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L'obbligo di realizzare i parcheggi ai sensi della "legge ponte" non si configura come contratto a favore di terzo

L'obbligo di realizzare i parcheggi ai sensi della "legge ponte" non si configura come contratto a favore di terzo

In cosa consiste l'obbligo di realizzare i parcheggi ai sensi della “legge ponte”

Che cos’è un contratto?

Esso viene comunemente e legislativamente definito come l’accordo tra due o più persone finalizzato a costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale. Tizio vuole vendere a Caio la propria abitazione.

Le parti, d’accordo sul prezzo e le modalità di pagamento, dovranno formalizzare quell’accordo in un contratto di compravendita. Sempronio entra nella salumeria vicino casa e compra la pasta ed il pane. Anche quello è un contratto di compravendita.

La differente complessità ed importanza dell’accordo si portano dietro adempimenti specificamente previsti per la tipologia contrattuale.

Così, tornando agli esempi fatti, per la compravendita dell’unità immobiliare servirà a pena di nullità il contratto in forma scritta (atto pubblico o scrittura privata autenticata) e, ai fini della sua opponibilità ai terzi, la trascrizione presso la conservatoria dei pubblici registri immobiliari.

L’acquisto del pane, è noto, non necessita di tutte queste formalità: basta scegliere e passare dalla cassa! Il nostro ordinamento, oltre ai contratti tra persone che negoziano direttamente, prevede la possibilità di stipulare accordi che producano, a determinate condizioni, effetti anche a favore di terzi. E’ il caso dell’art. 1411 c.c. rubricato Contratto a favore di terzi, che recita:

E' valida la stipulazione a favore di un terzo, qualora lo stipulante vi abbia interesse.

Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipulazione.

Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finché il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare.

In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto.

Insomma Tizio e Caio possono stipulare un contratto per la compravendita di un appartamento a favore di Sempronio. Questo può accettare o rifiutare. In tale ultimo caso il contratto resta valido con prestazione a beneficio dello stipulante, se non diversamente pattuito.

In questo contesto si è cercato d’inserire l’annoso problema dei parcheggi realizzati ai sensi della così detta legge ponte (legge n. 765/1967 che innovava la legge n. 1150/42). In sostanza, si diceva: l’impresa al momento della costruzione s’impegna a realizzare un determinato numero di parcheggi.

Questo impegno verso all’amministrazione comunale dev’essere considerato alla stregua di un contratto a favore di terzo, vale a dire un accordo che produce automaticamente i propri benefici verso gli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nel medesimo stabile. No, dice la Cassazione, non è così.

Si legge in una sentenza dello scorso maggio che “ l'atto d'obbligo eventualmente assunto dal costruttore "non può essere inquadrato nel paradigma del contratto a favore di terzi previsto dall'art. 1411 c.c., poichè la convenzione (o atto d'obbligo) tra un comune e un privato costruttore, con la quale quest'ultimo, al fine di ottenere il rilascio di una concessione edilizia, si obbliga ad un facere o a determinati adempimenti nei confronti dell'ente pubblico non solo non costituisce un contratto di diritto privato, ma non ha neppure specifica autonomia e natura di fonte negoziale del regolamento dei contrapposti interessi delle parti stipulanti, configurand osi semplicemente come atto intermedio del procedimento amministrativo volto al conseguimento del provvedimento concessorio finale, dal quale promanano soltanto poteri autoritativi della pubblica amministrazione, senza alcuna possibilità per i terzi privati di accampare diritti sulla base di esso".

Ne consegue che gli acquirenti finali delle porzioni condominiali, ehm hanno stipulato il contratto con il venditore, devono rivolgersi a quest'ultimo, non potendo porre a fondamento della pretesa relativa ai parcheggi alcun contratto (o altro titolo idoneo) intercorso con i proprietari - originari e attuali dell'area asservita, ancorchè questi ultimi siano stati costruttori del piano terra dell'edificio” (Cass. 25 maggio 2012 n. 8353).

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