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Immobili concessi in comodato a figli e genitori. «Maglie strette» per le agevolazioni IMU eTASI

Immobili concessi in comodato a figli e genitori. «Maglie strette» per le agevolazioni IMU eTASI

Agevolazione a favore dei contribuenti che concedono l'unità immobiliare in comodato d'uso a figli o genitori

Il Ministero dell'economia, in risposta ad un recente question time, è tornato sull'agevolazione introdotta dalla Legge di Stabilità per il 2016 a favore dei contribuenti che concedono l'unità immobiliare in comodato d'uso a figli o genitori. Il MEF ha annunciato che è allo studio la predisposizione di un documento di prassi che chiarirà le problematiche applicative di tale agevolazione.

Il 21 gennaio il Ministero dell'economia, durante un question time in Commissione finanze della Camera, ha fornito la risposta all'interrogazione n. 5-07445 riguardante le agevolazioni introdotte dall'ultima Legge di Stabilità (legge n. 208/2015) a favore dei contribuenti che concedono una unità immobiliare in comodato d'uso a figli o genitori.

Come noto, il comma 10 dell'art. 1, della citata Legge di stabilità ha modificato il comma 3, dell'art. 13, del D.L. n. 201/2011 prevedendo, a partire dal 1° gennaio di quest'anno, una riduzione della base imponibile dell'IMU e, dunque, anche della TASI, nella misura del 50%, per le unità immobiliari che ove non considerate di pregio (cioè non rientranti nelle categorie A/1, A/8 ed A/9) siano concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta (entro il primo grado), vale a dire a figli o genitori.

=> Abitazioni all'estero e riduzione delle tasse

I “paletti” imposti dal legislatore per la fruibilità del beneficio, oltre alla tipologia di immobile concesso in comodato, sono la registrazione del contratto e il possesso di un solo immobile in Italia del proprietario concedente, il quale deve essere residente anagraficamente nello Stato e deve dimorare abitualmente nel Comune ove è ubicato l'immobile concesso ai parenti in linea retta di primo grado.

Il beneficio fiscale si applica anche qualora il comodante disponga di un altro immobile destinato alla sua abitazione principale nello stesso Comune ove è ubicato quello concesso in comodato.

=> Pagamento Tasi tra proprietari ed inquilini

La disposizione di favore, quindi, non può interessare chi possiede ulteriori immobili, anche ove abbiano una destinazione non abitativa ovvero, qualora la abbiano, siano possedute pro quota (come nel caso frequente di immobili ricevuti per successione).

Altra ipotesi in cui sembrerebbe che la disposizione agevolativa non possa trovare concreta applicazione è il possesso di un secondo garage non rientrante nelle pertinenze dell'abitazione principale, il possesso di piccole quote di particelle di un terreno, di una cantina, oppure una quota, seppur ridotta, dei locali eventualmente anche ad uso abitativo destinati a servizi di portineria.

La questione non appare di poco momento e, a nostro avviso, non sembrerebbe agevolmente superabile con un semplice documento di prassi del Dicastero competente annunciato nel question time.

Ciò perché la Legge di Stabilità 2016, riserva l'abbattimento del 50% dell'imponibile IMU/TASI alla circostanza che non siano posseduti altri <<immobili>> oltre a quello dato in comodato a genitori e figli e quello adibito ad abitazione principale propria.

La formulazione della norma, quindi, non sembrerebbe lasciar spazio a nessuna interpretazione estensiva di favore contenuta nei documenti di prassi annunciati.

Detta disposizione agevolativa IMU-TASI, sul cui concreto appeal, quindi, si rimane perplessi soprattutto con riferimento all'ambito soggettivo di applicazione, ha già sollevato dubbi interpretativi sottoposti all'attenzione del Ministero.

Infatti, nel question time gli Onorevoli interpellanti hanno chiesto al Governo “al fine di dare maggiore certezza ai contribuenti e ai comuni, per la presentazione del bilancio di previsione, se non ritenga opportuno emanare uno o più decreti attuativi volti a codificare la procedura per l'applicazione delle citate agevolazioni fiscali in materia di tassazione immobiliare, con particolare riferimento agli immobili concessi in comodato d'uso a figli o genitori, fornendo i necessari chiarimenti anche in relazione alle situazioni di dubbia interpretazione normativa…riguardanti la natura degli immobili e la decorrenza dell'agevolazione”.

Nel question time il MEF ha risposto che è allo studio la predisposizione di un documento di prassi, da parte del competente Dicastero, che chiarirà proprio le problematiche applicative al riguardo aggiungendo, per quanto riguarda l'emanazione di decreti attuativi di codificazione della procedura di applicazione delle nuove agevolazioni fiscali sugli immobili concessi in comodato ai parenti di primo grado in linea retta, che ai sensi dell'art. 13, comma 12 ter, del D.L. n. 201/2011, comunque i soggetti passivi sono tenuti a presentare la dichiarazione “entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell'imposta”.

Ne consegue, secondo il MEF, che il contribuente dovrà adempiere il proprio obbligo dichiarativo relativo all'annualità in corso entro il 30 giugno 2017 “attestando il possesso dei suddetti requisiti nel modello di dichiarazione di cui all'art. 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23”.

Spetterà all'Amministrazione finanziaria valutare l'opportunità di una eventuale modifica dei modelli dichiarativi: se quindi approntare un nuovo modello di dichiarazione, valido ai fini IMU/TASI, oppure continuare ad utilizzare quello di cui al D.M. 30 ottobre 2012.

In quest'ultimo caso dovrà essere “spuntato” il campo 15 (esenzione) riportando nelle relative annotazioni che l'immobile è in possesso dei requisiti di cui alla lettera b), comma 2, dell'art. 13, del D.L. n. 201/2011 citato.

=> Cooperative edilizie ed agevolazioni fiscali

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Francesco
Francesco mercoledì 27 gennaio 2016 alle ore 16:58

Non riesco a capire perché chi possiede un solo appartamento su tutto il territorio nazionale e che per motivi di lavoro risiede altrove, ma non nel Comune ove è ubicato l'immobile, PERCHÉ DEVE PAGARE L'IMU COME SECONDA CASA.LO RITENGO UNO SCHIFO E VERO FURTO AL CITTADINO.

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