le ricevute dei pagamenti versati.

Sul punto, il tribunale chiarisce anzitutto che i dati contabili predisposti unilateralmente dall'amministratore – verbale di consegna e di redazione dei bilanci da portare all'approvazione dell'assemblea – non possono assumere alcuna valenza probatoria.

In particolare, la sottoscrizione, da parte del nuovo amministratore, del verbale di consegna, da cui si ritenga di ricavare il credito dell'ex amministratore, non ha alcun valore in quanto il riconoscimento di debito presuppone che chi lo effettui abbia la disponibilità della vicenda giuridica cui si riferisce. Pertanto, solo l'assemblea condominiale può validamente effettuare una ricognizione di debito.

Non rientra tra le attribuzioni dell'amministratore del condominio, ex art. 1130 c.c., il potere di effettuare una ricognizione di debito che inevitabilmente si riflette sulla sfera giuridico patrimoniale, dei singoli condomini, senza apposita autorizzazione assembleare.

A ciò si aggiunga che l'ex amministratore, rivestendo la qualità di terzo, non può invocare in via generale l'efficacia vincolante delle delibere in suo favore e configurarla quale fonte di per sé del suo credito.

=> Quando l'amministratore anticipa i soldi prima dell'approvazione del preventivo

Infatti, le delibere condominiali, al pari di ogni atto espressione dell'autonomia negoziale, producono i loro effetti esclusivamente nella sfera giuridica delle parti, che nel caso di specie si identificano con i condomini, giammai potendo incidere nei confronti dei terzi (quali, appunto, l'ex amministratore).

La delibera condominiale non può nemmeno assumere la valenza di una ricognizione di debito ex art. 1988 c.c., in quanto quest'ultima è una dichiarazione unilaterale recettizia che non può pertanto essere invocata da colui che, pur i possesso del documento, non risulti esserne il destinatario.

Unica eccezione in tale senso, il caso in cui l'assemblea abbia approvato un consultivo contenente una posta passiva specificamente indicata dall'amministratore nel prospetto contabile presentato all'assemblea, con relativo importo e causali, a titolo di “anticipi amministratore”, così riconoscendo il debito stesso.

Nel caso deciso dalla sentenza in commento, invece, sono stati allegati in atti delibere che non sono idonee a provare l'esistenza degli affermati anticipi, che possono essere solo documentalmente dimostrati alla luce dei limiti di cui all'art. 2721 c.c.

=> La morosità condominiale e le anticipazioni dell'amministratore

La mancanza di delibere di approvazione degli anticipi” – osserva il giudice - “oltre alla mancanza di tutte le ricevute dei pagamenti effettuati nel corso del mandato, per conto del condominio, ai terzi con relativa prova dell'imputazione al patrimonio dell'ente di gestione, al proprio o all'eventuale di altri soggetti e quelle risultanti dagli incassi delle quote dovute dai condomini non consente di provare l'assunto dell'attore”.

Del resto, è pacifico in giurisprudenza (Cass. civ. 10153/2011) che la sola esistenza di un disavanzonon può far presumere che sia stato colmato con danari propri dell'amministratore, ben essendo in condizione egli di avvalersi di somme, ad esempio prelevate da conti di altri condomìni

È invece l'amministratore a dover dimostrare che le somme che afferma di aver versato come “anticipi” nel patrimonio del condominio, oltre a non essere state successivamente restituite, provenivano effettivamente dal suo personale patrimonio, con prova documentale: “segnatamente mediante la produzione di bonifici o di assegni tratti dal suo contocorrente e versati su quello dell'ente di gestione”.

Per approfondire => Dalle possibili indebite pressioni sui condòmini ai rischi economici per lo stesso amministratore.

Scarica Tribunale di Roma, n. 17248 del 20 settembre 2016

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