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Il problema dei piccioni nelle grandi città tra installazioni di dissuasori e divieti previsti dal regolamento condominiale
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Il problema dei piccioni nelle grandi città tra installazioni di dissuasori e divieti previsti dal regolamento condominiale

Piccioni nelle proprietà condominiali: quali rimedi?

Avv.to Maurizio Tarantino - Foro di Bari  

Il problema dei volatili nelle grandi città è spesso oggetto di critiche e provvedimenti amministrativi. Difatti le deiezioni dei piccioni, come le loro carcasse, creano danni e degradano le strutture urbane, sia ai monumenti che agli edifici pubblici e privati, per non dire dei marciapiedi, costringendo a continui interventi di recupero, manutenzione e pulizia, con relativi oneri a carico delle casse comunali.

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I colombi di città. I "piccioni urbanizzati", per effetto di una sentenza istruttoria del Pretore di Cremona del 18 gennaio 1983, erano considerati alla stregua di tutti gli animali allevati e quindi passibili di ogni azione di sfruttamento, compresa la cattura e l'uccisione.

La sentenza approfondiva il concetto di "urbanizzazione" del colombo specificando che non devono valere per i colombi urbani le normative della Legge 968/77 che riguardava la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato.

Il 25 novembre 1993 l'Istituto Nazionale Fauna Selvatica accreditava la sentenza del Pretore esprimendosi in questo modo:" Si ritiene che la posizione sistematica, ecologica e legale dei cosiddetti piccioni di città sia quella di specie non appartenente alla fauna selvatica.

Si tratta infatti di popolazioni la cui origine deve essere ricondotta a forme domestiche del colombo selvatico (Colomba livia f. domestica) sfuggite al controllo da parte dell'uomo…".

Successivamente l'art. 19 della Legge 157/92 prevedeva la concreta possibilità di adottare metodi di controllo efficaci (piani di abbattimento) ai fini della tutela del patrimonio zootecnico, per motivazioni sanitarie, per la tutela del patrimonio artistico, per la difesa delle specie selvatiche.

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Il suolo pubblico. Periodicamente ritorna d'attualità la questione dei piccioni nelle città e del loro sovraffollamento.

L'espandersi delle città e la maggior disponibilità di cibo ne ha velocizzato la diffusione, favorita anche dalla frequenza riproduttiva: nelle città di medie dimensioni possono abitare migliaia di piccioni, nelle metropoli diventano milioni.

In molti casi il piccione viene ritenuto responsabile di sporcare marciapiedi, edifici e monumenti storici e artistici, ma anche di causare danni alle produzioni agricole o di interferire col traffico aeroportuale.

I consigli della LIPU(Lega Italiana Protezione Uccelli). Secondo la Lipu per rimediare al problema dei piccioni occorrerebbero una serie di interventi. Tra questi, i più importanti possono essere: la realizzazione di edifici che non incentivino la presenza e la nidificazione del piccione; l'utilizzo di dissuasori di appoggio incruenti e adatti al particolare architettonico; l'uso di reti antintrusione per impedire l'accesso dei piccioni in balconi, capannoni, ecc., fatto salvo il periodo riproduttivo e senza impedire ad altre specie (rondoni, passeri, codirossi e pipistrelli) l'accesso a tali aree; la gestione dell'alimentazione, che stabilisca limiti alla somministrazione di cibo aggiuntivo e poco nutriente (come pane e pasta), per migliorare lo smaltimento dei rifiuti e l'igiene pubblica e considerato che il piccione trova già nelle città e nelle aree circostanti cibo in abbondanza; campagne di informazione e sensibilizzazione verso pubblico e operatori, basati su dati etici, contenuti tecnici e scientifici; l'allestimento di colombaie nei parchi urbani, gestite direttamente dai Comuni, che possano dare soddisfazione ai colombofili senza creare problemi alla città, permettendo anche il controllo sanitario; il miglioramento dell'igiene pubblica.

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Le ordinanze dei comuni. Nonostante i buoni propositi offerti dalla Lipu, tuttavia, lo scenario appare ben diverso. Difatti, la stessa Lega a protezione degli uccelli, afferma che le situazioni sono affrontate troppo spesso dalle istituzioni con provvedimenti emergenziali e sostanzialmente inutili, oltre che irrispettosi del benessere degli animali e degli equilibri ecologici (come la falconeria) quando non addirittura violenti (come le uccisioni o gli avvelenamenti diretti). In ambito amministrativo, a dichiarare guerra ai volatili sono molti comuni italiani.

Tra questi il comune di Massa Carrara ha deciso di punire con multe salate chiunque sarà beccato a nutrirli (fino ad un massimo di € 500,00). Ma gli interventi previsti dall'ordinanza non si limitano alle multe.

C'è una parte del provvedimento indirizzata a proprietari o amministratori dei posti in cui gli avversati volatili stazionano o peggio ancora hanno fatto il nido.

Ad essi spetterà rimuovere gli eventuali escrementi su terrazzi, soffitte e cornicioni, facendo seguire l'intervento da un'accurata pulizia e disinfestazione delle superfici interessate; inoltre bisognerà installare dispositivi meccanici che impediscano ai piccioni di avvicinarsi per nidificare.

Lo stesso è successo nel Comune di Sassello, con analoghe multe da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro per chi dà da mangiare ai i piccioni. Poi ci sono le ordinanze dei comuni di Otranto, Albano Laziale, Roma e di altre città.

I precedenti amministrativi: casi di revoca delle ordinanze. Tuttavia si sono registrati anche dei casi in cui l'autorità amministrativa ha revocato l'ordinanza anti-piccione a seguito del provvedimento del Tar di Brescia.

Più interessante è apparsa la questione sorta nella città di Castello ove l'amministrazione, con l'ordinanza n. 163 del 04.09.15, consentiva l'abbattimento dei piccioni “con armi da fuoco e nei luoghi dove era consentita l'attività venatoria, al fine di tutelare i livelli igienico-sanitari e salvaguardare i beni culturali”.

A tal proposito, grazie al ricorso presentato dall'associazione “Vittime della Caccia”, il Tar dell'Umbria (Sentenza 30 dicembre 2015 n. 607) ha ufficialmente annullato l'ordinanza sostenendo che “la violazione dell'art. 19 della legge n. 157 del 1992 nella parte in cui non è stata approntata la specifica procedura in essa prevista secondo cui, in prima battuta, è necessario il ricorso a ‘metodi ecologici' di contenimento del fenomeno; soltanto una volta falliti questi tentativi è allora possibile, in seconda battuta, l'adozione di piani di abbattimento da realizzare, in ogni caso, per mano di guardie venatorie preposte”. (cfr. T.A.R. Emilia-Romagna Bologna, sez. II, 5 aprile 2012, n. 241; T.A.R. Toscana, sez. II, 2 dicembre 2009, n. 2584; T.A.R. Veneto, sez. II, 24 ottobre 2008, n. 3274; T.A.R. Veneto, sez.

II, 19 ottobre 2007, n. 3357). In conclusione, i colombi di città, secondo il pressoché pacifico orientamento degli organi tecnici dello Stato nonché della giurisprudenza, fanno parte della fauna selvatica, in quanto vivono ‘in stato di libertà naturale', risultando come tali soggetti al sistema di tutele di cui alla legge n. 157 del 1992”. (cfr. parere ISPRA 15 giugno 2000; TAR Toscana, sez. II, 2 dicembre 2009, n. 2584; TAR Veneto, sez. II, 24 ottobre 2008, n. 3274).

La proprietà privata. Le ordinanze amministrative vanno rispettate solo se si è sul suolo pubblico.

Sul proprio balcone di casa ciascuno resta libero di fare ciò che vuole; salvo che il regolamento di condominio contenga specifici divieti, divieti giustificabili ad esempio, per via del timore che gli escrementi dei piccioni possano finire ai piani più bassi solo per il piacere, del vicino di sopra, di vedersi contornare dal tubare dei pennuti grati.

In mancanza di regolamento ciascun condomino può proporre in assemblea il problema dei colombi (ad es. approvando l'autorizzazione dei dissuasori per i colombi).

In questo caso l'installazione dei dissuasori può essere catalogata tra le innovazioni volte a migliorare la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti (Art. 1120, c. 2, cod. civ).

Pertanto, la delibera assembleare in merito è positiva se approvata con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio (Art. 1136, c. 2., cod. civ).

In merito alla ripartizione dei costi, le spese necessarie per la conservazione e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa accordo tra i condòmini (Art. 1123, c. 1, cod. civ).

=> Il problema delle colonie feline in condominio

Ordinanze contro i piccioni

Ordinanza Comune Massa Carrara

http://www.comune.massa.ms.it/sites/comune.sites/files/documenti_internet6/ordinanza%20piccioni.pdf

Ordinanza Comune Vaprio D'Agogna

www.comune.vapriodagogna.no.it/FileDownload.asp?T=8&I=13005

Ordinanza Comune Otranto

http://www.comune.otranto.le.it/documenti/notizie/16.Ord.Sind.pdf

Ordinanza Comune Spilimbergo http://www.comune.spilimbergo.pn.it/fileadmin/Documenti/AMBIENTE/ORDINANZA_COLOMBI.pdf

Ordinanza Comune di Cascina

http://www.comune.cascina.pi.it/attachments/article/6432/Ordinanza%20piccioni.pdf

Ordinanza Comune di Chieti

http://www.comune.chieti.gov.it/images/comunicati_stampa/206-15.3.16-OrdinanzaSindacale-Disposizione-di-carattere-igienico-sanitario-piccioni.pdf

Ordinanza Comune Albano Laziale

http://www.comune.albanolaziale.rm.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/3%252F9%252F4%252FD.6b6a2aecca0d19ead9d3/P/BLOB%3AID%3D1746/E/pdf

Ordinanza Comune di Roma

https://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/ordinanzatopi.pdf

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