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Il condominio non può eccepire l'incompetenza del giudice di pace solamente nel giudizio d'appello

Il condominio non può eccepire l'incompetenza del giudice di pace solamente nel giudizio d'appello anche se in primo grado è rimasto contumace

 

Il condominio citato in giudizio da un comproprietario davanti al giudice di pace per sentire dichiarata l’illegittimità di una deliberazione adottata dall’assemblea non può, se resta contumace pur avendo ricevuto correttamente la notifica, eccepire l’incompetenza del giudice adito solamente e per la prima volta nel corso del giudizio d’appello. Questa, in estrema sintesi, la conclusione cui è giunta la Cassazione nella sentenza n. 13318 del 26 luglio 2012.
 
Il quadro generale di riferimento
 
L’art. 38 del codice di procedura civile recita:
 
L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio sono eccepite, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata. L’eccezione di incompetenza per territorio si ha per non proposta se non contiene l’indicazione del giudice che la parte ritiene competente.
 
Fuori dei casi previsti dall’articolo 28, quando le parti costituite aderiscono all’indicazione del giudice competente per territorio, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo.
 
L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio nei casi previsti dall’articolo 28 sono rilevate d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’articolo 183.
 
Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e, quando sia reso necessario dall’eccezione del convenuto o dal rilievo del giudice, assunte sommarie informazioni.

 
L’art. 28 più volte citato riguarda le cause con foro stabilito dalle parti.
 
Nel caso di specie un condomino aveva citato in giudizio il condominio davanti al giudice di pace.
 
La causa in questo grado di giudizio aveva visto la compagine restare contumace. L’esito del giudizio era negativo per il condominio che provvedeva innanzi al Tribunale, in funzione di giudice dell’appello, a impugnare la sentenza di primo grado. Tra le altre cose la compagine eccepiva l’incompetenza per valore e chiedeva l’annullamento della sentenza con remissione della causa al giudice competente, vale a dire il Tribunale. Il Tribunale accoglieva questa istanza e stabiliva che anche il giudizio di primo grado si sarebbe dovuto tenere dinanzi ad esso. Da qui il ricorso per Cassazione della condomina. Essa, in sostanza, diceva: ma come? Non solo il condominio è rimasto contumace per tutto il primo grado, perdendo le facoltà di proporre eccezioni connesse alle decadenze processuali ed alla fine gli si concede anche di proporle per la prima volta in appello? La condomina, s’è capito, non era per nulla d’accordo con i giudici di secondo grado. La Cassazione le ha dato ragione. A dire degli ermellini, infatti, poiché la notifica dell’atto di citazione, in primo grado, era stata regolare, il condominio, restando contumace, aveva perduto il diritto di sollevare le eccezioni d’incompetenza che possono essere sollevate solamente nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 28 c.p.c.
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