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Il corridoio cieco, che collega gli abbaini di proprietà esclusiva, deve considerarsi parte comune?

Il corridoio cieco, che collega gli abbaini di proprietà esclusiva, deve considerarsi parte comune?

Il corridoio cieco all'ultimo piano di un edificio condominiale è bene comune?

Il corridoio cieco, che collega gli abbaini di proprietà esclusiva, deve considerarsi parte comune?

Il corridoio cieco all'ultimo piano di un edificio condominiale è bene comune anche se dà accesso ai soli abbaini di proprietà esclusiva di un condomino. Questo è quanto stabilito da una recente sentenza della Corte di Cassazione

Alcuni condomini chiamano in giudizio la proprietaria di un appartamento all'ultimo piano del loro stabile, chiedendo che venga accertata la comproprietà in capo agli attori del corridoio posto al sesto piano dell'edificio nonché condanna della convenuta al rilascio di tale bene ed alla rimessione in pristino nonché al risarcimento dei danni.

La convenuta si costituisce sostenendo che il corridoio era comune solo ad alcune unità immobiliari, mentre per la restante parte rientrava nella sua proprietà esclusiva dato che aveva acquistato nel 1993 gli abbaini che collegava lo stesso corridoio.

In primo grado il Tribunale respinge la richiesta degli attori, che impugnano tale decisione dinanzi alla Corte d'appello. La Corte d'appello, riformando la sentenza di primo grado, stabiliva che il corridoio in questione apparteneva al condominio e condannava la convenuta alla riduzione in pristino dei luoghi.

La convenuta, che nel giudizio di primo grado rivendicava la proprietà esclusiva del corridoio, impugna la sentenza della Corte d'appello ricorrendo in Cassazione, sostenendo che la corte di merito aveva ingiustamente disatteso le conclusioni peritali dal quale era emerso che il corridoio in questione, essendo cieco, non serviva alle unità immobiliari diverse da quelle di proprietà della convenuta, e non aveva tenuto conto dello stato dei luoghi descritto dalla medesima relazione peritale.

La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della sentenza di secondo grado osservando, in modo dettagliato, che “negli atti di trasferimento attraverso i quali la ricorrente era divenuta proprietaria dei locali siti al sesto piano in sopralzo non figurava il corridoio…. il quale era sempre stato espressamente qualificato come corridoio comune”.

=> Il corridoio rimane comune anche se il piano sottotetto viene acquistato da un unico proprietario

Inoltre la sentenza ha evidenziato che il regolamento condominiale elencava in modo specifico le parti comuni dell'edificio fra le quali rientrava espressamente anche tale corridoio; lo stesso regolamento, è doveroso precisare, era stato espressamente accettato dai singoli acquirenti degli appartamenti facenti parte dello stabile condominiale, fra i quali figurava anche il dante causa della ricorrente. (in merito all'interpretazione delle clausole del regolamento condominiale si segnalano le seguenti pronunce di legittimità: Cass., 31.7.2009, n. 17893; Cass. 23.1.2007 n. 1406; Cass. 14.7.2000 n. 9355; Cass. 28.10.1995 n. 11278).

Oltre a condividere il criterio interpretativo del regolamento condominiale utilizzato dalla sentenza di secondo grado, la Cassazione ha puntualizzato che le ragioni che portano ad escludere la proprietà esclusiva in capo alla ricorrente del corridoio cieco, la Corte d'appello aveva valutato anche gli atti di trasferimento attraverso i quali la ricorrente aveva acquistato gli abbaini e nel testo degli stessi non figurava mai il corridoio oggetto di contesa.

Osserva la Cassazione, a tal proposito, che nel testo di tali atti di trasferimento il corridoio cieco in questione era stato sempre considerato comune.

Dunque secondo gli Ermellini la sentenza impugnata aveva utilizzato due criteri per stabilire se il corridoio in questione apparteneva o meno alla ricorrente e cioè:

-Quello che emergeva dall'art. 2 del Regolamento condominiale che stabiliva espressamente la natura comune dei corridoi e dei pianerottoli di accesso ai sotterranei ed ai sottotetti;

-Nonché le risultanze degli atti di trasferimento degli immobili acquistati dalla ricorrente, dall'esame dei quali il corridoio in questione non figurava mai fra le pertinenze dell'immobile oggetto di trasferimento.

Per tali ragioni la Cassazione ha respinto il ricorso della condannandola alle spese.

Scarica Corte di Cassazione dell'8.1.2016 n. 138

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