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Stereo a tutto volume? il genitore è responsabile penalemente della condotta del figlio
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Stereo a tutto volume? il genitore è responsabile penalemente della condotta del figlio

In caso di violazione dell'obbligo di vigilanza sussiste la responsabilità penale del genitore.

Avv.to Maurizio Tarantino - Foro di Bari  

"Rischia una condanna penale il genitore che non impedisce al figlio adolescente di tenere il volume dello stereo troppo alto, tanto da disturbare tutto il condominio. È infatti necessario vigilare sul minore".

Questo è il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione Penale con la sentenza del 15 dicembre 2016 n. 53102 in merito alla responsabilità del genitore per l'eccessiva rumorosità del figlio.

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I fatti di causa. Tizio aveva proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di conferma della sentenza del Tribunale di Roma di condanna per il reato previsto dall'art. 659 cod. pen. per avere suo figlio minore, dal proprio appartamento, con emissioni sonore prodotte dall'impianto stereo e, comunque, omettendo di adottare le dovute cautele, arrecato disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini

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Ambito civile: la responsabilità dei genitori. Il primo comma dell'art. 2048 c.c. prevede che "Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi".

La responsabilità di genitori si fonda su una loro colpa nell'educazione di chi ha commesso l'illecito (c.d. culpa in educando).

Ai sensi dell'art. 2048 c.c., i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che siano frutto di omessa o carente sorveglianza sia con riguardo agli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell'attività educativa che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare (Cass. 7050/2008).

Ambito penale: il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone: le diverse fattispecie di un unico reato. L'illecito (art. 659 c.p.) disciplina un reato contravvenzionale, ciò vuol dire che il comportamento illecito potrà essere sanzionato sia a titolo di dolo (detto più semplicemente per aver fatto rumore volontariamente) sia a titolo di colpa (per aver tenuto non volontariamente ma incautamente determinati comportamenti). L'interesse tutelato è l'ordine pubblico ossia la quiete pubblica e privata.

Sull'argomento in esame, la giurisprudenza di legittimità, ha avuto modo di precisare che l'articolo 659 cod. pen. prevede due autonome fattispecie di reato enunciate, rispettivamente, nel comma 1 e nel comma 2.

L'elemento distintivo tra le due fattispecie è costituito dalla fonte del rumore prodotto, nel senso che laddove tale rumore provenga dall'esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso, la condotta rientra nella previsione del secondo comma del citato articolo per effetto della esorbitanza rispetto alle disposizioni di legge o alle prescrizioni dell'autorità, presumendosi la turbativa della pubblica tranquillità.

Di contro, laddove le vibrazioni sonore non siano causate dall'esercizio dell'attività lavorativa, ricorre l'ipotesi di cui all'articolo 659 cod. pen., comma 1 per la quale occorre che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo (Cass. Penale 16 aprile 1999, n. 4820).

In particolare il comma 1 della norma suddetta disciplina l'ipotesi avente per oggetto il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e richiede l'accertamento in concreto dell'avvenuto disturbo, mentre l'ipotesi contemplata nel comma 2, che concerne l'esercizio di professione o mestiere rumoroso, prescinde dalla verificazione del disturbo, ricorrendo una sorta di presunzione legale di rumorosità collegata al verificarsi dell'esercizio del mestiere rumoroso al di là dei limiti tempro-spaziali e/o delle modalità di esercizio imposto dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità (così anche Cass. Penale 12.6.2012, n. 39852).

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Il ragionamento della Corte di Cassazione penale. La suprema Corte, nel motivare la conferma della decisione della Corte d'Appello di Roma, ha meglio chiarito che l'art. 40, comma 2, cod. pen. prevede che "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo e non può esservi dubbio che tra gli obblighi giuridici richiamati da tale norma debba ricomprendersi anche quello discendente dalla responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori, essendo i genitori "responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori... secondo quanto previsto dall'art. 2048 cod. civ.".

Difatti, secondo gli ermellini, da tale disposizione discende un obbligo di sorveglianza (Cass. pen. n. 43386 del 07/10/2010) che, senza escludere la concorrente responsabilità del minore ultraquattordicenne e capace di intendere e di volere, non può non radicare una responsabilità anche del genitore in tutti i casi in cui un tale obbligo sia rimasto inadempiuto, solo restando salva la possibilità, espressamente consentita dal comma 3 dell'art. 2048 cit., di provare di non avere potuto impedire il fatto.

Si è del resto ulteriormente chiarito che la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente, prevista dall'art. 2048 cod. civ., è correlata ai doveri inderogabili posti a loro carico all'art. 147 cod. civ. e alla conseguente necessità di una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti e a realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria e altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito (Cass. pen. n. 9556 del 22/04/2009).

Infine, le deduzioni di parte ricorrente non potevano trovare accoglimento, atteso che vi era stata conferma e riscontro dalle dichiarazioni rese dai testimoni in merito alla condotta del minore.

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Le conclusioni. Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, la Corte di Cassazione Penale, con la pronuncia in commento, ha respinto il ricorso di Tizio e per l'effetto ha confermato la decisione di condanna espressa dalla corte territoriale.

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Scarica Corte di Cassazione Penale del 15 dicembre 2016 n. 53102

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