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Cosa rischia l'amministratore se apre un conto corrente a proprio nome ?

Cosa rischia l'amministratore se apre un conto corrente a proprio nome ?

Ecco cosa succede se l'amministratore apre il conto a suo nome e non mette a disposizione la copia della rendicontazione periodica.

Rischa la revoca giudiziale l'amministratore condominiale che apre il conto corrente a proprio nome e che omette di mettere a disposizione dei condomini la copia della rendicontazione periodica
Alcuni condomini hanno instaurato avanti al Tribunale di Mantova una procedura di revoca giudiziale dell'amministratore condominiale ex art. 1129 c.c. e art. 64 disp. att. c.c.sostenendo che lo stesso:

-avrebbe aperto il conto corrente sul quale dovevano confluire i movimenti in entrata ed uscita del condominio a proprio nome, anziché a nome del condominio come invece imposto dal novellato art. 1129, comma 7, c.c.; il tutto mettendo di mettere a disposizione dei condomini ricorrenti copia della rendicontazione periodica del conto corrente;

-avrebbe generato,mediante la condotta di cui sopra, la possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio ed il patrimonio personale dell'amministratore, e tanto in violazione del novellato art. 1129, comma 12, n. 4 c.c.

L'amministratore condominiale si è costituito in giudizio limitandosi ad affermare di aver sempre fedelmente amministrato il condominio.

Il Tribunale di Mantova con provvedimento pubblicato il 13.10.2015, ritenuta comprovata la sussistenza di plurime irregolarità commesse dal resistente, disponeva la revoca dell'amministratore.

In proposito, il Tribunale ha precisato che la condotta dell'amministratore che non ha provveduto ad aprire un conto corrente intestato al condominio, costituisce grave irregolarità ai sensi dell'art. 1129, comma 12, n. 3 c.c.

Il Collegio Giudicante, infatti,non ha ritenuto fondata la giustificazione addotta dal resistente, ovverosia di essersi comportato in tal modo al fine di poter usufruire sul conto corrente aperto a proprio nome di un affidamento, con cui far fronte ai pagamenti di spettanza del condominio anche in assenza di fondi sufficienti, posto che spesso capitava che alcuni condomini non versassero puntualmente le rate condominiali.

Il Tribunale sul punto ha precisato che: "… elementari esigenze di trasparenza imponevano, già prima della espressa previsione introdotta con la riforma (del condominio, n.d.r.), di tenere ben distinto il patrimonio del condominio da quello dell'amministratore, anche per salvaguardare i diritti di terzi soggetti creditori del condominio, i quali avrebbero evidentemente potuto far valere le proprie ragioni di credito in modo agevole solo rispetto a somme formalmente intestate al condominio e non anche rispetto a somme confluite su conto corrente intestato a terzo soggetto".

Del resto, la mancata apertura di un conto corrente separato rispetto al patrimonio personale dell'amministratore costituiva, già anteriormente all'entrata in vigore della Legge n. 220 del 11/12/2012 "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici", un'irregolarità gestionale di gravità tale da comportare la revoca dell'amministratore.

La Giurisprudenza sia di merito che di legittimità precisava, infatti, che l'amministratore è tenuto a far affluire i versamenti delle quote condominiali su un apposito e separato conto corrente intestato al condominio, per evitare confusioni e sovrapposizioni tra il patrimonio del condominio ed il suo personale od eventualmente di quello di altri differenti condominii da lui amministrati.

Tanto risponde ad una esigenza di trasparenza e di informazione, cosicché ciascun condomino possa costantemente verificare la destinazione dei propri esborsi e la chiarezza e facile comprensibilità dell'intera gestione condominiale.(vedasi Cass. Civ. n.7162/2012; Tribunale di Salerno Sez. I del 3.5.2011, Tribunale di Monza del 18.1.2006; Tribunale di Torino del 3.5.2000; Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 17.7.1997; Tribunale di Milano del 15.12.1995 e Tribunale di Milano del 29.9.1993).

Inoltre il Tribunale ha ritenuto che costituisca grave irregolarità che giustifica la revoca giudiziale dell'amministratore la circostanza che quest'ultimo non abbia messo a disposizione dei condomini richiedenti la documentazione relativa ai movimenti del conto corrente, " …tenuto conto del fatto che l'amministratore - come è noto - è comune mandatario di tutti i condomini e, in tale veste, è tenuto ad un obbligo di totale trasparenza nei confronti di tutti i condomini" e "tenuto conto anche del fatto che il diritto dei condomini di ottenere, su loro richiesta, la rendicontazione periodica del conto corrente è espressamente prevista dal legislatore (art.1129, c.7 c.c.)".

Si ringraziano, per aver fornito il testo del provvedimento, l'Avv. Enzo Cesare Monacelli del l'Avv. Federica Tonolli del Foro di Mantova.

=>Amministratore condominiale in regime di prorogatio. Può essere disposta la revoca giudiziale?

Scarica Tribunale di Mantova del 13.10.2015

Cerca: revoca amministratore irregolarità

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Ferdinando
Ferdinando martedì 16 febbraio 2016 alle ore 14:39

Sarebbe più corretto che il legislatore, modifichi la legge antidemocratica, che da solo all'amministratore, l'accesso al c.c. condominiale, che poi potrà concedere al condomino che lo richiede. Personalmente non ci sono riuscito per tre anni, in questo caso, come tanti altri che vi interpellano. E' la legge che deve togliere questa protezione alla "CASTA" essendo il conto corrente condominiale, di proprietà del condomino con altri, (non dell'amministratore) deve dare l'accesso direttamente la banca al condomino proprietario, senza l'approvazione dell'amministratore.

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